Uomini che odiano gli uomini

La violenza che non ha nulla di umano. Efferata, priva di alcun freno inibitore. La cronaca di questi giorni ci riporta notizie di delitti in cui uomini sono vittime di altri uomini, in una recrudescenza di aggressività inaudita. Non solo le donne, storiche vittime dell’abuso e dell’accanimento, ma anche uomini, con motivazioni diverse ma con un unico denominatore: la brutalità e la tortura fino alla morte.

Claudio Regeni
Claudio Regeni

Claudio Regeni, il giovane ricercatore assassinato in Egitto. Le cronache riportano sette giorni di torture in mano ai suoi aguzzini. Le motivazioni? Probabilmente da ricercarsi fra le pieghe torbide di chi opera all’ombra del regime, dato che Regeni aveva rapporti con il sindacato degli ambulanti. Inizialmente gli egiziani addirittura paventarono l’omicidio del giovane come possibile conseguenza di frequentazioni “equivoche”. Niente di più falso, ma l’ombra della depravazione purtroppo trova sempre un terreno facile.

Le inclinazioni sessuali sono una chicca troppo ghiotta per gettare fango su una povera vittima, e nel caso della morte di un altro ragazzo, Luca Varani, tristemente noto alla cronache di questi giorni, ci sono i soliti politici da strapazzo che non risparmiano la consueta frase del tipo: se l’è andata a cercare.

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Di fatto, un povero ragazzo di 23 anni, originario della ex Jugoslavia e residente in Italia da anni, è stato ucciso da due maniaci di 28 e 29 anni, dopo aver subito tremende torture.

Le cose sono diverse, certamente, Regeni era uno studioso idealista che cercava la verità scomoda in un paese straniero, mentre Varani cercava il divertimento e forse qualche soldo.

Regeni è stato seviziato e ucciso da aguzzini pagati da un mandante, Varani da due maniaci qualunque.

Ma il risultato non cambia: la crudeltà, il piacere nel procurare sofferenza, la mancanza totale di ogni parvenza di umanità, sono le stesse.

Ogni qualvolta che si infierisce in modo così crudele, fino al sopraggiungere della morte, su un altro essere umano, non c’è alcuna giustificazione: la malvagità scorre come sangue nelle vene.

Il tentativo di andare a pescare nel torbido delle abitudini sessuali poi, è qualcosa che infanga sempre la dignità della vittima: abbiamo di fronte un essere umano, punto e basta.

A tal proposito penso ad un essere umano che ha perso la vita in modo altrettanto crudele, un uomo ucciso da altri uomini. Un poeta, un filosofo, un cineasta: Pier Paolo Pasolini.

PASOLINI

Pasolini fu trovato assassinato ad Ostia in una zona spianata che si chiama Idroscalo il 2 novembre 1975. È una zona popolare, degradata, piena di casette abusive che sono poco più di baracche.

Il corpo di quell’uomo si trova proprio lì, vicino ad una stradina in terra battuta che unisce Ostia a Fiumicino. In mezzo ad un campetto da calcio chiuso da una recinzione. Vicino a lui, e sotto di lui, ci sono pezzi di legno insanguinati, ciocche di capelli. Il cadavere è  steso in avanti, con la tempia e la guancia sinistra appoggiate a terra, il braccio destro scostato dal corpo e quello sinistro sotto. Indossa una canottiera parzialmente sollevata sul dorso, con un solo, piccolo strappo, e calzoni abbottonati alla cintola, con la cintura slacciata e la cerniera abbassata. Al suo arrivo, il commissario Vitali di Ostia si rende immediatamente conto che quell’uomo è stato massacrato come difficilmente si può immaginare. È coperto di sangue, ha ecchimosi e profonde escoriazioni sulla testa, sulle spalle, sul dorso e sull’addome, ha fratture alle falangi della mano sinistra e dieci costole spezzate. Ha profonde escoriazioni al volto e il naso schiacciato verso sinistra. È stato massacrato, con una ferocia impensabile.

Pier Paolo Pasolini è stato ucciso da mani senza pietà, con una violenza inaudita. La sua levatura intellettuale verrà intaccata da chi si erge sopra gli altri tirando fuori le medesime squallide storie sulla sua condotta di vita, sulla sua omosessualità. Si accaniranno su di lui cercando di offuscare la sua immagine con le solite piccinerie moralistiche, dicendo appunto che: se l’era andata a cercare.

Non ci sono riusciti, Pier Paolo Pasolini resta e sarà sempre il grande poeta, intellettuale, scrittore, drammaturgo e cineasta che era. Anzi, forse proprio coloro che hanno cercato di denigrarlo, data la scomodità dei suoi interventi politici contro il sistema, sono gli stessi che hanno armato la mano dei suoi assassini, come scrisse Oriana Fallaci nel suo articolo su l’Europeo due settimane dopo l’omicidio.

Che si tratti di letterati, idealisti, o di ragazzi qualunque, il punto è che la vita umana per alcuni non ha valore, e non solo, che stiamo assistendo ad una escalation di pratiche terribili, che procurano terribili sofferenze senza alcun tentennamento da chi le fa.

Non ci sarà alcuna forma di civiltà fino a che ci saranno uomini che odiano le donne e uomini che odiano gli uomini.

Silvia Lorusso

 

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