Terza Persona: Il neutro anarchico nella fotografia di Claude Cahun

La fotografia trasforma, distorce, reintrepreta;
esaudisce la metamorfosi, il desiderio di farsi altro e ancora, il bisogno urgente di inventarsi, di scandagliare il proprio ‘Io’, di rispondere alla fatidica domanda: “Chi sono?”

claude cahun

Lo sa bene Claude Cahun, nata il 25 Ottobre 1894 a Nantes come Lucy Renée Mathilde Schwob.
Figura energica e artista eclettica, fin dalla tenera età mostra interesse per la scrittura e la fotografia, ponendosi in forte contrasto con ogni sorta di etichetta e di categoria, rompendo ogni regola sociale imposta all’epoca all’artista e alla figura femminile.
Claude non nasconde mai la propria omosessualità, anzi la esalta e ne fa motivo d’arte. La domanda che l’accompagna lungo tutta la sua opera è, infatti: “E se fossi altro? Altro da me? Altro da quello che vogliono per me?”

Quando Claude è ancora molto piccola, la madre viene internata in un ospedale psichiatrico. Questo fatto la segna profondamente: il dolore per l’abbandono materno forzato l’accompagnerà per tutta la vita.
A 15 anni si lega sentimentalmente a Suzanne Malherbe (divenuta poi fotografa con lo pseudonimo di Marcel Moore).
La loro relazione è osteggiata dalle rispettive famiglie e i distacchi imposti alle ragazze portano Claude a soffrire di anoressia prima e ad un tentativo di suicidio poi, fino a quando il padre decide di sposare la madre di Suzanne. Il fatto di essere diventate legalmente ‘sorellastre’ non cambia il legame profondo che le unisce: grazie alla nuova convinvenza, danno inizio ad una collaborazione artistica che le vedrà entrambe maturare e prendere posizioni sempre più nette.
Claude si farà esponente del surrealismo, incantata probabilmente anche dalla sfera psicologica ch’esso si prefissava d’indagare.

claude cahun

La scrittura è il primo mezzo espressivo che decide di usare: in un primo momento scrive per il giornale del padre, noto saggista simbolista,

Poi decide di mettersi in proprio.
Scrive alcune opere, tra le quali Chanson Sauvage, Ephémérides, ed altri scritti come Vue e Visions e la serie delle Héroines – che trovano nei disegni e nella grafica di gusto liberty di Moore un commento e una vera e propria chiave di lettura.

Tali opere firmate con le semplici iniziali, talvolta fittizie, rendono impossibile capire chi ne sia realmente autrice. Collabora anche con la rivista omosessuale Inversions e fonda,  con Georges Bataille e André Breton, il gruppo di teoria rivoluzionaria Contre-Attaque.

Decide di assumere lo pseudonimo Claude Cahun per due motivi.
Claude, in francese, può essere letto sia al maschile che al femminile e si pone, quindi, nell’ambito neutro, come lei stessa enfatizza più volte. L’artista, infatti si rifiuta fin da subito di venire etichetta con l’uno o con l’altro genere, rivendicando il diritto di poter agire e pensare secondo ciò che ritiene giusto e non, come i tempi imponevano, in base a ciò che “la società si aspetta da una donna, piuttosto che da un uomo”.
Cahun, invece, è il nome della nonna di origini ebraiche che si è presa cura di lei durante l’internamento della madre.

claude cahun

Si discosta presto dal surrealismo, o meglio, dal movimento surrealista: come ha potuto sperimentare, nonostante la facciata rivoluzionaria, l’ambiente surrealista è ancora troppo maschilista e omofobo e la Cahun viene spesso messa in disparte. Nonostante sia definita da Bretonlo spirito più curioso di questi tempi”, all’interno del movimento non ha voce in capitolo: è una donna, è apertamente lesbica (in un tempo in cui l’omosessualità, ancora più che oggi, è un argomento vietato ed evitato anche dalle menti più innovative), veste secondo l’ispirazione (più spesso in abiti maschili o ‘neutri’), si rasa i capelli (spesso tinti di rosa o d’oro), non ha paura di esprimere la propria opinione e non lega il proprio pensiero a nessuno ‘schema imposto’.

Nella Francia occupata viene allontanata e stigmatizzata dapprima in quanto ebrea e poi in quanto lesbica: non si fa certo mettere i piedi in testa e risponde prontamente al Nazismo con una coraggiosa denuncia sociale.

Si trasferisce, quindi, con la compagna, nel ’38, lontano dalla scena artistica parigina su un’isoletta del Canale della Manica, Jersey. Durante l’occupazione nazista dell’isola, le due donne portano avanti per quasi quattro anni un’incredibile campagna di demoralizzazione delle truppe d’occupazione: protette da travestimenti, invadono l’isola di volantini incitanti all’ammutinamento, scritti in lingua tedesca (che Moore conosceva bene), e firmati “Il Soldato Senza Nome”.
Molte fotografie di Claude, ritenute materiale pornografico, vengono distrutte nelle frequenti perquisizioni della loro casa da parte dell’esercito tedesco, molte altre vengono perdute, sicché è difficile ricostruire il suo percorso artistico di questo periodo.
Catturate e condannate a morte, trascorrono dieci mesi in prigionia, quando i Tedeschi sconfitti si ritirano.

Nel Dopoguerra Cahun tenta di riallacciare i rapporti col gruppo surrealista, incontrando Breton e Max Ernst.
Nonostante la sua salute sia stata minata dalla prigionia, progetta di tornare a Parigi quando muore nel ’54 a causa di un’embolia polmonare nell’ospedale di Jersey.
La sua compagna si toglierà la vita nel 1972.

Per molto tempo la figura di Claude Cahun viene riposta nel dimenticatoio, quasi forzatamente. Su di essa viene perpetrata una vera e propria campagna d’oblio che fa giacere sul suo nome una cortina di silenzio.
Poi arrivano gli anni ’80 a capovolgere la scena: quando il discorso del genere viene ripreso, il suo essere donna ed omosessuale, proprio i motivi che un tempo avevano reso più ardua una sua celebrità, la portano alla ribalta. E attirano l’attenzione soprattutto sulla sua attività di fotografa, segnatamente su una gran quantità di “autoritratti” en travesti.
In questi l’artista è un riflesso cangiante, costantemente in movimento per scoprire ogni ‘altro da sé’.

Alcuni critici, nel corso del tempo, hanno pensato che gli autoritratti non fossero che un gioco privato tra Claude e Marcel, non destinati a diventare ‘arte’, ma utilizzati come una sorta di passatempo per le due. Nonostante questo, il fatto che essi si pongano in una sfera così personale e per questo sentita, ne fanno vere e proprie opere: è tra queste fotografie che possiamo trovare il volto autentico di Claude Cahun, un volto molteplice, da dandy, da marinaio, da personaggio androgino senza alcuna caratterizzazione di genere, il riflesso indelebile di un’anima inquieta e di una voce che non ha avuto paura di farsi sentire, anche in mezzo al rumore della guerra e del pregiudizio.

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