Free Bleeding: protesta o moda bizzarra?

Il femminismo del XXI secolo è diventato un movimento molto variegato, infatti oggi è giusto parlare di femminismi in modo da poter dare voce ai diversi filoni che si sono sviluppati. Per quanto mi riguarda non condivido tutto, ci sono tematiche che, per come vengono affrontate, le vedo distanti e contrastanti dalla mia idea di femminismo. Un esempio è l’evoluzione del free bleeding, ovvero il “sanguinamento libero” che consiste nel non indossare l’assorbente durante il ciclo mestruale. All’inizio è nato come una protesta per sdoganare il tabù delle mestruazioni, con il tempo si è trasformato in una sorta di moda, un modo per far parlare di sé.

Nel corso degli anni sono stati tanti i gesti eclatanti di free bleending, ricordiamone qualcuno:

Sangre Menstrual

Quasi un decennio fa era possibile vedere passeggiare per le strade della Spagna un gruppo di donne con i pantaloni macchiati di sangue. Queste facevano parte di Sangre Menstrual, un collettivo nato per dire basta ai tabù legati alle mestruazioni.

Il movimento aveva anche un manifesto:

MANIFESTO PER LA VISIBILITÀ DELLE MESTRUAZIONI:

Per quelli che ci hanno addottrinato al usa e getta. Per tutti quelli che speravano che rifiutassimo indefinitamente il nostro proprio corpo.
Questo è il succo delle nostre viscere dal quale non scappo, una macchia senza limiti, un rispremere che non potete fermare. Il mio corpo si disperde, il mio pensiero anche. Con queste mutande macchiate di sangue come bandiera contro la dottrina del Potere, contro le strutture stabilite, vi faccio sapere che:
-Nel mio corpo decido io e così, ogni mese, mi libero dell’endometrio riaffermandomi nella mia decisione di controllare la capacità di riproduzione del mio corpo. Nella mia carne comando io.
– Ci riusciste a suo tempo però ormai non mi vergogno più di macchiarmi e incluso decido volontariamente farlo esibendolo pubblicamente.
– Mi macchio e non mi fa schifo. Mi macchio e non mi faccio schifo. Non rifiuto il mio corpo, questa è la mia natura.
– E neanche sono malata quando ho le mestruazione, non sto male. Esattamente al contrario, mi riciclo in ogni periodo.
– Non è una maledizione né un castigo divino. È un’attività ormonale.
– Siamo stufe dei pregiudizi mestruali, della invisibilità.
– Visibilizzare le mestruazioni per visibilizzare il corpo come spazio politico.
Ci siamo stufate di chiedere assorbenti tra sussurri e sguardi complici. Con questo manifesto metto un punto finale alla tirannia in cui mi avete educato. Non ci sarà più permissività da parte mia, le mestruazioni sono mie.

Rupi Kaur

Poi è arrivato il turno di Rupi Kaur, la quale ha postato su Instagram delle foto che immortalavano la quotidianità di una donna mestruata.

Foto Di Rupi Kaur©

Il social decise di rimuovere tutto e scoppiò la protesta. Nelle foto comparivano pantaloni macchiati, rivoli di sangue in doccia, insomma, niente che una donna non abbia mai visto nei cinque giorni di ciclo mestruale.

Kiran Gandhi

Qualche mese più tardi Kiran Gandhi, nonostante avesse le mestruazioni, decise di correre la maratona di Londra del 2015 senza assorbente.

KIRAN GANDHI ©

Ovviamente arrivò al traguardo macchiata di sangue. Tanti e tante hanno criticato il suo gesto, che lei ha giustificato con delle motivazioni che le fanno onore:

[…] Ho corso con il sangue che scendeva lungo le cosce per tutte le sorelle che non hanno accesso agli assorbenti e per quelle che, nonostante crampi e dolori, nascondono il loro disagio come se non esistesse. Ho corso per dire: esiste, e lo superiamo ogni giorno.

Qui le sue dichiarazioni a riguardo.

