Quando il colore dei capelli decide il tuo successo lavorativo

Che le donne debbano rispettare dei canoni non è una novità. Da sempre ci viene imposto di essere belle, alla moda, preferibilmente silenti, disponibili e affabili; o di indossare abiti che mettano in risalto le nostre forme per andare a stuzzicare la libido maschile ma anche di coprirci perché altrimenti, questa libido, se troppo stuzzicata potrebbe incitare il maschio a stuprarci. E poi, beh, se l’è cercata!

In questo teatrino dell’assurdo, per non farci mancare veramente nulla, si vanno a collocare tutte quelle ricerche dell’università di sta ceppa che spesso spopolano nelle principali testate nazionali. Ed ecco così arrivare, per esempio, l’articolo sugli studi che hanno verificato che le donne con il sedere grosso sono più intelligenti.

Ma non è finita qui, vogliono anche insegnarci come fare carriera nel mondo del lavoro, perché spesso non è colpa della crisi economica se non riusciamo ad avere successo, ma di come ci vestiamo.

Girovagando per i meandri di facebook, mi sono ritrovata davanti un notizia bomba targata Huffington Post dal titolo:  Sono diventata mora, ho abolito i tacchi e le lenti a contatto: così sono diventata Ceo in un’azienda della Silicon Valley.

Già il titolo fa accapponare la pelle, ma non disperate, ho trovato scritto anche di peggio.

L’articolo racconta la testimonianza di Eileen Carey, 30 anni, la quale, dopo aver cambiato il suo look, ha iniziato ad avere successo nel lavoro diventando amministratrice delegata di un’azienda della Silicon Valley.

Qualcuno già starà gridando: ha capito che per andare avanti nel mondo del lavoro bisogna darla via senza un domani e far vedere le tette. Se siete fra questi, contate fino a tre, calmatevi e rileggete il titolo dell’articolo.

Com’era Eileen prima del miracolo lavorativo? Bionda, portava le lenti a contatto e non disdegnava di andare a lavoro indossando un paio di tacchi. Di seguito una foto presa dal suo account instagram:

Insomma, una ragazza come tante.

Il lavoro però non andava un granché bene e allora la nostra Ceo ha seguito il consiglio di un’amica, decidendo di cambiare stile. Ed è così che è avvenuto il miracolo.

L’articolo ci tiene a precisare che Eileen, con questi suoi cambiamenti, sembra avere qualche anno di più, ma finalmente viene presa sul serio in ambito lavorativo.

Il suo cambio di look non l’ha portata a mostrarsi, ma a nascondersi. E per i tanti che auspichino che la donna nasconda la sua natura in quanto portatrice di peccato, questo è un grande passo avanti.

Ha cambiato il colore dei capelli diventando castana, ha deciso di mettere gli occhiali e guai a tirare di nuovo fuori dalla scarpiera una scarpa che non sia rasoterra. Le bionde, si sa, vanno bene solo come cheerleader nei film americani, e mi raccomando, devono avere le tette grosse.

“Gli investitori si sentono più a loro agio avendo vicino una donna bruna piuttosto che una bionda– continuano a scrivere- Infatti quando aveva i capelli biondi la 30enne americana era paragonata a Elizabeth Holmes, l’amministratore delegato di compagnia Theranos che aveva avuto non pochi problemi nella sua azienda.”

Purtroppo gli stereotipi che ci consigliano cosa fare per sfondare in ambito lavorativo continuano, ecco infatti arrivare una chicca. Le persone non sono abituate a vedere donne che gestiscono gli affari, è una cosa da uomini. Perdinci bacco! Perciò, donna, se proprio non vuoi stare in cucina e hai voglia di giocare all’imprenditrice, almeno cerca di assomigliare il più possibile ad un uomo, anche fisicamente.

