Storia di una violenza psicologica: come sono uscita da un incubo

Non tutti i tipi di violenza lasciano segni, alcune ti annientano l’anima distruggendoti lentamente. Sto parlando di violenza psicologica della quale spesso si è vittime inconsapevoli.

Cos’è la violenza psicologica?

Un clima di disapprovazione continua dove qualsiasi atteggiamento o comportamento viene ritenuto sbagliato, inadatto. E questo non è tanto perché, come chi perpetra violenza psicologica vorrebbe far credere, è un comportamento ad essere preso di mira, ma è invece presa di mira la persona in quanto tale, in ogni cosa che fa ed in cui manifesti la propria individualità e la propria identità. Non a caso la violenza psicologica, silenziosa ed invisibile ma non per questo meno devastante di quella fisica, viene esercitata sulle donne per lo più in famiglia o nella coppia, da un padre, un marito o un fidanzato che, in questo modo, ribadisce il proprio dominio e la propria superiorità.

Parole, gesti, toni allusivi, offese velate o esplicite che possono umiliare, distruggere lentamente ma in profondità, senza sporcarsi le mani.

Nella coppia la violenza psicologica è spesso negata e banalizzata. Si tende troppo spesso a considerare la donna complice dell’aggressore perché non riesce, non sa o non vuole ribellarsi, ma questo è esattamente il risultato della violenza esercitata. La vittima di violenza psicologica è paralizzata, confusa, sente il dolore, la sofferenza emotiva, ma non riconosce l’aggressione subita. E la cosa più terribile è proprio quando questo atteggiamento viene attuato da una persona cara, che si ama o si è amata profondamente e verso la quale ci si è aperti e con fiducia.

La violenza psicologica è un processo di distruzione costituito da manovre ostili che possono essere esplicite o nascoste. La svalutazione di tutto ciò che una persona fa o pensa, a cui è interessata o in cui crede. Oppure la limitazione della libertà di movimento, come impedire alla donna di uscire da sola magari adducendo motivi circa la pericolosità dei luoghi, degli orari, o trasformando la rinuncia come prova d’amore o di fedeltà.

O ancora la limitazione della libertà economica, mettendo la persona in condizione di dover chiedere per far fronte ad ogni esigenza personale e famigliare.

Ma possono essere anche manovre più nascoste come il sarcasmo, la derisione continua, il disprezzo, espresso anche in pubblico con nomignoli o appellativi offensivi, mettendo costantemente in dubbio la capacità di giudizio o di decisione.

Tutto questo protratto nel tempo fino a destabilizzare una persona e distruggerla senza che chi le sta intorno se ne accorga e possa quindi intervenire.  […]

Il problema relativo alla violenza psicologica, infatti, è relativo al riconoscimento di essa, alla consapevolezza di esservi sottoposti.

La difficoltà per molte donne è legata al dover ammettere a se stesse di amare o aver amato qualcuno da cui, invece, ci si deve difendere; al dover abbandonare l’ideale di amore romantico per cui il fidanzato o il marito che offende o denigra, con il nostro amore, cambierà. Occorre rinunciare all’ideale di tolleranza femminile e spesso, molto spesso, è difficile arrivare da sole e senza aiuto a riconoscere di essere state sottoposte ad aggressioni psicologiche. Occorre chiedere aiuto, occorre essere aiutati da esperti.

Fonte: qui

Vi propongo di seguito la storia di una nostra lettrice, arrivata qualche giorno fa per email,  relativa a questo argomento e che mi ha spinto ad affrontare questo tema molto importante:

Spesso quando si parla di donne maltrattate dal proprio compagno, marito o fidanzato viene spontaneo dire:  “Perché non lo ha lasciato? Perché non è andata via? Perché ha sopportato?”

Chi pensa queste cose non lo biasimo, anche io prima di trovarmi nella  situazione che sto per raccontarvi mi sono sempre detta: “ se mi urla contro o mi alza le mani addosso lo pianto in asso e vado via subito!”.

Sono passati  5 anni da quando ho avuto la forza di decidere di amare me stessa e dire addio ad una persona che amavo follemente ed è stata una delle cose più difficili che abbia mai potuto fare.

Ci conoscemmo durante il periodo universitario, lui era prossimo alla laurea, io più piccola frequentavo il secondo anno. Fu amore a prima vista, travolgente e passionale. Lui era dolce, premuroso e molto affettuoso durante i primi periodi di frequentazione.

Fiori, cene a lume di candela, dolci parole sospirate nel buio della notte, promesse di una vita insieme.

I problemi iniziarono a sorgere dopo un periodo  nel quale  fummo costretti a stare lontani per motivi di studio. Quello che amabilmente definivo  “principe azzurro” cambiò radicalmente mostrandomi la sua indole violenta. Niente più rose rosse ma solo male parole e sproloqui nel momento in cui non  mi comportavo in base ai suoi dettami e non facevo  quello che lui riteneva corretto. Non potevo avere amici e amiche, ogni volta che uscivo con loro mi ritrovavo litigata con lui e il 99% delle volte i nostri litigi finivano con lui che mi sbraitava contro, chiudeva tutti i telefoni sentenziando la fine della nostra relazione. Puntualmente però dopo qualche giorno ritornavamo insieme e io ero felice di averlo riconquistato anche se lentamente stavo distruggendo me stessa assoggettandomi a lui, cercando (anche se con difficoltà) di fare quello che (secondo lui) era “giusto” per me, per noi.

Ogni volta che mi gridava contro, ogni volta che mi strattonava, ogni volta che mi offendeva , ogni volta che mi lasciava perché non  rispecchiavo i suoi canoni intellettuali colpevolizzavo me stessa e  il senso di inadeguatezza che mi aveva fatto nascere dentro era destavate. Io, per lui, non ero all’altezza. Lui voleva la ragazza perfetta -ovviamente in base alle sue aspettative- e io non lo ero. Ero solo un bel  trofeo da mostrare ai suoi amici. Ero il suo oggetto, la sua bambola, la ragazza completamente innamorata di lui che si faceva calpestare come uno straccio sporco.

Con il tempo mi sono resa conto che la cosa più grave che  feci fu il giustificare sempre tutto, mi ripetevo per auto convincermi “è un periodo, passerà” e non c’è nulla di più sbagliato che qualcun* possa fare in una situazione simile. La persona violenta non cambierà mai se la sua indole è quella.  

Era nervoso e insoddisfatto per via del lavoro, guadagnava bene per essere un neo-laureato, ma voleva di più. Voleva andare via dal nostro paese, voleva vedere la sua carriera decollare. Iniziò a mandare curriculum, senza curarsi di dirmi nulla e quando lo scoprì non l’ostacolai, volevo solo vederlo star bene.  Lui invece scatenava la sua rabbia causata dalle non risposte su di me sempre di più.

