“ADDIO DONNE FATALI, ORA PIACCIONO LE CASALINGHE!”…MA ANCHE NO!

Pubblicato su Un Altro Genere Di Comunicazione

Lo sapevate che le donne fatali sono passate di moda e che l’uomo di oggi vuole la casalinga perfetta?

A lanciare questa notizia a dir poco stupefacente ,ma anche leggermente agghiacciante, è una bloggergiornalista, Candida Morvillo, dal suo blog presente nel giornale on-line del Corriere della sera.

Il fatto che determinati argomenti siano toccati proprio da una donna e su una testata abbastanza importante lascia alquanto allibiti, sembra infatti tornare nei passati anni 50 dove le donne erano costrette ad essere felici in cucina.

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Il titolo del  video parla chiaro:

Addio donne fatali, ora piacciono le casalinghe

Che fatale sia il contrario di casalinga mi lascia un po’ interdetta, in quanto dovrebbe essere donna in carriera, ma la blogger probabilmente, chissà per quale strano motivo, associa una donna indipendente e che lavora ad una donna fatale.

Già dal titolo possiamo notare come si stia cercando di dividere, come al solito, le donne in due categorie:

  • L’angelo del focolare, ovvero la donna dedita alla cucina, alla famiglia, conoscitrice dei migliori sgrassatori e ammorbidenti, un guru del volantino delle offerte del supermercato, amabile donna, sfornatrice  di prole, senza grilli per la testa o voglia di essere qualcuno;
  • La donna fatale, che dovrebbe essere il contrario di casalinga nel caso in questione. Quindi una donna sexy (in quanto viene utilizzato il termine fatale), libera, indipendente.

Quindi, donne di Italia unitevi! Strappate i vostri sudati pezzi di carta, abbandonate i vostri ambulatori medici, le vostre scrivanie, i vostri sogni di essere libere e indipendenti e tornate a lavare i piatti affinché l’uomo di oggi non si senta minacciato dalla vostra intraprendenza!

Il video inizia con un:

Di colpo è tutto un fiorire di donne con le gonne, ovvero casalinghe per niente disperate. Fanno la spesa, la lavatrice, cucinano si danno da fare con i lavori domestici…qualcosa significherà.”

Ma le gonne le indossano solo le casalinghe? Siamo addirittura ritornati allo stile, ormai abbandonato, del vecchio gonnellone  che tanto impazzava nelle pubblicità vintage?

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O si sta cercando di voler anche mascolinizzare una donna fatale, una donna che lavora, una donna indipendente? Essendo comunque questi dei ruoli che sembrano voler essere cuciti solo addosso agli uomini.

Ma analizziamo le parole usate: le donne oggi fanno la spesa, addirittura la lavatrice e quelle un po’ più evolute sanno persino andare al supermercato. Si parla di queste attività quasi come se si volesse lanciare la nuova moda dell’estate che tutti devono seguire per essere socialmente accettati, come se si stesse annunciando una novità, come se fossero delle attività che le donne non hanno mai svolto. Stiamo invece parlando di ruoli e compiti che per anni ci sono stati cuciti addosso e che attualmente non riusciamo ad eliminare. In tv, oggi, è uno spopolare di spot che richiamano la regina della cucina, la brava lava piatti, la domestica perfetta; la parola donna è quasi sempre associata alla pulizia della casa e alla cucina.

Perciò, cara Candida, la novità dove sta?

Andando comunque avanti nella visione del video scopro che la moda della casalinga è stata lanciata da due cantanti e dai loro video:

  • Violante Placido, in arte Viola, con il suo video We will save the show in cui interpreta una cameriera. Viene descritta come “una cameriera felice mentre passa l’aspirapolvere e rassetta i letti”. E addirittura è vista come il simbolo di una “casalinghitudine rassicurante e sorridente che credevamo desueta. Personalmente non noto tutto questo entusiasmo per l’ottima riuscita del letto rifatto  o del grammo di polvere eliminato , ne tanto meno riesco a vedere tutta questa casalinghitudine rassicurante. Quindi mi chiedo come questo video possa lanciare questa notizia shock:  “Addio donne fatali, ora piacciono le casalinghe”.
  • Ana Laura Ribas con il suo video Boogie Oogie Oogie, dove la cantante interpreta se stessa mentre va a fare il bucato in una lavanderia a gettoni, luogo dove ricordiamo vanno anche tutti quegli uomini single e non che vivono da soli o che semplicemente vogliono aiutare la propria compagna con le faccende domestiche. Anche in questo caso non riesco a capire la casalinghitudine dove si denoti, basta guardare il video per capire che il suo contenuto, come nel precedente caso, sia stato completamente mistificato:

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

 

Nell’immaginario maschile tornano di moda le casalinghe ma gli esempi proposti per giustificare tale affermazione non sono per niente pertinenti, si continua infatti parlando di altre donne famose qualiMadonna e Victoria Beckham, e di alcune pubblicità che le hanno viste protagoniste:

“Aveva cominciato Madonna lavando i piatti in una pubblicità di Dolce&Gabbana, l’aveva seguita Victoria Beckham posando per Glamour in versione casalinga allegra, si era agli inizi della crisi e ora che si è nel pieno la moda dilaga. Ritorna il sogno di donne che si prendono cura dei maschi, che non entrano in competizione sul lavoro laddove lavoro non ce n’è.”

Le pubblicità chiamate al banco dei testimoni per il processo sulla casalinghitudine rassicurante sono le seguenti:

Madonna per D&G

Madonna per D&G

e

Victoria Beckham per Glamour

Victoria Beckham per Glamour

Cosa ci sia di così allegro e rassicurante fatico nuovamente a vederlo, noto invece la completa mistificazione dei contenuti.

Il video, fortunatamente, sta per arrivare alla conclusione ed ecco sganciata un’altra frase shock :

Donne paghe di essere padrone in cucina come se ci potessimo illudere che non servano due stipendi in famiglia. Donne così padrone di se da poter far rete chiacchierando in cucina del punto di cottura giusto degli spaghetti.

Regine della cucina…un concetto di femminilità che evidentemente trionfa”.

Addirittura viene tirata in ballo la femminilità, un concetto già di per sé abbastanza costrittivo e rappresentativo di canoni fisici e comportamentali che preferiremmo eliminare anziché alimentare.

Lo scenario descritto da Candida Morvillo sembra quello in cui versavano diversi paesi durante il conflitto mondiale, dove a causa della guerra gli uomini erano costretti a partire per il fronte mentre le donne abbandonavano le cucine per andare a lavorare nelle fabbriche a costruire materiale bellico.

Lì le donne erano viste come una forza lavoro utile e indispensabile fin quando gli uomini non fossero ritornati a casa e queste avrebbero dovuto così abbandonare l’idea di lavorare al fine di rientrare nei ranghi culinari.

Inoltre, come già accennato, gli esempi proposti per dare credito alle sue parole sono fuori luogo e poco coerenti. Come si può parlare di una business Women come Madonna o di un’ex detentrice del motto Girl power come esempio di casalinghitudine rassicurante?

Soprattutto nel momento in cui le immagini dove sono state immortalate parlano di donne fatali.

Il video esaminato sembra davvero essere un cattivo scherzo, soprattutto se consideriamo che sono sempre di più le donne che preferiscono realizzarsi professionalmente.

Personalmente non mi interessa piacere ad un uomo soprattutto  se questo vuol dire mettere da parte i miei obiettivi e la mia realizzazione personale per abbracciare uno spazzolone.

Soprattutto odio il messaggio che si sta lanciando: per piacere ad un uomo, donna, torna in cucina.

Perché bisogna fare delle scelte che nascono dalle necessità dell’ uomo? Perché bisogna cercare di compiacere l’uomo anche se questo vuol dire abbandonare le proprie aspirazioni? Perché si continua ad utilizzare questo tipo di comunicazione?

Questi standard che si vogliono costruire, questo terrore della donna fatale, questa categorizzazione delle donne sinceramente ha stufato.

Probabilmente sarebbe davvero opportuno che qualcuna andasse ad infornare biscotti e dare esempio di rassicurante casalinghitudine al posto di lanciare notizie shock senza fondamenti.

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