Eileen, infatti, ha adottato uno stile- definito- maschile prendendo esempio da altre donne che hanno usato la medesima strategia per avere successo. Attenzione però:  Eileen Carey non vuole assolutamente cadere negli stereotipi, o almeno è quello che scrivono nell’articolo.

Ma i vantaggi di cercare di nascondere il proprio essere donna non finiscono di certo con il successo in ambito lavorativo. Eileen ha infatti scoperto che le avances diminuiscono perché è risaputo che la causa di quest’ultime è la donna che si veste in modo provocante. L’uomo è solo una povera vittima degli eventi, se non gli metti delle tette sotto il naso, lui, da bravo, non le tocca.

In un ambito lavorativo dominato dagli uomini, secondo Eileen Carey, questo look aiuta a evitare anche le avance dei colleghi, dato che le molestie sono molto frequenti. Lei vuole essere vista come una leader nel campo degli affari, non come un oggetto sessuale.

Beh, analizziamo seriamente la vicenda.

Ho fatto fatica a leggere questo articolo e scrivere dei commenti privi di parolacce. Ogni parola trasuda sessismo e stereotipi, e il finale è a dir poco vergognoso, soprattutto se consideriamo gli ultimi fatti di cronaca.

Siamo nel XXI secolo è ancora dobbiamo leggere che per cercare di sfondare in ambito lavorativo, le donne, devono scimmiottare gli uomini.

La bravura di una persona, senza alcuna distinzione di sesso, deriva dalle proprie capacità, competenze, conoscenze, dal modo di approcciarsi ai problemi, dalla personalità, ecc ecc… purtroppo non è il colore dei capelli a dichiarare l’affidabilità e la bravura. E mi pare davvero assurdo dover evidenziare queste cose.

Il problema non è l’abbigliamento di Eileen o il suo voler cambiare colore di capelli per raggiungere un obiettivo, quest’ultima è liberissima di fare ciò che le pare.
È l’idea che sta alla base di tutto a rappresentare un qualcosa di negativo: se vuoi andare avanti e avere successo, o sei un uomo o fai finta di esserlo. Una teoria alquanto retrograda se pensiamo che attualmente le donne ricoprono ruoli, anche importanti, rimanendo semplicemente loro stesse. E ancora più grave è il fatto che la storia di Eileen venga considerata come un esempio da seguire.

L’articolo lancia un sacco di messaggi negativi, in quanto va inconsapevolmente ad etichettare delle persone che hanno determinate caratteristiche fisiche, andando a rafforzare degli stereotipi che sono abbastanza radicati. Un esempio è che la donna bionda è considerata un’incapace, ed Eileen per allontanarsi da ciò cambia addirittura il proprio colore dei capelli.

Il peggiore, però, lo troviamo proprio alla fine, un messaggio subdolo che va a fare l’occhiolino alla cultura dello stupro in quanto dice implicitamente che una molestia sul lavoro è dovuta ad un tacco alto o chi per lui. Una cosa davvero vergognosa da leggere. Le molestie sul lavoro non derivano dall’abbigliamento di una donna, ma da chi le considera un oggetto sessuale e si sente libero di esprimere il proprio piacere importunando illecitamente chi capita a tiro.

Una carezza non voluta, una pacca sul sedere, una frase a sfondo sessuale, ecc… non sono mai causati da una minigonna, ma da un essere senziente che decide di farlo.

Insomma, abbiamo fra le mani un articolo pessimo, ricolmo di stereotipi e sessismo.

Le difficoltà ci sono, è inutile negarlo, e la strada per arrivare ad avere un’uguaglianza è ancora lunga ma perseguirla snaturando il proprio essere rende il percorso ancora più arduo e ostico. Ho il terrore che il prossimo suggerimento sarà quello di indossare un burqa, in modo tale che i clienti finali siano liberi di valutare le competenze di una persona senza conoscerne l’aspetto fisico e senza farsi intimorire dal tanto spaventoso colore dei capelli.

Chissà se agli uomini viene imposta la barba per avere successo nel lavoro…

Pin@

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