Io nel frattempo ero diventata una pezza, mi ero allontanata da tutti i miei amici, piangevo sempre,avevo continui attacchi di panico che addebitavo erroneamente  all’ansia dovuta dagli ultimi esami universitari e mi dedicavo completamente a lui nel vano tentativo di essere apprezzata e di avere la sua approvazione. Brillavo di luce riflessa e abbandonai tutti i miei amici e tutti i miei hobby, secondo lui facevo cose inutili e anche io mi ero convinta di ciò a furia di sentirlo ripetere e di litigare per il fatto che andavo in palestra. Non so perché lo feci, all’epoca ritenevo che assecondarlo in attesa che il periodo di nervi passasse, fosse la cosa migliore da fare per salvare e salvaguardare il nostro rapporto.

Lui si arrabbiava sempre con me, ero io la colpevole di tutto, mi aveva fatto convincere di ciò.

Le cose degenerarono nel momento in cui trovò lavoro fuori, lui accettò  e così mi ritrovai sola nel giro di una settimana e ad un passo dalla mia laurea. Mi sentivo completamente spaesata e sola, lui andò via da un giorno all’altro proponendomi di seguirlo a patto di abbandonare i miei studi,la mia famiglia, di sposarlo e dedicarmi completamente al nostro futuro, secondo lui erano queste le cose giuste da fare e io avrei dovuto obbedire riconoscente di quello che mi stava offrendo. “Tanto basta che lavoro io”- ripeteva sempre- “Come fai ad avere dei figli se vuoi fare carriera anche tu? Devi abbandonare questa strada”. Fu lì che suonarono i primi campanelli d’allarme e che iniziai a dubitare della nostra storia. Come potevo  buttare i sacrifici dei miei genitori non concludendo i miei studi? Come potevo accettare l’idea di non avere un lavoro che potesse rendermi indipendente da lui? Ma soprattutto, come potevo mettere da parte le mie aspettative e i miei sogni di realizzazione personale? NO, non potevo!

Trovarmi in una città nuova, sola, lontana da tutti con lui che sapeva garantirmi solo instabilità e urla. Fu così che forte del fatto di non doverlo guardare negli occhi nel momento in cui mi urlava contro, presi un po’ di coraggio e iniziai a non farmi andare giù le cose che mi obbligava.

Sola e con la promessa di un matrimonio imminente continuavamo a litigare furiosamente , non riusciva ad accettare che il suo burattino stava iniziando a staccare i fili e tutta la situazione era ingigantita dalla distanza che intercorreva fra di noi. Un giorno litigammo ferocemente a causa della scoperta di alcune mail contenti foto che si scambiava con ragazze conosciute in chat. Ovviamente era come sempre colpa mia che avevo frainteso il tutto: “che male c’era a scambiare foto con donne distanti chilometri?” peccato che queste erano leggermente poco vestite!

Iniziai a stufarmi sempre di più di lui, delle sue grida e soprattutto di quello che ero diventata io: un tappeto vecchio e calpestato, una piagnona che aveva perso il sonno e che saltava dalla sedia verso il balcone ogni qualvolta sentiva il rumore di una moto speranzosa che fosse la sua venuto a sorpresa per fare pace.

Trovai la forza di ritornare ad essere la donna forte che ero sempre stata prima di conoscerlo, decisi di non richiamarlo dopo l’ennesimo telefono sbattuto in faccia e questa volta fu lui che dopo due  giorni mi chiamò, inizialmente irritato per non essermi fatta sentire. Purtroppo  come al solito ci ricascai e mi sentii in colpa nel momento in cui si dichiarò dispiaciuto,non riuscivo a resistere al suo dispiacere causato ovviamente da me, ma ormai la macchina dell’ amor proprio si era messa in moto.

Volevo disperatamente allontanarmi da lui, ma la condizione psicologica della quale ero vittima non mi faceva smettere di desiderarlo. Non potevo perderlo.  Un giorno scoprii, per mia fortuna, particolari che non mi aveva raccontato della sua nuova vita e che mi convinsero finalmente a metterci un punto.

Quelle sensazioni di vuoto che mi attanagliavano il cuore e l’anima, dovevano abbandonarmi. Me lo ero imposto. Una storia fatta di bugie, pianti, male parole e strattoni dove io ero succube e pronta ad addossarmi tutte le colpe anche quando non ne avevo, non poteva andare avanti.

La nostra storia finì con un telefonata, gli urlai disperata ed esasperata “Non ce la faccio più a stare così,  per me è finita”. Lui rideva di gusto e io riagganciai decisa. Fu in quel momento che mi sentii libera. Non ero mai riuscita a pronunciare parole del genere, era sempre lui che minacciava il nostro rapporto con frasi così. Mi sentivo forte, stavo bene!

Mi chiese di vederci dopo un mese circa, rifiutai. Qualche suo amico cercò di contattarmi per fare da tramite ma riuscii ad essere distaccata e fredda rifiutando ogni tentativo di riappacificazione con lui.

Gli attacchi di panico passarono, ritornai a sorridere e a non avere l’incubo del telefono che squillava.

La mia fu una storia durata due anni, anni nei quali mi ero completamente persa. Imparai, a mie spese, ad amare me stessa e a non giustificare più comportamenti violenti da parte di nessuno.

Ancora oggi mi chiedo come abbia fatto a cadere in una situazione simile e nonostante sia passato tanto tempo non riesco a darmi una spiegazione. So solo che a distanza di anni questa storia mi ha cambiato profondamente. Attualmente mi sono laureata, lavoricchio nell’attesa di un lavoro più idoneo alle mie competenze. Ho un sacco di amici che mi vogliono bene e che non abbandonerò di nuovo.

Lui, nonostante sia fidanzato, ogni tanto ricompare per sapere della mia vita, ma tutto quello che trova è una porta sigillata della quale ho buttato la chiave.

Inoltre un po’ di tempo fa ho avuto la sfortuna di incontrare una persona che poteva essere un suo degno sostituto, ma mi sono bastate tre uscite per capire come era realmente e  per metterlo alla porta e dirgli che avevamo modi di pensare e vivere le cose in modo diverso, la storiella della donna che deve stare a casa a cucinare e a badare alla prole non potevo tollerarla nuovamente.

Amare me stessa è diventato il mio mantra.

Io ho scelto me stessa.

Una persona violenta non cambierà mai, non pensate di farla diventare diversa, LASCIATELA!

Non giustificate atti di violenza, non diventate succubi di chi vi fa sentire inferiore!

Non fatevi incatenare dai sensi di colpa.

Perciò la prossima volta che sentite la storia di una donna vittima  di violenza (fisica ma soprattutto psicologica) da parte del proprio compagno, non dite: “ma perché non lo ha lasciato”, fareste un enorme sbaglio!

