Falli soffrire: Gli uomini preferiscono le stronze di Sherry Argov [Recensione]

Un po’ di tempo fa ho ricevuto in dono la guida definitiva per riuscire a tenermi un uomo: Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze di Sherry Argov.

Il libro è stato scritto dopo che la sua autrice ha fatto numerose interviste sull’argomento “stronze” ed è diventato un best seller. Pensate che su goodreads conta 30405 valutazioni, per un complessivo di 4 stelle su 5.

falli soffrire

Ho letto le prime trenta pagine, l’ho chiuso, l’ho riposto in un angolo sperduto della libreria e ho dimenticato di averlo. Poi, a distanza di mesi, è ritornato dal nulla. Mi guardava  con i suoi occhietti teneri: “leggimi, non si abbandonano i libri” e colpita dal senso di colpa mi sono fatta coraggio e ho ripreso la lettura.

Di cosa parla il libro?

Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze è un manuale che spiega, a noi donne, come dobbiamo comportarci con l’altro sesso per non essere lasciate e piangere mari di lacrime in preda alla disperazione. L’autrice stila una lista di ben cento regole, che chiama “le leggi del fascino”; e, attraverso degli esempi, tenta di farci capire cosa sia giusto fare e cosa, invece, sbagliato.

TramaPrima o poi è successo a tutte. Pomeriggi passati tra i fornelli a preparare fantastiche cenette per il nostro principe azzurro. Mesi di noiosissime partite in televisione, di giornate con gli occhi appiccicati al cellulare in attesa che chiami. Disponibili, carine, presenti. E lui cosa fa? Ci molla. Per una che al massimo sa cucinare popcorn, non si fa mai trovare, si concede una volta sì e tre no. Una “stronza”, in poche parole. E se fosse solo una che ha capito tutto? Una guida alle relazioni di coppia rivolta alle donne “troppo premurose”.

Le donne vengono divise in due grandi categorie: la brava ragazza e la stronza.

La prima è quella che si prodiga affinché l’uomo si senta appagato: è dolce, gentile, disponibile, premurosa e affettuosa, ma è anche quella che se ha un problema si lamenta, fa presente il suo disagio, mette il muso e cerca un dialogo.

La stronza, di contro, è definita come:

una donna che non sbatte la testa contro il muro perché è ossessionata dall’opinione di chicchessia, un uomo o chiunque altro nella sua vita. Capisce che chi non l’approva è solo una persona con le proprie opinioni; pertanto, non ha alcuna importanza. Non cerca di adeguarsi agli standard di nessun altro, solo ai propri. Per questa ragione si relazione agli uomini in modo diverso.

Durante la lettura però, scopriamo che quest’ultima è una figura molto ambigua: pensa a se stessa, non elemosina amore, non si lamenta se ha un problema, elogia il compagno solo per ottenere qualcosa, non chiede mai nulla, e soprattutto…rullo di tamburi…. non si fa mai vedere seduta sopra il cesso. La donna, secondo Sherry Argov, deve nascondere di essere vittima dei propri bisogni fisiologici.

Quale ruolo deve incarnare una donna per essere rispettata? Quello della stronza, ovviamente. Questo termine viene usato con un’accezione positiva: non indica una persona cattiva, bensì la donna che non deve chiedere mai, quella che tutte sperano di diventare.

Lo scopo del libro non è malvagio, nasce per infondere autostima e batte su determinati comportamenti che tutte dovrebbero avere: raccomanda di essere indipendenti, sia emotivamente che economicamente; di non abbandonare le proprie passioni; di non mettere da parte le amicizie. Però poi si perde nel momento in cui spiega i motivi: mantenere sulle spine il proprio fidanzato\compagno\marito per non essere lasciate.

Avete capito bene: NON ESSERE LASCIATE.

L’obiettivo quindi si sposta: non è più quello di costruire delle donne forti, ma di renderle capaci di tenersi un uomo. Essere amate, cercate, venerate e cambiare, ma non per se stesse… per un’altra persona.

E da qui in avanti, vi avverto, partono le critiche.

