La bistrattata autorevolezza femminile

Sono convinta che al giorno d’oggi fare dei complimenti non sia per niente semplice. E’ un’arte difficile e complessa per la quale dovrebbero tenere dei corsi di educazione all’approccio. Tutto ciò al fine di riuscire a passeggiare per strada senza trovare un provolone che ti urli dietro: “se io avrei una fidanzata come la signorina me la bomberei tutto il giorno” o che si arrabbi perché non hai risposto sorridendo alle sue oscenità-complimento; o evitare spiacevoli imbarazzi durante la cena di natale o mentre si discute di tematiche considerate, da qualcuno, maschili.

Proporrei dei test di ingresso, al fine di capire il livello dei\delle candidati\e. Per alcuni atteggiamenti, quali fischi, commenti volgari ad alta voce, sguardi “secsi” dotati di body scanner ecc ecc…, indicherei dei master di alta formazione.  Ad altri\e invece, farei seguire dei corsi di aggiornamento in quanto hanno solo bisogno di uscire fuori da determinate costruzioni sociali stereotipate e iniziare a vedere le donne al di fuori dei soliti ruoli imposti. Per molti, infatti, è alquanto improbabile pensarle capaci di discutere di politica; vederle appassionate, chessò, di videogiochi; essere in grado di praticare degli sport ritenuti maschili; avere una laurea diversa da lettere e filosofia, scienze della comunicazione o psicologia (che poi… il motivo per il quale tant* identificano queste materie come femminili, resta un mistero); saperle sindache o capaci di essere astronaute, ingegnere, giornaliste e chi più ne ha più ne metta.

Il sessismo, in alcuni dei casi sopra citati, esce fuori sotto forma di “complimento” ma anche di dubbio e\o perplessità o peggio ancora di “meraviglia”. Il tuo interlocutore\interlocutrice, nel momento in cui viene a conoscenza delle tue “passioni-ma anche mansioni, lavoro…-maschili”, ti guarda con aria stupita, meravigliandosi di ciò che fai.

Ed ecco così arrivare le odiose frasette che ti fanno capire che la persona che hai davanti ha una pessima opinione di te: “Non ti immaginavo così!”; “Mi meraviglia sapere che ti interessi di …. a scelta: calcio, politica, videogiochi, motori ecc ecc”; “una donna ingegnere?(o qualsiasi altro lavoro considerato maschile)” o ancora:” ti piacciono i videogiochi? allora sei da sposare!”; “Fai arti marziali? Sei una donna con le palle!”.

Tralasciando il fatto che le donne hanno un bellissimo utero e non vogliono palle o altri pendenti maschili, la cosa che davvero mi lascia perplessa e a tratti disgustata, è che tutti sperano che tu vada in visibilio solo nel momento in cui scopri uno smalto semi-permanente che non rovini le unghie; inconsapevoli del fatto che, sperando di trovare finalmente questo sacro graal e nonostante tu sia un essere vagina-munita, ti interessi anche di altro. Non ci si aspetta che una donna sia in grado di fare determinate cose, e chi le fa, oltre a suscitare stupore, viene guardata con diffidenza, considerata un’incapace; e prima che le vengano riconosciute le proprie capacità, è costretta a:

  • Guadagnarsi il rispetto di donna che fa un qualcosa che viene ritenuta essere prerogativa maschile;
  • Far capire di essere una persona autorevole;
  • Dimostrare continuamente le proprie competenze.

A tale proposito mi viene in mente un esperimento fatto dall’ Fnsi, federazione nazionale della stampa italiana. Al fine di combattere le discriminazioni che le giornaliste sono costrette a subire ogni giorno, ha cercato di dimostrare la differenza di trattamento tra un reporter e una reporter. Una giornalista si traveste da uomo, va nelle strade e cerca di intervistare i\le passanti\e. Sono in tanti a fermarsi e a rispondere alle sue domande. La stessa cosa però non avviene nel momento in cui indossa i suoi panni di giornalista donna: la gente a malapena le dà retta, le rispondono camminando facendo denotare fretta, non la guardano in faccia, non ascoltano le sue parole. La domanda è sempre sullo stesso tema: le pari opportunità tra generi, e nonostante ciò le risposte sono diametralmente opposte se a farle è un giornalista uomo. Il video fa parte della campagna #IoNonStoZitta.

