Le donne non si toccano neanche con un fiore, mi dicevano.

Le donne non si toccano neanche con un fiore, mi dicevano quando ero bambina.

Me lo ripetevano sempre anche a scuola,  quando qualche compagno mi strattonava o tirava calci. Io poi, allontanatasi la maestra, picchiavo, mi difendevo, guadagnavo rispetto e tregua nella cerchia dei bulli tracotanti. Era vero che le bimbe non picchiano? Io picchiavo, mi difendevo eccome. E perché mai avrei dovuto lasciarmi prendere a calci senza reagire?

In pizzeria io, mia mamma, mia sorella…..venivamo sempre servite per prime. “Prima le signore” diceva il cameriere divertito, mio padre aspettava paziente e veniva servito per ultimo.

Qualche volta mi accompagnavano la sedia per farmi accomodare a tavola, ma lo facevano solo con me, mia mamma, mia sorella. Mio papà e mio zio, loro no, si sedevano da soli.

Capitava anche che mi venisse aperta la portiera dell’auto, per farmi salire o scendere. Lì ero già più grande, adolescente, quel gesto mi faceva ridere, lo trovavo ridicolo ma lo percepivo comunque come un atto di gentilezza.

La prima volta che ho preso un aereo ho sentito le indicazioni per la sicurezza: come trovare la bombola dell’ossigeno, dove cercare le uscite di sicurezza, a chi dare la precedenza in caso di incidente. Prima le donne e i bambini. La stessa frase sentita tante volte nei film, prima le donne e i bambini. I più fragili fisicamente, pensavo. Per questo li si protegge. Si proteggono le cose fragili. Era un bel pensiero. Ma era poi così vero che le donne sono così fragili? Mia mamma mi è sempre sembrata così forte!

Anche in autobus, mi ripetevano,  bisogna lasciare il posto a sedere alle mamme, alle donne col pancione, affaticate dalla gravidanza, o a quelle con qualche simpatico o antipatico moccioso a carico, talvolta difficile da gestire nei mezzi di trasporto. Per non parlare delle mamme con passeggino, vanno aiutate soprattutto loro! Mi é capitato ancora di recente di vedere signori scapicollarsi in gesti di cavalleresca galanteria pur di aiutarle a salire sul tram, sul bus, sul vaporetto. Sono tutti gentilissimi con le donne, pensavo.

Me ne compiacevo, ero nata nella squadra più fortunata, mi ripetevo gonfiandomi di orgoglio. 

Poi sono cresciuta, e mi è venuto un mal di testa cronico. L’emicrania mi accompagna tutt’ora perché sono tante, troppe,  le cose che non riesco a capire da quando di colpo mi sono accorta di non essere nel fantastico mondo di Amelie, e neanche in quello di Alice nel paese delle meraviglie.

Vedo, ho scoperto, ne ho le prove: quello che mi dicevano da bambina non era vero.

Vedo, ho scoperto, ne ho le prove: tutti quei piccoli insignificanti gesti altro non erano che retaggi culturali, piccole sottolineature di un’enorme differenza. La mancanza di parità, la sottolineatura della differenza di genere. Una sottile sottolineatura al contrario. Sostanzialmente una fregatura!

Che le donne non si picchiano neanche con un fiore poi non è vero.

Le donne si picchiano eccome, e si picchiano talmente tanto che si arriva ad ucciderle. Si picchiano perché non si vuole che siano libere, libere di lavorare, libere di scegliere come vestirsi, libere di amare un altro uomo o di smettere di amare e basta. Le donne si picchiano perché non si vuol lasciare loro i dati del conto bancario. Si uccidono perché non vogliono figli, oppure perché li vogliono. Le donne si uccidono per non farle andare via, per non sentire la porta sbattersi, per non vedere un frigo vuoto, una casa svuotata, per non sentirsi rifiutati. Per non dover dire agli altri che lei se n’è andata.