29 comments

  1. Quanta verità e quanta sofferenza c’è dietro queste parole… un’altro aspetto della violenza psicologica, è che conduce all’alcolismo.. e i comportamenti degli abusatori sono sempre li stessi.. minano l’autostima della vittima, la isolano, da tutto e da tutti.. e la mettono in condizione di essere totalmente dipendente da lui.. la vittima non si rende conto della violenza che subisce, al contrario si colpevolizza.. per motivi che non stò a raccontare sono stata in contatto con donne che avevano grossi problemi con l’alcol, donne di diverse età, e condizioni sociali, ma tutte con le stesse storie.. identiche a quelle della coraggiosa e fortunata lettrice.. ritengo fortunata, perchè lui era distante… e la distanza le ha permesso di ragionare..

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  2. Credo che questo racconto pari pari sia trasferibile a molti tipi di rapporto, non solo di coppia. Mi fa soprattutto piacere che questa ragazza abbia rifiutato l’ultimo invito “chiarificatore” perché l’esperienza (e gli esperti) confermano che è spesso l’occasione più pericolosa, quella dove il persecutore respinto cerca di vendicarsi.

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  3. io ancora ci lotto con i fantasmi e i problemi concreti che mi ha lasciato…sono andata via quando la disperazione mi ha fatto dire “meglio morta ma non voglio più vivere così”…sono sopravvissuta da sola, da sola pago i debiti che mi ha lasciato anche se ora sono senza lavoro e mi sembra di impazzire in certi momenti quando mi chiedo perché dopo le umiliazioni, le violenze verbali e psicologiche debba anche subire economicamente colpe che non ho…ho lavorato per mantenermi e per pagare i suoi debiti intestati purtroppo a me. A chi giudica dico sempre di non farlo perché solo vivendolo capisci. Ci sono giorni in cui mi dico brava per esserne uscita, altri in cui penso che una vita così non ne vale la pena. La vergogna a volte è forte, mai quanto la paura.

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  4. io sono stata stuprata psicologicamente in internet da un uomo che mi ha scatenato contro donne facendo loro credere che fosse innamorato di me e non era vero. loro ci hanno creduto e semplicemente mi hanno rovinata per sempre, da dietro uno schermo in perfetto anonimato. risultato: non ho più autostima ne’ rispetto di me, ho tentato il suicidio, sono tuttora autolesionista e ho subito anche il reparto psichiatrico: io, sono stata messa in manicomio, non loro. le donne sono le migliori compagne di stupro di un uomo e sanno stuprare un’altra donna in modo più perfido ma non meno letale.

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  5. La tua storia è uguale alla mia. Io ho avuto il coraggio di lasciarlo dopo 7 anni e poco prima del matrimonio. È successo da poco, quindi puoi immaginare come stia. Spero di riuscire a rialzarmi e tornare ad essere quella che ero prima d’incontrare quell’essere, anche se il colpo subìto è immenso.

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  6. la mia storia e uguale alla tua. sono 40anni che siamo sposati e subisco da quasi venti . negli ultimi 9anni subisco solo umiliazioni offese mi sminuisce tutto mi ritiene non adatta.per.lui non sono in grado di intendere ne volere. sono stanca voglio andare via . ma dove?a questa eta?

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    • Cara Tonia, mia madre vive una situazione drammatica di schiavitù e umiliazioni e la pensa, purtroppo, come te. io, invece, sono convinta che ci si possa rifare una vita, magari cercando una persona con gli stessi tuoi problemi o facendosi aiutare da qualcuno. Credimi, è molto più pericoloso un uomo di quanto non lo sia il mondo, da questo ci si può difendere da un uomo è molto più difficile, almeno, affinchè si vive sotto lo stesso tetto. Anche se hai 50 o 60 anni, non importa, ci si può mettere in gioco lo stesso, si può combattere lo stesso, la dignità e la libertà hanno lo stesso valore e le difficoltà si possono superare. Se sei riuscita ad affrontare questa atroce sofferenza, riuscirai, di certo, ad affrontare la vita da sola, senza quel mostro che, credendosi superiore a te, pensa di poterti trattare come un oggetto insignificante. Questi esseri dannosi, educati al maschilismo, ignoranti e viscidi, devono vivere e morire da soli, non meritano nè una donna nè una famiglia…Fatti coraggio e riprenditi la tua vita, la tua libertà e la tua dignità. Vedrai come sarà più bella la vita. Sabrina P.

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  7. Storia simile la mia. Durata 2 anni. Ogni volta si scusava poi ci ricadeva. Ed ogni volta era sempre peggio. L’ho denunciato. Le autorità lo hanno messo fuori da casa mia. E’ successo da pochi mesi. La legge non tutela un cazzo! E’ a piede libero! Deve solo rendere conto agli assistenti sociali; e solo per due miseri anni. Va detto che io sono il terzo caso nella sua fedina penale!!!! E chissà quanti altri, dove magari la vittima del momento non ha avuto il coraggio che abbiamo avuto ‘noi tre’.. Il pericolo è sempre imminente, lo dicono anche le autorità nonostante le diffide. Vivere continuando a guardarsi le spalle… non è più vita. Ho cercato di farmi forza, e sto andando avanti. Un giorno per volta. Grazie al cielo, questa storia non ha leso la mia autostima, Né ho mai pensato di avere io le colpe che ogni volta mi attribuiva. Ho capito fin dal primo episodio che era in lui il problema .. la malattia. ..ma la cosa peggiore, dalla quale devo ancora ‘salvarmi’ rimane in me.. una parte di me, nonostante tutto, prova ancora una sorta di sentimento nei suoi confronti (attaccamento?.. non saprei dire) .. la famosa sindrome di Stoccolma credo. Una parte di me, lo teme, ogni volta che solo lo vedo da lontano (vive nella mia città ora) provo una gran paura ed il pensiero di fare quel numero che mi è stato imposto (113 emergenza) mi sovviene ogni volta. Ma ogni volta non lo faccio. Sento di dipendere ancora dalla sua esistenza in qualche modo, pur non avendo più rapporto né contatti.. E questo non mi piace per niente! Ancora mi preoccupo di lui (col pensiero), ancora tento di giustificarlo con la gente che lo ingiuria pesantemente, asserendo che non è cattivo, ma solo malato.. IO VOGLIO USCIRNE DA QUESTO ATTACCAMENTO PSICOLOGICO CHE ANCORA MI PERMANE !!! Come devo fare?

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    • Ciao, grazie per la tua testimonianza. L’unico consiglio che posso darti è di parlarne con qualcuno che possa aiutarti ad uscire fuori da questa situazione. Non tenere tutto dentro…parlane! Ti faccio tanti in bocca al lupo. Un abbraccio!