Sempre sulla stessa tematica, è  interessante una campagna di Pubblicità Progresso a favore della parità di genere:

Dopo aver guardato entrambi i video, le domande sorgono spontanee: Perché questa differenza di trattamento? Perché un uomo risulta essere più autorevole di una donna?

Probabilmente a causa del contesto socio-culturale nel quale viviamo: la donna, spesso, viene rappresentata come un abbellimento, la madre dolce e premurosa, l’amante focosa. Le cose serie le fanno gli uomini, le donne al massimo possono scimmiottarli ma senza arrivare agli stessi risultati.

E’ possibile estendere questo discorsi a vari ambiti. Politicamente parlando, quando si parla di una ministra, interessa più sapere più il colore del suo tailleur che quello che fa; o pensiamo alla velina o alla valletta: rappresentano degli oggetti che devono allietare la vista del pubblico con i loro mini abitini all’interno di una trasmissione che, ne 90% dei casi, è condotta da un uomo.

Sofia Kovalevskaja
Sofia Kovalevskaja

Ma abbiamo anche un sacco di altri esempi che dimostrano come l’autorevolezza femminile nei secoli è sempre stata bistrattata in qualunque campo. Lise Meitner  ha dovuto preparare la maturità privatamente poiché alle donne erano preclusi sia il liceo che l’università e in seguito, non le furono riconosciute le sue scoperte perdendo così un nobel che le spettava di diritto. Sofia Kovalevskaja oltre ad essere una matematica dalle incredibili doti, lottò aspramente per l’emancipazione femminile.  Rifiutò sempre di vestirsi da uomo per poter frequentare le conferenze all’università, perché la sua era una battaglia per tutte le donne per il diritto allo studio.  E, se non vogliamo tornare tanto indietro nel passato, basta che pensiamo a Samantha Cristoforetti e alle polemiche che il suo viaggio nello spazio ha creato (trovate gli articoli qui e qui). La notizia della sua partenza non è stata messa nella prima pagina di nessun giornale e, nei svariati social, gli utenti si sono lasciati andare con commenti maschilisti e sessisti.

Insomma, anche quando la bravura e le infinite capacità vengono dimostrate dai fatti, le donne vengono considerate esseri inferiori.

Oggi, nel 2017,  siamo costrette ancora ancora a sorbirci gli sguardi diffidenti di chi non crede in noi in quanto vagina- munite o i commenti di chi è convinto di farci un complimento ma in realtà ci scarica addosso quintali di sessismo spicciolo senza darci l’opportunità di difenderci. Poiché si sa: se rispondi male diventi in automatico una scostumata, acida, zitella, frigida e bla bla bla.

Probabilmente bisognerebbe iniziare a redarguire lo zio impiccione, il cassiere splendido, la parrucchiera chiacchierona, ecc…ecc….. con una terapia d’urto: ogni elargizione di pillola sessista, sguardo diffidente o frasi dettate dallo stupore dovrebbe corrispondere a una secchiata d’acqua gelida, in modo da far associare la stronzata sessista ad una bella doccia fredda.

In alternativa, cara ragazza che leggi, se dovessi trovarti ad uscire per la prima volta con un ragazzo e, in un impeto di massima sincerità, raccontargli la tua smodata passione per ambiti considerati poco femminili e notare in lui la faccia sbigottita manco avessi confessato di frequentare bische clandestine, ricordati che devi improvvisamente tornare a casa perché hai dimenticato di cotonare il gatto.

