Racconti di provoloni rattusi

Sovente è tipico che una giovane donzella spensierata venga disturbata in malo modo mentre passeggia per le strade del suo paese, in attesa dell’autobus, in fila al supermercato, di ritorno da una corsa, ecce cc … da un provolone rattuso o, se proprio è (s)fortunata, da un triviale gruppo di caciotte e caciocavalli.

Molti li chiamano complimenti, qualche altr* le identifica come bravate giovanili, ma quando il provolone rattuso è invecchiato di anta anni, che diciamo? Che è giovane dentro?

Identifichiamo questo losco figuro: dicasi rattuso, nel nord Italia lumacone, quella persona che si avvicina viscidamente alle ragazze e le corteggia in modo più o meno sfrontato, senza lesinare squallide battutine allusive e qualche palpatina qua e là.

Di rattusi, ahimè, è pieno il mondo.  Non esiste luogo dove potersi sentire al sicuro da questi loschi individui!

Talvolta, nel momento in cui capita di sentire storie di molestie di vario genere, si sprecano i commenti che indicano come colpevole della molestia la donna stessa in quanto quest’ultima, magari sudata come un bue muschiato nel Guatemala, ha in qualche modo fomentato il suo disturbatore con il suo atteggiamento, abbigliamento o con un qualcosa di fantomatico che riesce a vedere solo il suo molestatore e\o accusator*.

f2c8ccc416e92ec374f12d64b31bd5daPer quanto la gente si sgoli a dire che non è una minigonna a rendere le donne vittime di violenza o a dipingerle come personaggi dalla dubbia moralità. Vi è sempre il moralizzatore o la moralizzatrice ( a volte, ahimè, la sorellanza non è così solida) di turno pront* a sfoderare l’indice inquisitore giudicando a spada tratta chiunque mostri qualche centimetro di coscia in più. Può capitare infatti, che mentre sei in metropolitana, ti si avvicini un tizio e  si senta in diritto di riprenderti per il tuo abbigliamento. E’ quello che accade in Inghilterra ad un giovane donna, anche se la vicenda ha avuto un finale del tutto inaspettato. Un’anziana signora si è mossa in difesa della ragazza apostrofando in malo modo il sapientone moralista:

“La ragazza può indossare o non indossare proprio il cazzo che le pare, e anche se andasse nuda con un cartello puntato sulla vagina, e il cartello dicesse TUTTA LA CITTÀ È INVITATA nemmeno allora sarebbero affaracci suoi, e ora vada affan***o dalla sua annoiata moglie!” 

Non è la prima volta che tratto questo argomento ma mi rendo conto di come ancora tant* si fermino a giudicare una situazione all’apparenza. La vittima di molestie, stupri e chissà cos’altro di terribile, prima di diventare una vittima con diritto, deve sincerarsi di essere vestita secondo gli standard morali della pudicizia. Banditi perciò minigonne, shorts, tacchi alti, piercing, scollature, ecce cc. Pena la gogna pubblica del “se l’è cercata”.

Il buon tempone capita, infatti non sto qui a lamentarmi dell’idiota che, mentre tornavo a casa sudata dopo un tentativo fallito di corsa, accostò la macchina, gridò, fece il verso della scimmia e scappò via come se avesse appena derubato  un supermercato. Questi tizi, alla fine, ti strappano anche un sorriso. E non voglio neanche tirare in ballo quei ragazzi che tentano un approccio lecito, che non preveda fischi, commenti squallidi e via dicendo,  nei confronti di una donna e che si defilano con garbo nel momento in cui capiscono che determinate attenzioni non sono gradite. Giusto per ricordarlo: No, vuol dire no! Non è un modo per fare le difficili o per ricercare complimenti.

Io voglio parlare di quelle persone che infastidiscono, che ti fanno sentire a disagio con il loro sguardo, che ti costringono ad abbandonare un locale per degli atteggiamenti non graditi, che ti spaventano. Desidero sdoganare un po’ questa idea di donna che con “dolo” vuole accalappiarsi commenti luridi, fischi, suonate di clacson e quant’altro e lo vorrei fare continuando a raccontare quello che spesso e volentieri mi accade.