I pantaloni macchiati le sono serviti anche per poter parlare di tutte quelle donne- come le senza tetto per esempio- che non possono acquistare gli assorbenti e che devono scegliere se mangiare o evitare di sporcarsi.

Charlie Edge

A novembre 2015 il governo britannico ha affrontato una discussione sulla tassazione dei prodotti sanitari femminili, alcune ragazze hanno protestato per ore di fronte al Parlamento, con pantaloni sporchi di sangue, mostrando come gli assorbenti interni siano una cosa non proprio di lusso. L’ideatrice della protesta, Charlie Edge, in un’intervista a BuzzFeed News, ha detto: «Se le persone sono schifate dal fatto che non indosso un assorbente, credo che questo provi il mio punto. Non sono prodotti di lusso».

E poi…

Questi gesti hanno fatto parlare del ciclo mestruale, di come sia ancora considerato un tabù da molti e molte, e di diverse problematiche che gli girano intorno. E, come prevedibile, hanno sollevato un polverone: c’è chi ha commentato disgustato, chi ha apprezzato le proteste, chi si è andato a informare e si è indignato scoprendo, per esempio, che in Italia gli assorbenti sono tassati come un bene di lusso o che esistono culture che impongono alle donne di andare a vivere in delle capanne durante il ciclo, perché considerate impure (sto parlando della Chaupadi).

E c’è anche chi ha provato a cavalcare l’onda dando il suo contributo, cercando i famosi quindici minuti di celebrità, trasformando la protesta in una moda bizzarra: un’istruttrice di yoga, nel comfort della propria casa, si è ripresa mentre si allenava indossando dei leggings bianchi macchiati di sangue mestruale. Lei ha spiegato i motivi del suo gesto con un lungo post. C’è però un piccolo dettaglio molto divertente, il suo video è diventato virale ed è stato sponsorizzato da una marca di tamponi. Un contro senso se consideriamo la natura della protesta.
Demetra, blogger americana, ha postato delle foto con il viso ricoperto del suo sangue mestruale e ha dichiarato:

Quando rivendichiamo qualcosa che è stato storicamente visto come sporco e disgustoso come pulito e bello, riprendiamo il potere sui nostri stessi corpi. […] Siamo cresciuti in una società che ci dice che i nostri corpi non sono accettabili esattamente come sono – il che è ancora più vero per le persone di colore. Il nostro sangue, in particolare, è vergognoso, tassato e nascosto. Mettendomi il sangue in faccia, sto dicendo che adoro il mio corpo in tutte le sue espressioni e nella sua forma naturale.

La fautrice di questa insolita “protesta” , è convinta che il suo gesto sia utile perché: “Forse qualche ragazzina, da qualche parte nel mondo, vedrà il sangue tra le sue gambe e penserà ‘Bene, se su Instagram qualcuno si mette quel sangue in faccia, forse non è poi così schifoso’“.

Free Bleeding per vivere in armonia con il proprio corpo

Tante hanno provato il free bleeding con lo scopo di abbracciare la propria femminilità e vivere in maniera più consapevole il ciclo mestruale. Su internet trovate diverse testimonianze a riguardo, più o meno condivisibili. Ve ne propongo due:

Un’autrice del blog Bossy parla del suo approccio al free bleeding (trovate l’articolo qui).  Racconta che non è stata un’esperienza molto piacevole, nonostante un flusso leggero; e di come abbia preferito rimanere dentro casa per evitare di macchiarsi e macchiare. Sposa la causa perché ha avuto modo di riflettere su come sia fortunata nel poter scegliere se indossare o meno un assorbente, in quanto ci sono donne che, a causa del prezzo elevato, non possono comprarli e sono costrette ad auto imporsi il “sanguinamento libero”.

La seconda testimonianza (articolo qui) mi ha lasciato parecchio titubante, e ho trovato da ridire in diversi punti. Partiamo dalle considerazioni positive. La ragazza parla di come, grazie a questa esperienza, si sia sentita in armonia con il proprio corpo:

Devo dire che è stata davvero piacevole la sensazione, che chiamerei quasi illuminazione, di sapere in ogni momento quando stavo o non stavo sanguinando. Mi sono sentita in armonia con il mio corpo, anche se ero sicura che ormai anche i leggings sarebbero stati macchiati e stavo per fare la posizione del bambino felice.

