La perfezione non esiste

Gira molta ipocrisia quando si parla di donne e aspetto fisico.

Tante sono le campagne lanciate per spingerle ad amare il proprio corpo, accettando quelli che sono definiti difetti, cercando di trasformarli in punti di forza.

Pensiamo per esempio a Winnie Harlow, la modella che ha fatto della vitiligine la sua fortuna. Oggi rappresenta un esempio positivo. È fiera della sua unicità e non ha intenzione di omologarsi. Prima di arrivare a calcare le passerelle, però, ha dovuto affrontare anni di insulti e offese.

Si fa casino quando un marchio di abbigliamento mostra solo modelli e modelle magri e con gli addominali scolpiti, si urla alla discriminazione, vengono denunciati atti di body shaming, nascono movimenti body positivity, ma…. È tutto un enorme bluff, o almeno in gran parte. E ora vi spiego perché. L’argomento vale tanto per gli uomini quanto per le donne, ma nel prosieguo farò riferimento a quest’ultima categoria, poiché quotidianamente mi confronto con continui stimoli che mi spingono a essere più magra, più definita, più curata… insomma, una donna che deve rispecchiare determinati canoni e standard che mi elevano anche a consumatrice perfetta.

Unghie perfette, fisico asciutto, no ai capelli bianchi, via i peli superflui, addominale scolpito, abbigliamento ricercato, tacco, piega vaporosa… sono solo alcune delle richieste che ci vengono fatte di continuo, ogni giorno. E se non ottemperiamo a tutto ciò veniamo definite trasandate e poco femminili, nel migliore dei casi; nel peggiore siamo etichettate con epiteti che minano la nostra persona e che sono volti a farci sentire sbagliate.

Basta mettersi comodi, seduti sul proprio divano e aprire la TV o qualunque social. All’improvviso ci troviamo invasi da messaggi che vanno in netto contrasto con tutte le buone intenzioni su citate.

Apriamo Tik Tok e troviamo la Challenge dei fili delle cuffie intorno la pancia: se sei magra il filo deve fare due (!) giri, altrimenti sei grassa.

Su facebook, invece, oltre che del coronavirus, non si è fatto altro che parlare di Adele, ma non per la sua musica. La cantante è dimagrita visibilmente grazie alla dieta Sirt. Diverse pagine e siti hanno analizzato la vicenda e tantissimi sono stati i commenti. C’è chi si congratula con lei per l’impresa titanica, chi invece la critica perché lancia dei messaggi sbagliati. Ma nessuno che si è domandato: forse è contenta così? forse non deve dare conto a nessuno del suo aspetto fisico? Forse aveva bisogno di dimagrire perché la sua salute lo necessitava? forse… saranno fatti suoi?
Adele nel tempo ha dimostrato che la sua voce e la sua bravura vanno aldilà degli standard fisici imposti. Lei è brava! Il fatto di avere un fisico da sballo è stato un aspetto secondario che nulla c’entra con la sua carriera. Purtroppo però pare che il suo più grande successo sia stata la sua dieta, e non l’aver vinto quindici Grammy award, un premio Oscar, un Golden Globe e svariati riconoscimenti che non sto qui ad elencarvi.

Rimanendo sempre su facebook e facendo un passo indietro nel tempo di qualche mese, ritorna in mente un video in cui Vanessa Incontrada, denunciava il body shaming che ha ricevuto nel tempo.

 

La show girl è esplosa con questo suo monologo in quanto è stata presa di mira a causa dei suoi chili di troppo. Il mondo dei social, che tanto si mobilita contro questo genere di discriminazione, non è stato per niente gentile con lei e ha criticato la sua cellulite, facendo uscire una rabbia e una cattiveria inspiegabili. Quasi come se si sentissero offesi dal vedere una donna, un personaggio pubblico in questo caso, che ha preso peso.

Di qualche settimana fa è invece la vicenda che ha visto protagonista Giovanna Botteri. Le sono state mosse critiche a causa del suo look, secondo gli haters indossa sempre la stessa maglia ed ha un aspetto trasandato. Striscia La Notizia ha raccontato l’episodio, ma nel farlo è caduta in battute fuori luogo e l’ha mostrata in un fotomontaggio dentro una vasca ironizzando sui suoi capelli. La gente si è indignata e i conduttori si sono difesi dicendo che il servizio era a favore della giornalista. Giovanna Botteri, che vanta un cv di eccezione, prima di lasciare un video in cui tranquillizzava Michelle Hunziker, ha scritto una bellissima lettera, un vero e proprio manifesto che mette in evidenza la realtà in cui viviamo:

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi…Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere.Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi, orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.”

Che dire… uno a zero per Giovanna!

Quando un’attrice ingrassa, è più facile presupporre che sia incinta (l’unico aumento che si tollera) e non che abbia preso qualche chilo in più. E questo perché, nonostante il body positivity, viene imposto di rappresentare degli standard di bellezza a cui tutte devono aspirare. Basta una banale ricerca su google per capire di cosa stiamo parlando. Se andiamo a googlare, chessò, “cellulite vip”, la nostra home si riempie di articoli che elencano meticolosamente i nomi delle star che hanno avuto l’ardire di mostrare la propria cellulite senza curarsene:

…. anche le star bellissime hanno le imperfezioni
… le immagini impietose
Cellulite vip: le immagini impietose
Classifica 10 donne vip in bikini con cellulite
Cellulite vip: anche le attrici famose ne soffrono

Quello che mi colpisce di più è la fissazione nei confronti dell’attrice Scarlett Johansson. Le foto che la riguardano la mostrano in costume da bagno, girata di spalle, con tanto di tondino sulle zone colpite dalla cellulite. Inoltre un titolo mi ha lasciato perplessa:

Scarlett Johansson, 35 anni con … la cellulite: la bellezza mozzafiato di un’icona imperfetta.