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  8. La mia storia é uguale e purtroppo ancora adesso va avanti.
    Il mio sogno è che cambi e in fondo ci spero ancora. Vorrei avere una vita serena avendo i miei hobby, poter andare liberamente in qualsiasi posto e realizzare i miei sogni essendo ancora giovane.
    Ma sono ormai bloccata in tutto questo.
    Ci vuole coraggio, come ha avuto questa ragazza

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  9. Vivo una storia con un uomo possessivo da 4 anni. Lui tra l altro é sposato padre di due figli….dice di amarmi ma quando gli dico non voglio più fare l amante dice che per i figli non lascia la moglie. Nel frattempo mi ha costretto ad allontanarmi da tutte le mie amiche geloso persino quando esco con le mie sorelle. Lavoriamo insieme ed non posso rivolgere la parola a nessun collega sia esso uomo o donna…..ieri mi sono sentita male mentre lui non era presente al lavoro e quando glieli ho detto mi ha accusato di averli fatto a posta per attirare l attenzione dei colleghi presenti….ormai chiama solo per offendermi ed io non so cosa fare anche perché domani lo rivedrò….ho paura di lui perché in passato mi ha anche picchiata riempendomi di lividi….so che domani mi torturera con offese al lavoro ed io vorrei morire per non sopportare tutto questo…
    .

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  10. Sposata da 33 anni penso di subire le sue umiliazioni da almeno 25 anni. Tra l’altro lui ogni tanto beve e quando torna diventa cattivo irascibile. Col tempo ho imparato che quando succede devo stare zitta non dire nulla altrimenti i litigi che escono sono devastanti. Ti annientano. Lui non fa altro che darmi della coglionazza che valgo meno del due di picche che non valgo nulla. Mi spintona con la pancia. Mi viene vicino con la faccia addosso alla mia urlando. Dice che mi fa esaurire..tratta con disprezzo mia madre quando sta con noi 5 giorni a natale. E poi silenzi in casa. Mai una parola se non per rispondere male. Sbatte ogni cosa in casa…piatti bicchieri porte finestre ogni cosa va bene per sbatterla d far capire che lo fa apposta contro di me. Continua a ruttare ogni momento se ci sono io i casa proprio per disprezzo. Non esce mai con me se non per fare spesa. Beve e butta soldi a palate nel bere e nelle macchinette. Non pensa ai suoi figli da aiutare. Una vita fatta di solitudine. Quando esco per una puzza con le amiche dopo mesi subito succede qualcosa con lui e mi rinfaccia che io faccio quel cazxo che voglio e lui è segregato. Non è vivere questo. Non ho mai avuto il coraggio di lasciarlo solo per non far mancare nulla ai figli. E dove andavo sola? Certo lui non se ne va e renderebbe la vita impossibile ..
    Ho visto i miei figli piangere per le sue scene. Ho visto picchiare mio figlio perché mi ha difeso.
    A 54 anni sono stanca. Sola. Spenta.

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    • Cara Daniela, devi reagire, troavre la forza in te stessa per dire basta alla violenza. Per i figli, e te lo dico perchè lo vivo con i miei genitori questo scempio, è un errore gravissimo cercare di trascinare rapporti squallidi, fatti di violenza e abusi. Prendi i figli e vai via, per sempre. Chiama un centro antiviolenza o fatti aiutare da un parente, da un’amica.L’ultima cosa che devi fare e continuare a farti del male e pensare di rimanere con lui per i figli, loro te ne saranno grati. Io e i miei fratelli saremmo felici se mia madre finalmente decidesse di farla finita con una storia schifosa che le ha tolto tutto, figli compresi. La libertà e la libertà sono un bene troppo grande per poter rinunciare, riprenditeli!!! A qualsiasi età ci si può costruire una vita, provaci! Il maschilismo va combattuto con ogni mezzo, è una violenza che non si può nè tollerare nè giustificare. Scrivimi se hai bisogno, ti saprò aiutare.

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      • Sono un uomo 38 enne io vivo queste pressioni psicologiche con mia moglie ne ho parlato con la mia famiglia ed una vecchia amica lo e venuta a,sapere e mi ha trattato peggio mi minacciava di nn farmi vedere piu il bambino se andavo via e sotto attacchi di panico continui mi urlava e mi picchiava umiliandomi davanti a lui dicendogli che la mia amica era l amante che vive a km di distanza adesso vivo da solo se nn sono in casa penso alla mia vita ma per il bimbo vado tutte le sere e cerco anche con i miei parenti di giustificare i suoi comportamenti perche la amo

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  11. Non sono ancora arrivata a tanto…. Ma la vita è molto difficile anche se in modo subdolo. Non mi fa mancare i soldi e non controlla quanto spendo ma io e i nostri tre figli siamo succubi dei suoi umori. Qualche volta non si ricorda quello che fa e in piena notte mi sveglia per chiedermi cosa ha mangiato alla sera. Alterna alti e bassi nulla gli va bene. Si è convinto ad andare da uno psicologo e si è reso conto che ha un problema, non è fisicamente violento ma la situazione in famiglia non è serena…..vorrei solo un po di pace

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  12. Sperando di non essere fuori luogo essendo l’unico ragazzo presente nei commenti(se non ho visto male) vorrei dire anche io la mia per un confronto.

    Anzitutto, “bellissimo” articolo. Scritto molto bene, lascia poco all’immaginazione.

    In secondo luogo, “belli” anche i commenti. Uso le virgolette perché vengono chiaramente da persone in situazioni analoghe e quindi fragili, abusate psicologicamente e sofferenti ma che hanno il coraggio, anche se per alcuni sembrerà poco, di parlare dei loro problemi qui.
    Io una situazione simile non l’ho mai vissuta e posso solo lontanamente immaginare quel che si provi e quanto sia difficile uscirne(ho avuto comunque la mia dose di problemi apparentemente impossibili da sormontare) ma quel che volevo capire meglio è, appunto, il “perché non andarsene?”.

    Ovviamente chi ha figli ha dei legami e deve rendere conto ad essi delle proprie azioni, specie se piccoli, ma le altre, tipo l’autrice della storia? Attenzione che non è una domanda provocatoria ma pura curiosità. Lo chiedo perché l’articolo si apre proprio con questo incipit ma non viene poi spiegato il perché sia così difficile alzarsi e fare qualcosa. Non sto dicendo di non capirlo, dato che il mio problema è stato/è di depressione e anche in quel caso non è semplice rialzarsi, ma se mentre nel mio caso si è trattato di eventi che mi sono capitati tra capo e collo che mi hanno fatto ritrovare in una situazione simile, nel vostro come succede?

