Le donne della Liberazione

Il 25 Aprile ricorre l’anniversario della liberazione d’Italia, rappresenta un giorno fondamentale per la nostra storia : la fine dell’occupazione nazista in Italia e il termine del ventennio fascista. 

Molti sono stati i protagonisti che hanno permesso di scrivere queste pagine di storia:  uomini ma anche donne, le quali, purtroppo, sono poco presenti a livello storiografico. 

Furono le donne infatti a mandare avanti l’Italia coltivando terre  e crescendo i figli, ricoprendo sia il ruolo di padre che quello di madre mentre molti  uomini erano lontano da casa. Furono le donne  a nascondere i partigiani. Furono le donne a  combattere nella Resistenza e a dare un contributo decisivo e fondamentale. 

Furono anche le donne a partecipare e a contribuire attivamente alla fine del regime fascista.

In onore di questo giorno vogliamo omaggiare la memoria di queste donne coraggiose raccontando alcune delle loro storie.

Tantissimi sono i loro nomi ed è impossibile inserirli tutti in un unico articolo, perciò per chi volesse ulteriormente approfondire l’argomento, consigliamo la pagina facebook Antifascismo Femminista, ricca di biografie e informazioni riguardanti le partigiane.


Teresa Mattei (1º febbraio 1921- 12 marzo 2013), è stata una partigiana e politica italiana. Partecipò attivamente alla lotta per la Liberazione  con il nome di battaglia di “partigiana Chicchi”. Nel 1946 si presentò alle elezioni per l’Assemblea Costituente, candidata nel PCI, nel collegio di Firenze, venne eletta e fu la più giovane deputata al Parlamento, venne infatti soprannominata “la ragazzina di Montecitorio” . Sempre pronta a battersi per i diritti delle donne e per l’uguaglianza dei cittadini, fu dirigente nazionale dell’Unione donne italiane. L’uso della mimosa come simbolo dell’8 Marzo fu una sua idea: “Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne

Teresa Mattei
Teresa Mattei

Celebre la sua frase: “L’unica volta che mi misi del rossetto fu per mettere una bomba

Clotilde Giannini :  Nata il 24 dicembre 1903 a Tornaco, in provincia di Novara.  Operaia presso un calzaturificio, Il 3 marzo 1944 viene arrestata per aver preso parte ad uno sciopero. Rinchiusa dapprima al Castello di Vigevano, viene successivamente incarcerata a Milano, nel penitenziario di San Vittore ed infine a Bergamo. Deportata ad Auschwitz il 18 marzo, in data imprecisata è trasferita nel lager di Bergen Belsen, in Bassa Sassonia. Qui rimane fino al 15 aprile 1945, giorno della liberazione del campo da parte delle truppe inglesi. Nove giorni dopo tuttavia Clotilde Giannini muore per le conseguenze di ciò che ha subito durante la prigionia. (Fonte: qui )

Clotilde Giannini
Clotilde Giannini

Nilde Iotti:  (10 aprile 1920 –  4 dicembre 1999), è stata una politica italiana, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, nonché prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle cinque più alte cariche dello Stato. Occupò lo scranno più alto di Montecitorio per tre legislature, dal 1979 al 1992, conseguendo un primato finora incontrastato nell’Italia repubblicana.

Nilde Iotti
Nilde Iotti

Partecipa attivamente alla Resistenza organizzando i “Gruppi di difesa della donna” che raccolgono indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani e si adoperano per portare messaggi, custodire liste di contatti, preparare case-rifugio, trasportare volantini, opuscoli e anche armi.

Nilde si fa portavoce di quella coscienza civile e politica che le donne, dopo secoli di esclusione dalla vita pubblica, iniziano a manifestare. Nel 1946 viene candidata dal Partito comunista italiano come consigliere comunale e all’Assemblea costituente, dove entra a far parte della Commissione dei 75 incaricata della stesura della Costituzione. Si prodiga per i diritti delle donne e per le famiglie, impegno che sostiene ininterrottamente nella sua attività parlamentare, durata 53 anni, e come dirigente del PCI. Promuove, infatti, la legge sul diritto di famiglia del 1975 e le battaglie sul referendum per il divorzio (1974) e per la legge sull’aborto (1978).

Dal 1979 al 1992 ricopre la carica di presidente della Camera, segnalandosi per grande capacità di mediazione. Nel 1993 ottiene l’incarico di presidente della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali. Nel 1997 viene eletta vicepresidente del Consiglio d’Europa.