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12 comments

  1. Diceva Karl Popper: “Nel nome della tolleranza, abbiamo il dovere di essere intolleranti verso l’intolleranza”. Non si tratta più di “redarguire”. È necessario “colpire” e “colpire” duro! Se uno/a è deficiente, bisogna avere il coraggio di dirglielo in faccia. “Fai l’ingegnere? Ma non è un mestiere da uomo?”. Digli la verità! Rispondigli sinceramente: “Ti rendi conto che stai parlando come un idiota?”. Scendono ancora più nel triviale? “Quant’è bona quella! Me la scoperei a sangue!”. Sii sincera. Rispondigli: “Lascia perdere. Quella è roba da uomini. Non è cosa per te. Accontentati di una cagna”. Basta con la troppa diplomazia. E questo vale per gli uomini, ma anche per le donne. Hai sentito i commenti di alcune donne, nel video? Un capo uomo ti dà maggiore sicurezza? Ma sparati! Comunque volevo farti sapere che, anche se in modo non tanto esacerbato come nell’universo femminile, anche tra maschietti, quella della procreazione è considerata un imperativo morale. Sapessi quante volte mi son sentito dire cazzate del tipo: “Non vuoi avere figli? Nooo! Ma allora che senso ha la tua vita?”. Mia moglie ed io facciamo parte della categoria di “mostri” che hanno deciso di non riprodursi. Però lasciami dire una cosa. E ti prego di credere che lo dico senza alcuno spirito di piaggeria. Non ti conosco personalmente, ma se proprio avessi dovuto avere una figlia, credo che tu saresti il meglio che si possa chiedere (Anche perchè ti vedo molto simile a mia moglie, a parte l’attitudine per la matematica!).

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    • Ciao Mario, grazie per il tuo commento e per la stima! 🙂

      Più che cagna (un termine che odio tantissimo, soprattutto ultimamente) io consigliere all’eventuale tipo in questione sedute solitarie.
      Io, quando mi trovo in situazioni simili, cerco di far notare la stupidaggine detta ricorrendo all’ironia…

      Per quanto riguarda la questione gravidanza, vorrei parlare in un prossimo articolo di quello che fai notare, perché è vero: sembra che l’unico scopo nella vita sia quello di procreare, e chi non lo fa è un mostro..

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  2. La lingua la crea il dominio, la lingua è sessista e costruisce i generi, stabilisce le gerarchie, dio, uomo, animali, donna. Va bene così era prima oggi ci siamo evoluti: dio, uomo, macchina, donna. 🙂
    In pratica il maschile comprende anche il femminile ed è positivo e il femminile è sempre un disvalore.
    Ora, la lingua è dinamica, cambia in continuazione e quindi si può cambiare e rendere meno sessista. Sopratutto in un paese come l’italia con continui neologismi ed espressioni anglosassoni. sopratutto queste ultime che fanno molto figo, e sono usate con naturalezza anche se uno non sa che cazzo vuol dire ma le usa correttamente e le mette al posto giusto.
    Ciononostante con tutta questa disposizione al cambiamento, di fronte al sessismo le persone sono conservatrici, e mostrano paura e diffidenza nei confronti del cambiamento della lingua. I cambiamenti linguistici sono percepiti come violenza o un qualcosa di contro-natura. Si sa l’italiani sono attaccati alle tradizioni, sopratutto quelle sessiste.
    http://www.treccani.it/lingua_italiana/speciali/femminile/Robustelli.html

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  3. Qualsiasi professione quando diventa prevalentemente femminile, perde di valore e di importanza, vedi il settore dell’educazione. ma anche antropologia e archeologia.
    Io sono entrata nel mondo del lavoro nel 1986, ( durante l’università ho fatto la cameriera, ma non lo considero un lavoro e nemmeno all’inps risulta. 😦 ) una ventina di donne e altrettanti uomini, i dirigenti erano tutti uomini. Per tutti gli anni 80 e 90 non ho ricordi o impressioni di un ambiente sessista. Il sessismo ha inizio negli anni 2000, con il nuovo millennio. Ci sono molte ragioni culturali e sociali, dal mio punto di vista uno dei motivi è dovuto al maggiore ingresso nel mercato del lavoro di donne qualificate e competenti in tutti i settori.

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  4. Bello il tuo articolo, complimenti. Eh si, purtroppo siamo relegate a stereotipi difficili da superare dopo secoli di dominio maschile. I maschi ci vedono sempre come oggetti sessuali e anche quelli più evoluti (!?) alla fine cadono in battute banali e fuori luogo…..Haimè riusciremo mai a farci rispettare veramente? Alle volte perdo la speranza……Continuiamo a combattere comunque, da grandi guerriere !!! L’8 marzo tutte in piazza!!!

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