    Posso immaginare che sia una questione di tempo, di spazi violati sempre più ampi da parte del violento e che, nel frattempo, comunque si crei una dipendenza da quel legame e dall’affetto. Posso anche immaginare che ci sia sempre il pensiero “ma prima non era così!” che possa farvi cercare di riavere la persona che credevate di conoscere come buona e affettuosa(anche se un violento di norma non si rivela certo al primo appuntamento, quindi forse è il contrario), ma c’è qualcos’altro che vi porta ad accettare questi compromessi ed a ritrovarvi poi in una situazione in cui è così difficile uscirne?

    Ripeto che non sto certo provocando né lo sto chiedendo come a dire “ma perché non svegliarsi fuori prima?”, anzi, semplicemente vorrei saperne ancora di più. Io come amicizie mi tengo “pochi buoni” con cui parlo di tutto e che posso aiutare in qualche modo e tra questi mi è capitata una situazione analoga, anche se meno grave(magari solo perché fermata in tempo) e a detta della persona in questione ho aiutato non poco ad uscirne, ma ammetto di essermi sentito inadeguato in più di una chiacchierata anche perché più che parlare da amico col cuore non ho fatto. Certo, ha funzionato quindi bene così, ma da allora mi sono interessato di più all’argomento e vorrei capire meglio. Nel suo caso il ragazzo era davvero stupido nel senso che si è mostrato violento e manipolatore anzitempo quindi è stato più facile per lei, ma da sola non ce la stava comunque facendo e vorrei avere altre informazioni sul “come succede”.

    Lo chiedo anche perché più recentemente mi è capitato di conoscere un’altra persona con un problema simile anche se ho scoperto molto ma molto dopo che lo aveva. Nonostante inizialmente fosse molto aperta e si vedeva che si godeva le piccole cose quando stavamo insieme(da amici) dopo qualche mese ha cambiato completamente personalità iniziando a mostrarsi confusa, “chiusa” e continuando a sparire e non dire cosa faceva, piangendo spesso e dicendosi preoccupata di quello che alcune persone si aspettavano da lei. Oltretutto non era certo tenuta a dirmi cosa faceva, ma mentre prima mi aggiornava su WhatsApp praticamente in tempo reale dopo ha smesso e quando le chiedevo cosa fosse successo era palese che ci fosse qualche divieto “dall’alto”…e li ho capito.

    Purtroppo mi ha chiuso la porta in faccia e ho dovuto lasciarla al suo destino, nonostante fossimo semplicemente amici con prospettiva di qualcosa di più, ma sono molto preoccupato ed è stato questo a risvegliare in me la curiosità verso questo tipo di cose. Lei ormai è completamente succube di questa persona e purtroppo io non posso farci nulla, né voglio farlo per tutta una serie di motivi, ma nel caso dovesse capitare nuovamente una situazione simile con qualcuno vorrei capire di più e se possibile agire per evitare che un’altra persona cada vittima di queste relazioni possessive che, nonostante come ho detto non mi siano capitate personalmente, mi disgustano come poche cose al mondo per la cattiveria che ci mettono generalmente gli uomini spesso a danno di donne particolarmente sensibili che questi asini non si meritano nemmeno essendo totalmente incapaci di riconoscerne la delicatezza.

    Sperando di non aver scritto troppo e di non aver urtato la sensibilità di nessuna mi piacerebbe sentire la vostra sull’argomento in relazione ai miei dubbi, dato che certe cose si possono intuire ma se non si vivono sono comunque difficili da capire…ma io ci terrei.

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    • Ciao . Avevo 11 anni quando o perso entrambe i genitori …Avevo 12 anni quando sono stata rubata violentata e portata in un paese che non sapevo neanche che esistese non posso riferire tutto quello che ho passato ma penso che ci vuole poco ad immaginare a cosa servivano le bambine in Italia .😢 .con tutte le mie forze con tutte le mie paure sono riuscita ad allontanarmi da quel inferno perché avevo detto o la morte o la vita . Ce lo fatto ma le piage dentro il mio cuore non guariranno mai ..sono cresiuta in una comunità fin a 18 anni e avevo un lavoro .quando o conosciuto un ragazzo ci siamo innamorati lui sapeva tutto di me non le o mai detto bugie sul mio passato perché volevo che forse consapevole del passo che volesse fare .i suoi genitori non mi accettavano perché ero straniera .Ma piano piano mi hanno accettato e rispettato .lui per i primi 4 anni e stato un uomo da invidiare . E abbiamo deciso di aver un bambino .Non so cosa sia successo ma nella gravidanza più di andava avanti più diventava violento con le parole con le spinte .Ma poi faceva di tutto per farsi perdonare .O avuto anche un secondo bambino perché io in lui vedevo il mio futuro vedevo la mia felicità i miei figli vicino .Ma piu passavano i anni piu deventava maledettamente violento fin al punto che o tentato il suicidio perché ero tanto stanca .mi hanno detto con i bambini puoi avere una casa dal comune un lavoro dei aiuti non vivere in quel inferno perché anche i tuoi figli stanno male ma più male mi faceva quando lui alzava le mani davanti ai miei figli .O deciso di lasciarlo affidandomi ai aiuti del comune .e mia suoicera mi ha detto gli prendo io i bambini per 15 giorni così metti apposto tutto e poi te gli do mi fidavo molto di lei .Ma non potevo aspettarmi che mi avrebbero strappato i figli dalle mani .il comune senza i figli presente ha chiuso tutto io risultavo sola senza fissa dimora e senza lavoro e con le lacrime ai occhi sola in mezzo alla strada senza la mia famiglia e senza la famiglia con il mio convivente ..e passato 2 anni e o conosciuto uno del mio paese così dolce così buono mi capiva in tutto mi stava vicino mi aiutava mi rendeva felice ..anche se felice non lo ero dentro di me .e abbiamo iniziato ad uscire sempre di più e innamorarci. Prima che mi innamorasi e mi lasciasi andare le ho detto ti prego la verità se sei sposato lui mi disse di no .e io gli o raccontato la mia vita tutta perche prim o poi tutto salta fuori .lui mi disse io ti voglio bene ti amo e non m’interessa il tuo passato voglio guardare un futuro insieme perché voglio renderti felice perché hai sofferto troppo nella tua vita ..ok gli o detto ma voglio essere chiara .Non voglio correre non voglio figli per adesso voglio aspettare un po di anni .e lui mi diceva ok non ce nessuna fretta ma visto che tu hai già 2 possiamo prendere i tuoi figli .per me quella parola mi ha fatto riempire il cuore di gioia .anche se avevo molti dubbi dentro e me perché mi sembrava troppo bello per essere vero .e infatti avevo pienamente ragione .lui era sposato con una figlia .e io lo scoperto dopo 1mese che vivevo con lui .e non solo la notizia della moglie con la figlia ma anche la scoperta che lui mi aveva lasciata in cinta . Ero avvelenata maledettamente avvelenata . Per la moglie e la figlia mi ha detto io non la amo più a sono tanti anni che sto qua e non vado al mio paese voglio te e quello che aspetti .gli o detto mi dispiace non posso tenerlo non ce la faccio .Non lo avessi mai detto .Non lo avessi mai neanche pensato di dircelo .solo dio lo sa quanto mi ha picchiata che per 1 mese non potevo uscire di casa ero nera in faccia .lo dovuto tenere per forza non potevo fare nulla ero sola e con la pancia non sapevo in quale santo sperare perché mi faceva tente minaccie ero al 9 mesi di gravidanza quando mi scoppia un emmoraggia che me lo porta via dalle mani rischiando di non salvarmi neanche io .come hanno detto i medici che è un miracolo che tu sei viva .Ma io non volevo essere viva avrei preferito morire era così bello star in coma non si sentiva nessun dolore nessuna sensazione nessuna paura .solo una luce forte bianca che ti accecava i occhi .uscendo dal ospedale non riuscivo a riprendermi piangevo sempre non avevo forza di fare nulla l’unica cosa che pensavo era perche sono ancora qua …neanche dopo 3 mesi di nuovo in cinta ero senza parole le ho detto di tutti i colori più io parlavo più lui mi picchiava .poi io dicevo io tolgo e piu lui mi ammazava di botte .facendo il controllo i medici mi hanno certificato che essendo l’emoragia e l’operazione neanche tre mesi fa era impossibile tenerlo .e lui mi diceva sei tu che ce lo dici ai medici di aiutarti a coprirti per toglierlo .invece non era vero mi avevano appena fatto un parto cesareo neanche 3 mesi prima . Lo tolto ma sono caduta veramente in un tunel che non ne riesco uscire più . Sto maledettamente male ..sto ancora con lui e io lo amo i forse sono dipendente dal fatto che non o più il coraggio di fare un passo .Non lo so non riesco più capire nulla .lui mi tartassa voglio un figlio e io gli dico no perché non sto bene e se davvero mi ama mi deve accettare così .la sua famiglia ha 6 anni che non lo lascia mai in pace perché non mi vogliono vogliono che torni con la prima moglie .e io sono molto malata ma non fisicamente .Ma mentalmente .mi sono arresa .Non combato più non o più le forze non o più motivi non o nessuno .i miei figli non mi parlano più perché hanno saputo che o avuto un altro figlio quello che è venuto a mancare .