La prima nota dolete, non è solo l’incoerenza tra quelli che sono gli obiettivi di questo libro e quello che veramente consiglia di fare. No. Quella che più mi ha colpito è che l’uomo viene considerato alla stregua di un idiota: descritto come un essere poco incline al dialogo, incapace di affrontare un problema di coppia; uno stupidotto che si educa privandolo delle abitudini e della sicurezza che un rapporto di coppia spesso comporta; un fedifrago pronto a scappare dietro la prima donna che gli fa gli occhi dolci e che non risponde al telefono.

Pagina dopo pagina, ci vengono propinate le strategie da utilizzare per far rimanere questo tipo di uomo sulle spine, ecco degli esempi: siete distanti per lavoro e lui ti chiama tutte le sere allo stesso orario? Non  rispondere o digli che hai da fare. Non chiedergli di sistemare la maniglia della porta, fallo fare al tuo vicino di casa così si sentirà invaso e si darà da fare (sperando che non inizi a fare pipì negli angoli per segnare il territorio). Hai un problema con lui? Non lamentarti, gli uomini odiano le parole e non ti ascoltano… spera che gli appaia la Madonna in sogno e che gli dica cosa ti infastidisce del suo comportamento.

L’uomo del quale parla Sherry, è un bambino viziato e capriccioso, che si fa trattare come un giocattolo.  Probabilmente in giro ci sono anche soggetti del genere, ma abbiamo davvero bisogno di utilizzare delle strategie per tenerci delle persone pronte a scappare? è giusto snaturare il nostro essere applicando delle regole comportamentali? Immaginatevi la mattina, appena sveglie, state componendo il solito messaggio del buongiorno, ma pochi istanti prima di premere invio, sulla vostra spalla compare Sherry: “Fatti desiderare, fallo stare sulle spine, se ti vuole sentire il messaggio te lo manda lui, potrebbe lasciarti per la sua collega che la mattina a lavoro neanche lo saluta… rispetta la strategia!“.
Secondo me, all’uomo descritto da Sherry, dovremmo augurargli in bocca al lupo e ringraziare la stronza che ce lo ha levato dalle ovaie: GRAZIE STRONZA!

Tutte le regole dettate, alla fine, non vanno a far altro che compiacere in qualche modo l’uomo e i suoi bisogni. Tutta l’emancipazione millantata, il rispetto che dobbiamo a noi stesse e bla bla…sono concetti tirati in ballo solo per far credere di avere fra le mani una specie di manuale sull’autodeterminazione. Se lui si annoia del rapporto che ha con noi è nostro dovere cercare di alimentare la fiamma della passione sforzandoci di indossare gli abiti della stronza, eliminando attenzioni e cure perché “bisogna farli soffrire”, a loro piace. Insomma, i doveri sono sempre e solo i nostri e poco importa se comportano un cambiamento radicale della nostra persona.

Forse sarò antiquata e démodé, ma preferisco non trattenere un compagno pronto a sostituirmi per un messaggino di troppo. Voglio vivere una relazione dove posso essere libera, senza dover seguire degli schemi; in cui posso essere padrona dei miei spazi e delle mie passioni e soprattutto spero di avere accanto una persona da rispettare (e che mi rispetti) e non un “bambino” capriccioso da educare.

In realtà, non viene insegnato l’amore e il rispetto verso stessi, fondamentali per qualunque tipo di relazione. Se così fosse, l’obiettivo di questo libro sarebbe ben diverso. Viene instillata l’idea che dobbiamo avere per forza un uomo al nostro fianco e, se non fa quello che vorremmo, adoperarci per farlo cambiare. E Convincere una donna a emanciparsi a discapito dell’altro sesso, rientra nella sfera del sessismo.

Avrei preferito una guida di due pagine con su scritto: “Se scappa fra le braccia di un’altra, probabilmente è lì che vuole stare. Ricorda che sei fantastica così come sei. Amati e rispetta te stessa. Non devi cambiare nessuno e non hai bisogno di alcuna strategia per mantenere un compagno con te.” 

Lo consiglio?

Beh, sì. Se non volete sconvolgere la vita del vostro fidanzato\compagno\marito ammettendo che anche le donne fanno la cacca, potete acquistare questo fantastico manuale e chiudervi in bagno con la scusa di andare a leggere un buon libro…

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