Una lunga scia di sangue

parmaUna lunga scia di sangue (di donne) percorre Parma, piccola città emiliana, di solito famosa per il cibo e la musica lirica, ma che nasconde un lato decisamente oscuro che non include solo i famosi crack finanziari, da Parmalat a Guru alla squadra di calcio, ma una serie di donne uccise negli ultimi dieci anni.

Questa terribile storia inizia nel marzo 2006 con l’assassinio della diciassettenne Maria Virginia Fereol, detta Virgi, il cui corpo è stato martoriato con più di 400 coltellate da parte del quasi coetaneo Stefano Rossi, che aveva già insultato e stalkerato la giovane liceale perché lei, con lui, aveva deciso di non “starci”. Virginia era una bella ragazza, intelligente, non aveva paura di dire di no al bullo del paese e non aveva avuto paura di incontrarlo per dirle di lasciar stare lei e il suo ex ragazzo, pagando il suo coraggio e la sua autodeterminazione con la sua giovane vita. Lo stesso anno, in settembre, la stessa sorte è toccata a Silvia Mantovani, accoltellata dall’ex Aldo Cagna, che, dopo la rottura, aveva già tentato di aggredirla. Il filo di sangue ci trasporta al 24 gennaio 2011 quando Cosmina Burlan, prostituta rumena di 20 anni, veniva strangolata dal cliente Silvano Ranieri, che non ha accettato che lei non volesse andare a vivere con lui per fare da badante alla madre. Nell’aprile dello stesso anno è stata scritta la parola fine alla vita dell’etiope Gouesh Woldmichael Gebrehiwot, detta Elsa,  in un fosso della campagna parmense, uccisa con un colpo di pistola e poi seppellita da Enrico Corci, uomo con cui aveva avuto una relazione che, presumibilmente, voleva chiudere. Nel febbraio 2012 è la volta di Domenica Menna, uccisa con un colpo sparato dalla pistola d’ordinanza dell’ex fidanzato, allora guardia dell’IVRI, Salvio Chirullo, mentre era bordo della propria macchina; ennesimo fidanzamento rotto e non digerito da chi pensava che la vita della donna fosse di sua proprietà. Arriviamo al luglio 2012 con l’uccisione della ventenne Michelle Campos per mano del fidanzato per “motivi di gelosia”. La controllava ossessivamente, era stato visto colpirla all’addome, ma, a quanto pare, nessuno aveva ritenuto che questo fosse un comportamento anormale. Nel gennaio 2013 abbiamo la scomparsa della 34enne  Florentina Nietscu, il cui corpo non è mai stato ritrovato e per cui è tutt’ora indagato il compagno Paolo Devicenzi. Il 7 dicembre 2015 tocca a Virginia Dalla Pia, brutalmente picchiata a morte, per la quale è indagato l’ex compagno Mohammed Jella, tutt’ora ricercato. Questa scia di femminicidi arriva a questi giorni, con l’uccisione di Elisa Pavarani per mano del fidanzato Luigi Colla, al quale, la 39enne parmigiana, aveva chiesto un momento di pausa dalla loro relazione durata 13 anni. Amici e conoscenti, vicini di casa, sembrano stupefatti, nessuno se lo sarebbe aspettato, a parte le amiche di lei, da quanto si legge negli articoli dei quotidiani locali, che avevano cercato di impedire alla donna di trovarsi da sola con lui.

imageshy18gct0Questo può sembrare un mero elenco di uccisioni, che si può trovare in qualsiasi motore di ricerca. Per me non è così: io a Parma ci vivo, ho vissuto queste notizie, ho visto le facce di queste ragazze su tutti i quotidiani locali, visi che in alcuni casi mi risultavano noti (Parma è una città piccola, dove ci si conosce spesso di vista). Sono ragazze che avrei potuto incontrare a scuola, in pizzeria, o passeggiando per le vie del centro. Quando si parla di femminicidi, spesso si pensa che siano cose lontane da noi, che non ci riguardano, che non ci toccano, mentre la donna che viene uccisa può essere la tua vicina di casa, la sorella di un amico, così come lo può essere il suo assassino.

femminicidio1L’omicidio di Elisa è fresco di questi giorni, la città è di nuovo sconvolta, non si parla d’altro sui quotidiani e sui social. Tornano in mente i passati femminicidi, quei magoni che non sono mai andati su o giù, quei volti stampati sui giornali di foto scattate quando ancora era possibile fare qualcosa, quando queste donne avrebbero potuto in certi casi essere aiutate o decidere di scappare, di non dare nessuna possibilità al loro futuro assassino di ucciderle. La furia impazza sui social, dove si chiedono pene di morte o torture agli aguzzini, salvo poi dimenticarsene ancora, per i prossimi mesi, finché un’altra donna non verrà ammazzata da chi aveva detto di amarle, abbassando le loro difese e quelle di chi sta loro intorno, sotto la facciata dell’educazione, della persona per bene, di quella che saluta sempre e non dà mai fastidio agli altri.

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anarkikaSui social e sui siti online dei quotidiani infuria anche un’altra polemica: perché si parla di femmincidi? Perché solo quando si tratta di donne se ne parla così tanto? Basterebbe, per autorispondersi, aprire il sito dell’istat, o leggere i rapporti dei centri antiviolenza perché, oltre alle tragedie sopra riportate, esistono tanti tentati femminicidi (4 solo a Parma da inizio 2016) e tante, tantissime storie di donne che non verranno mai raccontate dai giornali. Il coordinamento dei centri anti violenza dell’Emilia Romagna ripercorre questa catena di sangue che scorre nella nostra città da 10 anni e insiste nell’affermare che

non possono essere considerati casi isolati, ma vanno situati in una linea di continuità con i rapporti di potere e della cultura maschilista che stenta a riconoscere la donna come persona

e ribadisce che

“Sono tantissimi gli uomini che uccidono perché non riescono ad affrontare la fine di una relazione, e quindi ad accettare il limite che la libertà dell’altra impone alla propria. È necessario indagare il fenomeno della violenza sulle donne partendo da loro, dagli uomini, da quello che è un problema identitario che si traduce in una difficoltà relazionale. È importante un lavoro a livello culturale perché la relazione fra uomo e donna sia improntata sul rispetto e non sulla possessività e la dominazione”.

Eppure continuano le polemiche, si continua a negare che esista un problema culturale, ed ogni volta che qualcuno afferma che si tratti solo di raptus personali, che il maschilismo e la società patriarcale non c’entrano nulla, sento il coltello che ha ucciso Elisa conficcarsi ancora una volta.

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