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      • Ciao Greta, grazie per aver risposto.

        Posso solo immaginare il dolore e la fatica nel raccontare la tua storia e nel rivivere quei momenti, quindi provo a dirti la mia. Innanzitutto quest’uomo ti sta chiaramente dimostrando che di te non gli importa, perché altrimenti non penserebbe continuamente ad un figlio e non dubiterebbe di te se te lo dicono i medici sapendo che la cosa potrebbe ucciderti. È difficile ma dovresti allontanarti.

        L’altra cosa che mi ha colpito del tuo racconto però è che dici non avere le forze per combattere e che non lo stai facendo: non sono d’accordo. Se sei qui a scrivere, a raccontarti, a descrivere nel dettaglio le tue sensazioni ed emozioni significa che dentro di te sai che quello che stai vivendo non va bene, che il figlio non puoi averlo e che una persona che te lo vuole imporre non sta pensando al tuo bene e che dopo tutto quello che hai passato non è probabilmente quella giusta per te.

        So che non è affatto semplice e tra il dire e il fare le cose ne passa, ma perché non scegli te stessa invece che questa persona e non ti stacchi per “respirare” un po’ e provare a stare bene con te per risolvere piano piano il problema dei figli(che se non ti vogliono più parlare per quel motivo comunque non ti meritano) e il resto?

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      • Comprendo e rispetto il tuo dolore. So che non è facile uscire da certe situazioni ma bisogna provarci, mai rasseganrsi a rimanere nelle mani di questi criminali. Cerca di pensare soltanto a te e a nessun altro. I figli, se sono intelligenti un giorno capiranno.Il consiglio che ti do è quello di non affidarti ad un altro uomo per risolvere i tuoi problemi, devi contare soltanto su te stessa e us quelle donne che potranno darti una mano. Scrivimi se hai bisogno di qualche consiglio: orizzonte_infinito@hotmail.it

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    • Grazie per aver commentato. Per fortuna in questo mondo ci sono anche uomini sensibili ed intelligenti, gli stessi che, a volte, purtroppo, subiscono emarginazione e critiche da questa società che vorrebbe l’uomo aggressivo e insensibile e la donna sottomessa e inerme. È necessario estirpare la mentalità maschilista, intervenendo sull’educazione in famiglia, a scuola e in tutte le realtà. Bisogna abbattere i ruoli che da secoli hanno caratterizzato la cultura, generando distanze, incomunicabilità e ostilità tra donna e uomo, che spesso degenerano in atti di violenza, abusi e crudeltà di ogni genere. Il cambiamento parte dalla nostra consapevolezza, dalla voglia di cambiare, riflettendo seriamente su di noi e sull’insegnamento che forniamo alle nuove generazioni. Bambole e pistole, stupidità e violenza o si scambiano o si eliminano. Basta con l’educazione in base al genere, è dannosissima…riflettiamo su questo!