Stella Zuccolotto : nata nel 1912, uccisa il 23 aprile 1945.  Dirigente della Lega dei portinai milanesi, categoria particolarmente attiva nella lotta al nazifascismo durante la Resistenza, fu barbaramente trucidata dai fascisti all’antivigilia della Liberazione. Viene ricordata con una lapide in corso di Porta Vittoria a Milano (fonti: qui) :

Lapide dedicata a Stella Zuccolotto
Lapide dedicata a Stella Zuccolotto

Laura Petracco Negrelli: Nata a Trieste l’8 agosto 1917, impiccata a Trieste il 23 aprile 1944, insegnante. Laura, animata da ideali di libertà e  giustizia sociale, nonostante le cure del figlio, dal 1943 si impegnò nel movimento comunista clandestino triestino. La giovane  insegnante non si limitò a svolgere lavoro politico tra gli studenti e gli operai triestini, ma organizzò anche il movimento che prese il nome di “Gioventù antifascista italiana“.

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Il 19 aprile del 1944 l’insegnante fu arrestata dai tedeschi, di fronte ai quali la coraggiosa donna non esitò a riaffermare la sua fede democratica. Tre giorni dopo, Laura si trovava ancora in una cella del “Coroneo”, i partigiani del IX Korpus sloveno effettuarono un attentato contro la “Casa del soldato tedesco“, che era ospitata, in pieno centro di Trieste, nella sede del Conservatorio.

Gli occupanti reagirono con una spaventosa esecuzione: cinquantuno detenuti italiani e sloveni,  furono prelevati dal carcere, trasportati in via Ghega, impiccati alle balaustre delle scale e alle finestre del Conservatorio e lì lasciati appesi per giorni: Laura Petracco Negrelli venne uccisa insieme a loro. 

Iris Versari: (12 dicembre 1922 – 18 agosto 1944) Fu decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, queste le parole di  motivazione per l’onorificenza:

 «Giovane di modeste origini, poco più che ventenne, fedele alle tradizioni delle coraggiose genti di Romagna, non esitò a scegliere il suo posto di rischio e di sacrificio per opporsi alla tracotante oppressione dell’invasore, unendosi ad una combattiva formazione autonoma partigiana locale. Ardimentosa ed intrepida prese parte attiva a numerose azioni di guerriglia distinguendosi come trascinatrice e valida combattente. Durante l’ultimo combattimento, circondata con altri partigiani in una casa colonica isolata, ferita ed impossibilitata a muoversi, esortò ed indusse i compagni a rompere l’accerchiamento e, impegnando gli avversari con intenso e nutrito fuoco, agevolò la loro sortita. Dopo aver abbattuto l’ufficiale nemico che per primo entrò nella casa colonica, consapevole della sorte che l’attendeva cadendo viva nelle mani del crudele nemico, si diede la morte. Immolava così la sua giovane vita a quegli ideali che aveva nutrito nella sua breve ma gloriosa esistenza. »

Iris Versari
Iris Versari

Tina Anselmi: nasce a Castelfranco Veneto nel 1927 dove risiede tuttora. Dopo aver visto un gruppo di giovani partigiani impiccati dai nazifascisti, a soli diciassette anni, decide di entrare nella Resistenza come staffetta della Brigata autonoma “Cesare Battisti“. Fa successivamente parte del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà.

Tina Anselmi
Tina Anselmi

È attiva e partecipe della vita sociale e politica del paese incessantemente, rivestendo vari ruoli e cariche. È prima dirigente del sindacato Tessili, e dal 1948 al 1955 del sindacato Maestre. Lei stessa, laureatasi in Lettere all’università Cattolica di Milano, insegna presso la scuola elementare, dal 1945 al 1948. Dal 1958 al 1964 è incaricata nazionale dei giovani nella DC. Nel 1963 è eletta membro del comitato direttivo dell’Unione europea femminile. Deputato dalla V alla X legislatura (1968-1992) si occupa dei problemi della famiglia e della donna. Fa parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Per tre volte è sottosegretario al ministero del Lavoro e della Previdenza sociale. Nel 1976 viene nominata ministro del Lavoro: è la prima donna, in Italia, a diventare ministro. Nel 1978 è nominata ministro della Sanità e nel 1981 presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2. Nel 1984 presiede la prima Commissione nazionale per la parità e la pari opportunità tra uomo e donna. Si deve a lei la legge n. 125 del 1991 “Azioni per la realizzazione della parità uomo – donna nel lavoro”. Nel 1998 è stata nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al merito della Repubblica italiana.

Paola Del Din: Nasce a Pieve di Cadore nel 1923. E’ una partigiana e insegnante italiana, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di “Renata”, medaglia d’oro al valor militare. Subito dopo l’armistizio, con il fratello Renato, ex allievo della Scuola Militare di Milano (oggi Teulié), entrò nella resistenza in Friuli-Venezia Giulia nelle file della Brigata Osoppo con il nome di battaglia “Renata”. Prese parte a numerosi e rischiosi incarichi come staffetta e informatrice. Dopo l’uccisione del fratello da parte dei tedeschi, per incarico della “Osoppo” e su richiesta di un messaggio alleato, riesce a raggiungere gli alleati a Firenze e a consegnare i documenti che trasportava. Per continuare la sua opera patriottica, dopo aver frequentato un corso per paracadutisti, il 9 aprile 1945 può lanciarsi in una zona del Friuli dove deve prendere contatto con una missione alleata e con la formazione Osoppo; all’atterraggio si frattura una caviglia, ma riesce comunque ad adempiere i suoi compiti e a consegnare i documenti che ha con sé, attraversando a più riprese le linee di combattimento, per portare messaggi ai reparti alleati in avanzata. Dopo la Liberazione si laurea in lettere all’Università di Padova, insegna per alcuni anni, poi vince una borsa di studio ed emigra negli Stati Uniti. All’Università di Pennsylvania consegue il titolo di “Master of Arts”.