8c3ae87902b7f0fb3025e588b06246c4Negli anni mi sono ritrovata a vivere diverse situazioni, a sentire gente fare svariati commenti sul mio culo e su quello che desideravano farci, a guardare disgustata l’arzillo vecchietto che si sollazzava guardando le studentesse che aspettavano l’autobus, ad evitare la mano del re rattuso che cercava di cadere improvvisamente sul mio sedere all’interno di un autobus,  a camminare velocemente perché era tardi e a quell’ora una ragazza non dovrebbe stare per strada da sola:

Qualche volta, non lo nascondo, ho riso di gusto del rattuso. Mi è capitato di essere fischiata da un tizio attempato e di vederlo cadere rovinosamente a terra perché la sua “ars fischiatoria” lo aveva distolto dal gradino che aveva mancato con il piede. O di guardare con disgusto il gruppo di caciotte e caciocavalli che, liberi dalle proprie mogli e figli, vanno nei bar a infastidire con i loro sguardi simili a una body scan le ragazze che fanno i fatti propri.  Ma non sempre è stato così, e  purtroppo sono capitate delle situazioni che mi hanno fatto cambiare abitudini e fatto diventare molto più diffidente.

La prima volta in cui un estraneo mi diede fastidio con i suoi commenti ero piccola, timida, molto riservata e incapace di sapermi difendere in un qualunque modo. Stavo tornando da scuola e improvvisamente un ragazzo distolse i miei pensieri gridandomi un: “sei bellissima”. Qualcuno, come già capitato, potrà accusarmi di ingigantire la situazione, in fondo un “sei bellissima” è un apprezzamento banale. Peccato che io all’epoca frequentassi le scuole elementari e il tizio in questione avesse superato da tanti anni la maggiore età. Ricordo che lo fissai rapidamente e abbassai lo sguardo procedendo per la mia strada. Io non lo conoscevo, perché mai avrei dovuto rispondergli? Che ero bellissima me lo dicevano sempre i miei nonni, la signora che abitava vicino casa mia, la mia maestra. Ricordai il mantra che mia madre mi ripeteva quasi come una preghiera mattutina  “non si da mai retta agli sconosciuti” e lo superai ignorandolo. Il tipo si infastidì. Si bloccò dietro di me e mi disse con rabbia: “ti ho fatto un complimento, rispondimi!”. Mi misi a correre e arrivai a casa sconvolta.

Qualche anno fa, andai al supermercato, era l’ora di punta e io, studentella fuori sede, facevo la spesa. Notai un tizio accanto a me che mi stava decisamente troppo vicino ma, inizialmente, non ci badai. Capita gente che pur di afferrare un prodotto da uno scaffale si lancia a pesce fregandosene di chi sta intorno. La cosa iniziò  a farsi fastidiosa e a preoccuparmi quando vidi che lo stesso individuo era presente in tutti i reparti in cui mi recavo. Non mi guardava, apparentemente studiava i prodotti sugli scaffali, ma non acquistava nulla. Il mio carrello dopo mezzora era pieno, lui neanche lo aveva preso. Alla cassa lo ritrovai in fila dietro di me con un pacco di caramelle in mano. Preoccupata, ci misi più del doppio nel riempire le mie buste speranzosa di non rivederlo più ma quando uscii lui era nel parcheggio impegnato in una telefonata che si premurò di chiudere quando mi vide. Spaventata, non feci la strada di casa e mi recai in un vicino bar dove lavorava un’amica e le raccontai tutto nell’attesa che mi venissero a prendere dei miei amici con la macchina. Tanto lui non aveva fretta, era difronte il bar con il telefono all’orecchio e il suo pacchetto di caramelle in mano. Per fortuna non lo vidi più.

b52fc1ea81c221507536aafb47194ff9Ci tengo a precisare che, per gusti personali, non amo vestire con abiti succinti, scollature e minigonne. Scrivo ciò non perché voglio passare per la brava ragazza, sinceramente mi infastidisce che venga giudica la mia “bravura” dalla gonna che porto, ma per tutti i moralizzatori e le moralizzatrici del “se l’è cercata” a causa del vestiario.  Ogni volta che sono stata infastidita avevo vestiti che dai più vengono considerati “normali” e “leciti”. Quindi? Come la mettiamo?

Potrei raccontare mille altri episodi caratterizzati dallo stesso modus operandi. Episodi che spesso vengono minimizzati, sottovalutati e considerati come delle cose “naturali”, in fondo l’uomo è predatore  e le donne sono tutte troie che si vestono con abiti succinti perché non vedono l’ora e il momento di essere importunate…(?) ed è davvero assurdo sapere che c’è gente che pensa realmente ciò.