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    • Ciao A^
      leggo solo ora il tuo commento, ma spero che leggerai la mia risposta anche se è passato del tempo.
      Mi ha colpito molto il tuo racconto riguardo alla seconda situazione che ti è capitata, e la tua sensibilità nell’interessarti a questa situazione è davvero ammirevole.
      Io ho avuto una storia analoga a quella di questa ragazza, almeno dalle cose che descrivi (divieti “dall’alto” di rispondere, e cose simili). Non era violento fisicamente, il mio ragazzo, ma lo era davvero molto psicologicamente. Sminuiva ogni cosa che facevo, ogni mio interesse, ogni mia aspirazione, compresa quella di andare all’università e avere poi un lavoro mio…! In particolare perché avevo intenzione di studiare Lettere (cosa che ho poi fatto) e per lui questo significava perdere tempo con dei “libricini” a discapito di cose importanti quali i soldi e la “famiglia”, intesa ovviamente nel senso più patriarcale e retrogrado del termine. Cose frivole come gli studi mi avrebbero distratta dal ruolo di “angelo del focolare” che lui si figurava per me. Pensa un po’ di cosa stiamo parlando.
      Detto questo (non mi dilungo oltre nella descrizione di come tentava di assoggettarmi psicologicamente, ma lo faceva in mille modi, compreso il divieto di uscire da sola con le amiche o di indossare minigonne), anche io mi sono chiesta a lungo cosa mi abbia trattenuta dal troncare prima la storia (ci sono stata per 6 anni), e la risposta è stata che è forte, fortissima, la paura di sbagliare, la paura della solitudine (dopo tanti anni con qualcuno accanto, bene o male che sia), la paura dell’ignoto. Ci vuole coraggio, e a volte quando si è giovani, immature, inesperte, si preferisce “rimandare”, si preferisce dire “ok, per ora tiro avanti così un altro po’, poi si vedrà” e quel “po’” diventa un tempo infinito, si dilata sempre di più.
      Io ho trovato il coraggio di lasciarlo, tra le altre cose, anche perché mi ero innamorata di un altro ragazzo. No, non è la storia a lieto fine del principe azzurro che ti salva dal bruto. Quest’altro ragazzo non ha mai ricambiato il mio sentimento ma non è questo il punto: il punto è che, vedendo lui, ho visto che c’era ALTRO. Non so se riesco a rendere l’idea. Lui ha rotto l’isolamento psicologico in cui mi trovavo. Mi ha fatto capire, anche indirettamente, che mi stavo accontentando, quando invece il mondo è pieno di gente diversa, di ragazzi con una mentalità diversa, come lo era lui, che avrebbero potuto rendermi davvero felice solo in quanto persone SANE, senza l’ossessione del possesso e del controllo che aveva il mio ragazzo. E così ho aperto gli occhi.
      E ho trovato il coraggio di andare avanti. Attenzione, il messaggio non è che se ne esce solo aggrappandosi a un altro: io e “l’altro” non siamo stati insieme nemmeno per un giorno, era una storia del tutto sbagliata pure quella, ma nell’ambito della *normalità* (solo amore non ricambiato, niente di patologico dunque).
      Quindi mi sento di dirti, qualora dovessi trovarti un’altra volta in una situazione simile, fai di tutto per ESSERCI, per far vedere alla persona maltrattata psicologicamente che un altro modo di vivere c’è, ed è possibile, ed è proprio lì davanti a lei. Aiutala a uscire dall’isolamento mentale in cui è, falle capire quanto è bello sentirsi considerata come una persona di pari livello, portala a bere una birra (perché molto probabilmente il suo uomo le vieta gli alcolici, non sono femminili), interessati ai suoi interessi, parlale dei tuoi. Lei capirà. Vedrà di nuovo. E non ce la farà più a vivere nel buio.
      Scusami se mi sono dilungata.
      Un abbraccio

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  13. Buongiorno, purtroppo temo che le violenze psicologiche siano meno tutelate di quelle fisiche anche se non c’è grandissima differenza… Io volevo chiedere un consiglio su chi posso contattare per essere aiutata. Nel mio caso il problema a é che mio marito è un apatico su tutti i fronti, senza spina dorsale e questo ha rovinato col tempo il nostro matrimonio, la mia salute e ora la nostra bambina😦 ma purtroplk al momento visto che avevamo preso impegni economici non posso separarmi in quanto x legge temo che graverebbero tutti su di me, nonostante siano stato presi verbalmente insieme… Questo mi ha portato ad una condiizone di prigionia e la coda che mi fa star male é il fatto che nostra figlia subisca questa situazione… Mentre i suoi coetanei trascorrono giormate serene nel we in particolare, lei se fosse x lui sarebbe aempre in casa.. E alla lunga il distacco che ci separa mi rende difficile organizzare qualcosa in cui sia incluso lui. Al tempo stesso la mia paura di separarmi sta nel fatto he lui debba badare a lei da solo quando non è in grado di badare a se stesso.. Facendo cose ache piuttosto gravi si addormenta alla gyida e quando glielo faccio notare mi risponde che anche il passeggero dormivao_O dimentica il gas acceso, non è in grado di far qualcosa se non gli viene detto di farla… Mi spaventa lasciarla in sue mabi e surante una discussine lui mi ha derto ke lui non è in grado di badare a lei al 100% e non lo sarà mai o_O…. Ci mi può tutelare..? E può tutelare soprattutto tto mia figlia..? Io sono giovane ho 34 anni, vogliobuscire da questa prigione e ricominciare a vivere.. Cercando magari di ricosteuire una nuova storia… ‘( scusate lo sfogo e grazie

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  14. Leggo il post di Daghene e rispondo poiché per tanti uomini che esercitano violenza sulle donne, trovarne uno che riconosca tale esercizio e voglia conoscerlo, mi pare sia cosa da non sottovalutare. Ti chiedi il perché ciò accada, ti domandi come una donna, magari sensibile, intelligente, piena di risorse possa arrivare al punto di divenire vittima avendo a propria disposizione tutti gli strumenti per evitarlo. Ebbene è proprio questo il motivo, l’avere forza ed intelligenza fa sentire una donna al sicuro e più si sente al riparo dai pericoli più abbassa le difese in ambito affettivo finendo con l’affidarsi a chi, da lì in poi, non farà che far leva sulla quella pur piccola crepa emotiva che ciascuno di noi si porta dentro. inizialmente può accadere che i piccoli rimproveri che ci vengono fatti dal compagno, marito o fidanzato che sia, vengano presi come segno di interesse; lui si interessa a me, con me si confronta e lo fa per crescere insieme, per divenire sempre più una “coppia”. Non ci si fa caso, o comunque si crede erroneamente che anche quello sia un sano confronto. Poco a poco i rimproveri si fanno più numerosi, più inspiegabili e svariati, ma ancora non li si riconosce come segno di violenza, ancora si è portate a pensare che siano frutto di un periodo particolarmente stressante, che siano dovuti a una passeggera crisi della coppia ed è così che inizia inevitabilmente il cammino che ci condurrà ad assecondare prima ed a sentirci responsabili poi. Dal senso di responsabilità al senso di colpa il passaggio è facile tanto quanto un battito di ciglia. la nostra personalità è oramai stata minata, avendo scambiato per amore ciò che amore non può essere, siamo già prede vulnerabili nelle mani di chi da lì in avanti non farà che ribadire quotidianamente la nostra inadeguatezza estendendo sempre più il raggio d’azione dei rimproveri, delle accuse, delle umiliazioni. si è passati dal “non approvo quella tua specifica scelta” al “non fai mai una scelta giusta” e ciò che ne discenderà sarà un vorticoso e silenzioso cammino verso il fondo. lo stillicidio quotidiano a trecentosessanta gradi su tutto ciò che siamo, pensiamo e facciamo è così subdolamente penetrante che arriva nel tempo, e nei casi più gravi, ad essere fatto da noi stesse su noi stesse anche in assenza fisica di quell’uomo che ha saputo minare e poi distruggere la nostra psiche. A lui basterà ribadire di tanto in tanto il proprio disprezzo nei nostri confronti poiché saremo già noi ad aver corretto ogni nostro pensiero in funzione del suo disgusto. Saremo tristi, svuotate dall’interno, insicure, ansiose, irriconoscibili a noi stesse e forsanche le amiche o i parenti cercassero di farcelo notare, noi in cuor nostro ci diremo che quella donna forte che credevamo di essere in realtà non è mai esistita e quell’uomo che ci rimprovera e denigra in fondo ha ragione a farlo perché è stato il solo a vederci per ciò che realmente siamo, ovvero, una nullità. A quel punto sarà una prigione a racchiuderci, uno spazio sempre più stretto e angusto dentro al quale a stento ci muoveremo, condizionate dall’esterno e da noi stesse perché il nostro cervello avrà talmente introiettato il rimprovero, l’accusa, il senso di colpa e la nostra pochezza che ci farà credere di essere noi il carnefice e lui, quell’uomo, la sola vittima della nostra inadeguatezza…. questo mi è accaduto e questo temo accada a tutte quelle donne che come me, hanno vissuto e vivono una situazione come la mia. Ho chiesto aiuto solo quando ho visto che mia figlia iniziava a porsi nei miei confronti esattamente come nei miei confronti si pone suo padre ed ho quindi capito che qualcosa non stava più funzionando. In ogni caso avere intorno persone che ci aiutino a capire, che ci accompagnino in un percorso di consapevolezza serve, ed anzi diviene indispensabile, nel momento in cui prendiamo coscienza e scegliamo di liberarci. all’inizio è difficile, lo è davvero tanto, a tratti ci sembrerà di dover capovolgere il mondo, ma passo a passo la strada si delineerà e noi ci incammineremo … finalmente di nuovo sulle nostre gambe