Ha inoltre capito di non aver bisogno di portare un assorbente per tutta la durate del ciclo e che se dovesse macchiarsi non è la fine del mondo:

Dopo tutto, credo che questo tentativo mi abbia aiutato a rendermi conto che non ho davvero bisogno di un assorbente per tutta la giornata. E che se per caso dovessi macchiarmi, non sarebbe poi un grande problema.

Le considerazioni che mi hanno lasciata un po’ perplessa, riguardano il modo in cui ha messo in atto questa pratica. La ragazza racconta di come abbia vissuto con la paura continua di macchiarsi, e di aver bevuto tanta acqua per andare in bagno a controllarsi ogni 30-40 minuti circa:

Uno dei consigli più importanti che ho ricevuto è stato di bere molta acqua. Così facendo, ti viene lo stimolo di andare in bagno più spesso e puoi controllare la situazione con maggiore costanza. E così ho fatto, ho bevuto senza sosta e ho fatto pipì ogni 30-40 minuti. […] Avrei anche potuto evitare di mettere il salvaslip, se fossi riuscita a bere tanta acqua e andare in bagno ogni 30 minuti circa. In pratica, mi sono resa conto che le protezioni che indossavo di solito erano preventive e forse esagerate rispetto al flusso di sangue che produce il mio corpo.

Mi chiedo che senso abbia liberarsi dell’assorbente e diventare vittima della propria vescica.

Altre cose che non mi sono piaciute del racconto riguardano delle considerazioni che potrebbero creare falsi miti:

La cosa strana è che mentre provavo il free bleeding, i crampi sembravano molto meno intensi. Non ho ovviamente la prova empirica che fosse dovuto a quello, ma sono stata comunque contenta di non dover prendere medicinali.

Sinceramente dubito che ci possa essere una correlazione fra assorbente e crampi. A questo punto, al posto di prendere antidolorifici o girare con borse dell’acqua calda, buttiamo l’assorbente… chi se ne frega!

Infine la ragazza racconta di come sia uscita senza preoccuparsi di sporcare in giro.  È andata al cinema, in palestra, a lavoro e al bar. Ha detto che stava provando il free bleeding e nessuno ha  battuto ciglio:

Quella sera avrei dovuto vedere un’amica in un bar. Quello era il primo vero test in pubblico, e la tensione iniziava a farsi sentire. Non volevo lasciare tracce di sangue sulle sedie del locale. Quale poteva essere la cosa peggiore che poteva accadermi, ho pensato: che qualcuno notasse una macchia di sangue? Non mi sembrava un grande problema, anzi, ero stranamente tranquilla che fosse quello il peggio. Così ho messo dei pantaloni neri e sono uscita.

Per fortuna il bar aveva degli sgabelli in pelle nera, un buon compromesso nel caso in cui il trucco di bere molta acqua non avesse funzionato. Ho ordinato una birra e fatto subito pipì dopo il primo giro, per aprire le dighe. Non ho avuto problemi, a parte qualche piccola traccia. Ovviamente la mia amica ha subito detto a tutti che stavo provando il free bleeding e nessuno mi è sembrato troppo sconvolto o schifato dalla cosa. Ci hanno persino provato con me.

Tralasciando che mi pare assurdo che nessuno si possa essere lamentato, io credo che imporre il free bleeding a chi incrocia il nostro cammino e può venire a contatto con le nostre “tracce” non sia la strada migliore per abbattere i tabù legati alla mestruazioni: per un fattore igienico sanitario, non tutte le persone sono sane, e lasciare sangue sul sedile dell’autobus o in uno sgabello al bar non lo trovo consigliabile; Per rispetto, a meno che, chi pratica free bleeding non vada girando con disinfettante e pezzetta per pulire dove sporca.