Paola Del Din
Paola Del Din

 

Tornata in Italia, si dedica all’insegnamento nella scuola pubblica. Nel febbraio del 2007 viene riconfermata alla presidenza nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà che lascia nel giugno 2008. È tuttora presidente regionale della Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra. Dopo aver espresso pubblicamente la propria opinione in merito all’organizzazione Gladio, con la frase «pur non avendone fatto parte, io non mi sono mai sentita di esprimere un giudizio negativo su Gladio», durante le celebrazioni a Udine del 25 aprile 2005, una trentina di militanti di Rifondazione Comunista e altre formazioni politiche, contestarono pesantemente il discorso della medaglia d’oro Del Din. Il fatto fu pubblicamente condannato dal segretario regionale dell’ANPI, Luciano Rapotez. I capigruppo di minoranza del Consiglio Regionale friulano presentarono una mozione di solidarietà a Paola Del Din che, nella seduta n.118 del 26 maggio 2005, venne respinta con 17 voti favorevoli e 26 voti contrari. Nel 2010 Paola Del Din assieme a Carlo Giovanardi ha protestato contro il ministero dei Beni Culturali per la sua attività attorno alla Malga di Porzûs. La protesta della Del Din verteva attorno alle motivazioni riportate nel decreto ministeriale che avrebbe dovuto rendere le Malghe “bene d’interesse culturale”, poiché secondo l’ex partigiana, la ricostruzione dell’eccidio era «una porcheria». Il decreto fu quindi ritirato dal ministro Sandro Bondi e poi riproposto con una motivazione storicamente attendibile nel novembre dello stesso anno.

«Dopo aver svolto intensa attività partigiana nel Friuli nella formazione comandata dal fratello, ad avvenuta morte di questi in combattimento, viene prescelta per portare al Sud importanti documenti operativi interessanti il Comando alleato. Oltrepassate a piedi le linee di combattimento dopo non poche peripezie e con continuo rischio della propria vita ed ultimata la sua missione, chiedeva di frequentare un corso di paracadutisti. Dopo aver compiuto ben undici voli di guerra in circostanze fortunose, riusciva finalmente, unica donna in Italia, a lanciarsi col paracadute nel cielo del Friuli alla vigilia della liberazione. Nel corso dell’atterraggio riportava una frattura alla caviglia ed una torsione alla spina dorsale, ma nonostante il dolore lancinante, la sua unica preoccupazione era di prendere subito contatto con la Missione alleata nella zona per consegnarle i documenti che aveva portato con sé. Negli ultimi giorni di guerra, benché claudicante, passava ancora ripetutamente le linee di combattimento per recapitare informazioni ai reparti alleati avanzanti. Bellissima figura di partigiana seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà »

Vera Vassalle : Nata a Viareggio il 21 gennaio 1920 e morta a  Cavi di Lavagna nel  novembre 1985, è stata una partigiana italiana insignita della Medaglia d’oro al valor militare.

Vera Vassalle
Vera Vassalle

Descritta come:

«Ventiquattrenne, di eccezionali doti di mente, d’animo e di carattere, all’atto dell’armistizio, incurante di ogni pericolo, attraversava le linee tedesche e si presentava ad un comando alleato per essere impiegata contro il nemico. Seguito un breve corso d’istruzione presso un ufficio informazioni alleato, volontariamente si faceva sbarcare da un Mas italiano, in territorio occupato dai tedeschi. Con altro compagno R. T. portava con sé una radio e carte topografiche, organizzava e faceva funzionare un servizio dì collegamento fra tutti i gruppi di patrioti dislocati nell’Appennino toscano, trasmettendo più di 300 messaggi, dando con precisione importanti informazioni di carattere militare. La sua intelligenza e coraggiosa attività rendeva possibile sessantacinque lanci da aerei a patrioti. Sorpresa dalle SS. tedesche mentre trasmetteva messaggi radio riusciva a fuggire portando con sé codici e documenti segreti e riprendeva la coraggiosa azione clandestina. Pochi giorni prima dell’arrivo degli alleati passava nuovamente le linee tedesche portando preziose notizie sul nemico e sui campi minati. Animata da elevati sentimenti, dimostrava in ogni circostanza spiccato sprezzo del pericolo. Degna rappresentante delle nobili virtù delle donne italiane.»

— Italia occupata, settembre 1943 – luglio 1944. (Fonte : Qui)

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 Alcune delle fonti: qui, qui

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