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  15. Sappiamo che la violenza è dovuta alla mentalità retrograda e ai messaggi di qui siamo circondati, per quel che riguarda le donne…se ti lamenti minimizzano, i primi i centri antiviolenza.E un problema culturale, cosa possiamo farci? sparire? e se hai figli?.lasciamo perdere… forse e meglio

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  16. grazie per questo post. io per colpa del ragazzo che avevo ho perso il lavoro, sono caduta in depressione, ho fatto incidenti alla guida.. ero a pezzi. sono 5 anni che ci siamo lasciati e ogni tanto si fa vivo sputando sentenze e dicendo cattiverie a + non posso quando non mi rendo disponibile per lui. per me lui è un orco, un tumore che va estirpato dal mio corpo. è una bestia. ho fatto tanto lavoro su me stessa ma le tracce che ha lasciato sono molte ancora. io pensavo di essere innamorata di lui, ma in realtà ero solo tremendamente succube e fragile. quando ho fatto l’ultimo incidente – da sola – l’ho chiamato in lacrime e lui mi ha risposto “ma non ti vergogni?” … potrei scrivere davvero tantissimi esempi di quanto lui mi abbia ridotto ad uno zombie per tanto tempo, e io vivevo per una sua chiamata… giocava con me in un modo terribilmente sadico. e anche io non riesco ancora a capire perchè quando arriva quel fottuto di merda io non ce la faccio a non rispondere.
    nonostante sappia che è una belva.

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  17. Credo che spesso sia difficile arrivare ad accettare ciò che si è subito, si preferisce continuare ad idealizzare l’altro, credere che le sue possano essere dimostrazioni di amore. Io non riesco a staccarmi da un uomo con cui ho avuto una relazione per quasi due anni, una relazione parallela sia per me che per lui. Io sono sposata e lui sta per sposarsi e avere un figlio. Tutto era partito come un gioco, ma senza che me ne rendessi conto lui ha distrutto la mia autostima con comportamenti sempre più denigranti ed io ho sempre giustificato perché non mi ritenevo nella posizione di poter sostenere le mie ragioni. Mi sentivo costantemente in colpa, nei confronti di mio marito per il tradimento ma anche nei suoi per non essere come lui mi voleva. E come mi voleva lui? Impossibile capirlo: un giorno ero perfetta, senza di me non poteva stare, ma si chiudeva appena cercavo di parlare di noi ed era capace di sparire per settimane. Se mi lamentavo era perché io non capivo lo stress lavorativo che stava vivendo, ed io sempre a chiedere scusa, i tempi e i modi del nostro rapporto erano completamente decisi da lui. Io come una stupida a dire sempre di si, a mettere in stand by la mia vita per uno che un giorno ti dice che sei importante, il giorno dopo ti butta fuori casa come una puttana. Lui ha giocato in modo sottile e subdolo con le mie insicurezze, con la mia voglia di capirlo e di “aiutarlo”, perché io sì che lo conoscevo e lo capivo, parole sue. A gennaio la storia sembrava più o meno finita, lui nel frattempo ha pensato bene di mettere incinta la sua ragazza storica e di organizzare il matrimonio, che sarà tra pochi giorni, ma poi un mese fa ha fatto la sua ricomparsa. Anche questa volta sembrava che fossi io tutto ciò che voleva ma il giorno dopo era tornato freddo e distaccato, a darmi la colpa perché non sono in grado di capire la sua situazione. Ho nuovamente chiesto scusa ma ho capito una cosa: io a lui servo come sfogo per la sua personalità maschilista e narcisista, non riesce a sfogarsi tra le mura domestiche e allora lo fa con me, per non compromettersi. Non avrei dovuto cedere un mese fa ma almeno è servito una volta per tutte per farmi capire che il problema non sono io che non sono abbastanza ma lui che non riesce a dare amore, né a me né alla sua futura famiglia. Io posso solo cercare di ricostruire me stessa ora, e forse anche il mio matrimonio.

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  18. spero di trovare dei suggerimenti… io la violenza psicologica silente l ho visuuta con l indifferenza assoluta, quella del mio ex compagno…. che mi ha portato ad un certo punto metterlo alla scelta piu logica… andare via. ma dietro a questo è arrivato poi il resto… con una separazione conflittuale con figli… qualcun altro si è arrgato il diritto di entrare nella mia vita con psicotest… e violenze, ma queste forzature vere e proprie per stabilire l incidenza di casualita o la presunzione di possibile reato. questa, anche questa è stata una violenza psicologica che qualcuno ha cercato di giustificare col volere sincerità. diciamo le cose come stanno…. per gestire i rapporti conflittuali dove una parte racconta delle cose e l altra no… arriva un momento dove evidentemente qualcuno si sente autorizzato a destabilizzare…. distruggere l autostima…. e controllare.. la vita di un altra persona… per sapere i motivi di questa separazione, solo che viene fuori anche altro… e siamo partiti dalla sincerita… si arriva a ridicolizzare la vittima. poi bisogna avere fiducia in questi professionisti. si bisogna averne. perchè spero vivamente che siano pochi pochissimi che si permettono di fare abuso di potere.

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