Le donne non si toccano neanche con un fiore, no. Ma si ammazzano come cani, si bruciano, si lapidano, si mutilano, si buttano dai cavalcavia, nei fiumi.

Si chiama femminicidio, questo è quello che ho scoperto.

E io invece, le mie sorelle, le vorrei proteggere tutte, dalla prima all’ultima.

E le bugie con cui sono cresciuta mi pesano addosso ogni giorno di più.

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12 comments

  1. Ahimè, sì, è una scoperta che prima o poi le donne sono sempre arrivate a fare. Ma io credo che, adesso più che mai, abbiano scoperto che se è falso che le donne non si picchiano nemmeno con un fiore, se è falso che sono la parte “fortunata” dell’umanità, quella più protetta, allora è altrettanto vero che le bambine possono prendere a pugni e calci i compagni che le molestano, alla pari di loro e conservare nel tempo la loro grinta. Da bambina ero molto “maschiaccio”. Se c’era da menare, menavo. Ora, bisogna definitivamente eliminare quel termine dispregiativo “maschiaccio” rivolto alle donne che difendono i loro diritti. E occorre sfoderare tutta la grinta di “persone” dotate di dignità, coraggio, spirito d’iniziativa, forza, che non è necessariamente violenza, ma che non si piega alla violenza. Credo che ci siano le premesse per farcela, con tenacia e pazienza, molta pazienza e molta tenacia. Ma è incoraggiante constatare la rete di solidarietà che fa dei singoli casi isolati un unico problema comune. Il cuore è sempre vincente!

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  2. Concordo con Giovanna. Credo che una persona diventa debole quando pensa di essere sola. Non siamo mai sole. Il mondo è fatto da tante creature e se ne manca una , allora il mondo non è piu mondo.

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  3. Giovanna, la stima che provo e che proviamo tutte nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia non é quantificabile. Grazie di essere intervenuta qui, la sua presenza é per noi illuminante, le sue parole arrivano sempre dritte al cuore. Come fa a essere così lucida pur nella sofferenza atroce che le é stata imposta?
    Con questo scritto, una sorta di pagina di diario, ho ripercorso alcune mie riflessioni di bambina e di pre-adolescente. Il fatto che anche io fossi un maschietto mi ha portata tante volte davanti alla necessità degli adulti di turno di mettermi in castigo. Non perché non si debba picchiare, ma perché sono le bambine che non devono picchiare, per i maschi beh, é normale. Ero una bambina, da me non era questo che ci si aspettava, e quando ho menato duro un compagno e hanno chiamato a scuola mia mamma mi sono sentita un mostro per anni, ero anormale, non perché scalmanata, vivace, ma perché le bambine non devono fare così.
    Così facendo, ed é forse solo una metafora, ho smesso di pensare di dovermi proteggere da sola. Penso ci sia una fase in cui abbiamo smesso di allenarci, soprattutto mentalmente, e di pensare che forse avremmo avuto in futuro bisogno anche di difenderci. Tanti gesti ripetuti, rituali cavallereschi senza senso, e i mille ruoli stereotipati imposti dalla società, ci fanno durante l’infanzia credere di essere principessine protette da tutti come fossimo animali in via di estinzione. Ma non é purtroppo così, e fa rabbia pensare di non aver continuato a ringhiare, a mordere, a fare paura (non per forza violente ma penso semplicemente re-attive) per essere rispettate, se di questo c’é bisogno. Con questi blog parliamo alle ragazze e ai ragazzi più giovani, cerchiamo di aprire un modo più consapevole di vedere le cose. Una goccia nel mare ma forse a qualcosa serve…. un forte abbraccio

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  4. Appena adolescente, ricordo come mi offendevano gli indegni apprezzamenti per la strada di uomini e ragazzi. Non reagivo, ma poi ho imparato. Quando mi dicevano “che bella fxxx” io rispondevo: “tu invece fai schifo”. Rimanevano sconcertati ed io ero fiera di me. Ho continuato così,

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