L’attrice è considerata all’unanimità una bella donna, e della sua cellulite non ne ha fatto una tragedia. Inserire l’aggettivo imperfetto è sbagliato, perché in modo molto sibillino la si va a colpevolizzare: “bellissima, ma non perfetta!”.

L’elenco di donne colpite pubblicamente da body shaming è lunghissimo, altri esempi sono:

Carola Rackete, capitana della Sea Watch, è stata criticata perché non indossava il reggiseno ed è stata offesa con commenti sessisti e violenti, alcuni le hanno anche augurato di morire.

Greta Thunberg, attivista nella lotta per salvare il pianeta, candidata al Premio Nobel per la Pace del 2019, è stata oggetto di offese e insulti, anche da parte di personaggi pubblici per via del suo aspetto, delle sue treccine, del suo sguardo e della Sindrome di Asperger.

Si lanciano messaggi che spingono le persone a mantenersi in forma senza diventare “troppo”, si dice che il giusto equilibrio sia sempre soggettivo, che ogni corpo ha la propria costituzione e conformazione, ma poi la realtà è diversa: le critiche arrivano lo stesso… e sono cattive e taglienti. Ci sono alcune persone, che per qualche strano motivo si sentono chiamati in causa quando vedono un corpo troppo magro, troppo grasso o con quelli che vengono identificati come dei difetti. Sentono l’impellente bisogno di dire cosa sia giusto o sbagliato, e il tutto spesso si trasforma in un’offesa. Pensate che l’attivista francese Daria Marx ha fondato un collettivo – Gras politque – per denunciare le umiliazioni che le persone grasse subiscono ogni giorno. E non sono esenti da critiche neanche le modelle: qualche mese fa è nata sui social una protesta contro la presenza di modelle troppo magre sulle passerelle milanesi, purtroppo però le buone intenzioni si sono trasformate in commenti cattivi. C’è chi ha iniziato a inveire contro le modelle definendole mostri e scheletri.

Si parla di fat shaming ma troppo spesso lo si traduce in una sfida fra magre e grasse, una guerra che non ha motivo di esistere.

Ci viene detto che siamo libere di vestirci come vogliamo, di colorare i nostri capelli come meglio ci aggrada, di avere o meno i peli sul nostro corpo; che qualche chilo in più ( o in meno), se non va a minare la nostra salute, non è importante.. ma in realtà sono tutte delle bugie. I commenti negativi e rabbiosi ci fanno capire che siamo costrette a rispettare delle regole che spesso vogliono privarci della nostra individualità e delle nostre caratteristiche (e non difetti! ) fisiche. Soprattutto nel momento in cui sei donna, il peso della perfezione diventa ancora più grave. Non importa che vinci Grammy o sei hai il coraggio e la forza di fare l’inviata di guerra: si parlerà prima del tuo aspetto fisico e poi della tua bravura e delle tue capacità. Si andrà a caccia dell’imperfezione per ridicolizzarla.

Le campagne di body positivity sono importanti, ma purtroppo per tanti restano semplici parole o una banale condivisione su facebook. Sono ancora troppi i famigerati leoni da tastiera e la colpa, in parte, è di una società che impone determinati standard da rispettare, e non c’è movimento o slogan che tenga.

Nel suo monologo Vanessa Incontrada esclama:

<< La perfezione non esiste! […] Smetti di voler essere diversa da quello che sei. Volevo essere un po’ più così, un po’ più cosà…tutti mi volevano diversa. Ma tutti chi? Ho perso tempo cercando di essere giusta, dimenticandomi di essere felice>>.

Perché permettere a delle critiche di definire la nostra persona? Smettiamola di voler raggiungere dei canoni decisi da altri, cerchiamo di essere felici, con noi stessi, con il nostro corpo e con gli altri.

Pin@

2 commenti

  1. Intanto grazie per l’articolo sono sempre illuminanti e mi aiutano a riflettere principalmente su me stessa… Poi devo dire che anche io sono stata in lotta per diverso tempo col mio corpo: sono sempre stata di corporatura magra e alta e le donne in famiglia non sono molto prosperose (come si può immaginare, sono caratteristiche che mi hanno fatto soprannominare “palo della luce” e molto altro per anni), per me non è mai stato un dramma. Ma per gli altri evidentemente sì, a partire dai parenti le cui frasi preferite erano “ma come sei magra, come sei alta” come se non avessi consapevolezza di come fossi fatta. La parte peggiore è che alla fine è diventato un problema che mi ha portato ad essere anoressica per anni (circa 28 kg intorno ai 13-14 anni e 40 kg per 170 cm alle scuole superiori). Cosa è cambiato poi? Che mi sono stancata. Mi sono chiesta perchè dovevo fare una cosa che non mi andava per far star bene l’ego degli altri. Ora, a quasi trent’anni, sono 75 kg x 175 cm e sono bellissima, nonostante tutti quei “difetti” fisici che ho (fianco destro più alto del sinistro, denti non proprio perfetti, scoliosi e occhiali da vista)… Beh, ora sono felice di tutti quei “difetti” che mi rendono “imperfettamente perfetta”.

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