5a86a0049299697b3ac34730622707c9Tempo fa ero con un mio conoscente,  passò una ragazza con indosso degli shorts e non tardò ad arrivare il commento: “ Poi si lamentano se le violentano”.  Rimasi un po’ sbigottita: “Perché fanno questi commenti proprio con me?Perché? ” e, armata di buona volontà femminista, cercai di far notare come la sua  affermazione fosse assurda.  “Sai– dissi quasi con compassione-  un paio di shorts non rappresentano un consenso o una richiesta di attenzioni, non siamo nel cenozoico, l’uomo oggi dovrebbe riuscire a controllare i propri istinti, in fondo siamo dotati di raziocinio, o ti reputi una bestia?“.  Il tipo mi fissò, probabilmente aveva appena scoperto un mondo nuovo, ma, pur di non darmi ragione,  replicò: “Ma se si vestono in quel modo sicuramente vogliono essere guardate“.  Con un sorriso sarcastico chiusi la discussione dicendo: ” Magari le fa caldo? Quando tu gironzoli a  dorso nudo lo fai per essere apprezzato?  E comunque, se ti  da fastidio il suo vestiario, puoi anche non guardarla. In fondo la malizia sta negli occhi di guarda e quella ragazza non ti ha chiesto  di essere ammirata e apprezzata.” Proseguimmo la discussione parlando del caldo asfissiante di quei giorni.

Purtroppo tipi (e tipe) che pensano cose simili sono più numerosi dei rattusi; spesso, ahimè,  ci si dimentica che una donna può vestirsi e truccarsi come meglio crede per puro gusto personale, per necessità, per comodità o boh!  Non si ricerca sempre e solo l’approvazione dell’altro sesso. E con questo non voglio mettere in dubbio che molte ragazze indossino determinati abiti anche per mettersi in mostra, ma ciò non giustifica una violenza o una molestia.

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Molte volte, nel momento in cui non si risponde a un commento, capita di essere etichettate come delle troie; commento che non cambia anche quando si risponde ad una molestia. E se una persona si sente così offesa da rispondere in malo modo ad una cosa che dovrebbe essere nata per “scherzo”; la goliardia e l’innocente bravata giovanili, dove sono? Il rifiuto non è contemplato, probabilmente dovremmo sentirci onorate di essere state prese in considerazione da un “maschio alpha”. Forse non stiamo dando il giusto peso alle cose?

Non dando la giusta importanza a episodi simili a quelli raccontati e continuando a dare giudizi affrettati volti a colpevolizzare la vittima, si vanno a radicare ancora di più dei comportamenti dannosi per le donne. Una cultura dello stupro: 

« (…) un complesso di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne. Questo accade in una società dove la violenza è vista come sexy e la sessualità come violenta. In una cultura dello stupro, le donne percepiscono un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti sessuali alle molestie fisiche fino allo stupro stesso. Una cultura dello stupro condona come “normale” il terrorismo fisico ed emotivo contro donne. Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne assumono che la violenza sessuale sia “un fatto della vita”, inevitabile come la morte o le tasse. »

Siori e siore della giuria, l’unica “colpa” che si ha è l’essere donna in una società profondamente maschilista e patriarcale, altrimenti davvero non riesco a spiegarmi perché la colpevole di una molestia è sempre la donna. Gli ultimi fatti di cronaca legati alle vicende di Colonia, non lasciano presagire cambiamenti: quasi 100 donne sono state molestate durante la notte di capodanno e la sindaca, Henriette Rekker, ha pensato di risolvere la situazione stilando un codice antistupro che verrà messo online dal comune . Ancora una volta le vittime diventano le carnefici di loro stesse a causa del fantomatico e discusso abbigliamento o perché camminano in strada da sole.  Non sarebbe più saggio, corretto e giusto indicare come responsabili di quanto accaduto chi ha compiuto le molestie e chi non è riuscito a garantire la sicurezza delle donne?

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Non ditemi come mi devo vestire! Dite loro di non stuprare!

Non ho ancora letto il codice  ma non mi meraviglierei se ci trovassi scritto di rimanere chiuse dentro casa e indossare un burqua.

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