Per quanto mi riguarda non credo che praticherò mai free bleeding. Non penso che un assorbente sia uno strumento di coercizione, anzi lo trovo un valido aiuto. Non provo vergogna nel momento in cui mi macchio, succede a tutte, perché vivo il mio ciclo mestruale come una cosa naturale. L’assorbente mi serve per sentirmi più pulita e per evitare di dover rovinare dei vestiti. E sono sicura che, nel momento in cui mi dovesse venire a noia, ho diverse alternative: la coppa mestruale, gli assorbenti lavabili, gli assorbenti di cotone. Capisco il free bleeding utilizzato come strumento per trovare un’armonia con il proprio corpo, ma non lo sporcare volutamente in giro.

Evoluzione del movimento

La pratica del “sanguinamento libero” ha subito nel corso degli anni una vera e propria evoluzione. È partita come una protesta che ha messo in evidenza delle problematiche reali che le donne sono costrette ad affrontare: il costo elevato degli assorbenti, l’impossibilità per alcune di comprarli, il considerare il ciclo una cosa sporca e impura, la vergogna nel parlarne, le difficoltà che vivono le donne di alcune culture diverse dalla nostra, ecc.. ecc.. .

Si è trasformata in un modo per cercare di vivere in armonia con il proprio corpo e, infine, è diventata una farsa cattura like e views:  se cercate l’hashtag #freebleeding su instagram, la vostra bacheca si riempirà di foto di donne che cercano di emulare l’istruttrice di yoga o Demetra. Ho trovato post con facce imbrattate o con bocche ricolme di sangue colante; altre con gambe e braccia spalmate di sangue, manco fossero le immagini di un film splatter di bassa categoria.

E così da protesta sensata, finalizzata a combattere problemi reali, il free bleeding è stato spogliato del suo significato. Le persone che hanno fatto ciò non hanno contribuito ad abbattere gli stigmi legati al ciclo mestruale, a causa loro il free bleeding  è diventato una moda bislacca e disgustosa, che si pensa sia stata lanciata dalle “pazze femministe”. Hanno mostrato una realtà distorta, a differenza, per esempio, di Rupi che ha creato un vero e proprio progetto fotografico con l’obiettivo di far vedere la quotidianità di una donna durante il ciclo mestruale, senza sconvolgere, esagerare o disgustare.

Dare “visibilità” al ciclo è giusto, ma sarebbe opportuno farlo attraverso un’informazione veritiera, corretta e consapevole. E non con dei gesti che generano in chi guarda (e probabilmente già considera il ciclo come sporco) disgusto. A cosa porta alimentare l’idea di schifo? Secondo me, a un bel niente.

Il free bleeding ha valenza positiva nel momento in cui è una protesta con un obiettivo concreto, come hanno fatto Charlie Edge o Kiran Gandhi. Diversamente, se serve solo per incrementare like o views utilizzando foto che puntano a disgustare, fate un favore alle donne: trovatevi un’altra causa per cui lottare.

Articoli Correlati:

  1. Lo spauracchio delle mestruazioni
  2. Il tabù delle mestruazioni

3 commenti

  1. D’accordo su tutto! Direi che la degenerazione della pratica è un altro effetto negativo dei social network, che fomentano l’esibizionismo fino a livelli assurdi. Per quanto mi riguarda anch’io dovrei avere un motivo veramente valido per non portare l’assorbente!

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  2. Penso che ogni tanto si perda il senso delle cose. Una sacrosanta protesta perde il suo valore quando degenera. Ci sono tempi e modi per evidenziare un problema, stimolare dibattiti, ritrovarsi con abiti macchiati che richiedono poi un’attenzione particolare nel lavaggio, sporcare in ogni dove mandando all’aria le normali norme igieniche, bere acqua in continuazione per far pipì!?! Mah! È come dire tenetevi i capelli bianchi, i peli sotto le ascelle, sulle labbra, non mettete il deodorante ecc ecc. Questo è discutere, confrontarsi? Ho seri dubbi…

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