“Diventare uomo” a 17 anni: è davvero una buona notizia?

La notizia

Stamattina alla radio ho sentito la notizia che ad una ragazza di diciassette anni, Alessia, è stata data l’autorizzazione ad operarsi per cambiare sesso, perché “si sente maschio” da quando ne aveva dieci e l’isterectomia garantirà il suo “benessere psicofisico” (la mastectomia praticata in Spagna nel 2017 evidentemente non era bastata). I giornalisti si rallegravano del fatto che la famiglia e i compagni di scuola appoggiassero la sua “scelta” e dicevano che, se una persona transgender soffre da morire nel corpo che le è toccato, prima può cambiarlo meglio è.  (A che età pensavano? Magari cinque anni?) Che il benessere psicologico si conquisti a spese della salute fisica, e che bambini e adolescenti siano diversi dagli adulti, non importa, e i genitori che non la pensano così sono tacciati di transfobi in ogni caso. Sono le idee diffuse da…

…L’impero transessuale

E’ il titolo di un libro di Janice Raymond (per la precisione, The transsexual empire; in italiano è inedito) pubblicato quarant’anni fa. Oggi è diventato un libro proibito, ma vale la pena leggerlo, perché è molto documentato, empatico e, letto oggi, suona profetico.

L’ “impero” a cui si riferisce Raymond è l’insieme di interessi scientifici, sociali ed economici che si sono formati intorno alla questione della transessualità. Interessi di tipo spiccatamente patriarcale.

Secondo Raymond, la disforia di genere è un problema sociale nato dal patriarcato ed andrebbe affrontato a livello sociale, cioè eliminando gli stereotipi di genere. Su questo in parte si sbagliava, perché la disforia come disturbo esiste, ed oggi si riconosce che ha cause complesse, anche se gli stereotipi di genere senza dubbio contribuiscono ad aggravarla. Quel che bisogna chiarire è che sentirsi “nati nel corpo sbagliato” non significa esserlo, perché la disforia è una forma di alienazione dal proprio corpo, appartenente alla stessa famiglia, per esempio, dell’anoressia nervosa. L’idea che sia curabile non aiutando le persone che ne soffrono a riconciliarsi con il proprio corpo, ma cambiandolo, è stata diffusa dall’ “impero transessuale”, che ha tutto l’interesse a studiare il modo, in ultima analisi, di fare a meno delle donne, anche per la riproduzione. Oggi, mentre si sterilizzano migliaia di ragazze come Alessia, si effettuano trapianti di utero su uomini per metterli in grado di avere figli da soli. L’impero è arrivato in Italia anche con i farmaci che bloccano la pubertà, che sono stati autorizzati dall’AIFA nell’aprile dell’anno scorso. Sui loro effetti indesiderati, sul fatto che non siano stati sperimentati adeguatamente, e sul business che questo rappresenta ora che le persone adulte non vogliono più passare per la transizione medica, ha già scritto Raquel Rosario Sánchez nell’articolo Le figlie di nessuno, che ho tradotto recentemente per questo blog, ma non troverete queste informazioni, per esempio, qui .

Possibile che non esista un metodo di cura migliore del ricatto: o la salute o la vita, portato avanti con l’inganno?

Ormai guardare alla questione della transessualità da un punto di vista femminista è diventato una bestemmia, ma chiedersi che diavolo vuol dire “essere nati nel corpo sbagliato”, “sentirsi donne” e “sentirsi uomini” in una società patriarcale è assolutamente necessario, oggi più di prima, anche perché ci sono di mezzo persone minorenni. Io una volta ho provato a pensare com’è “sentirsi donna” e non ho trovato niente! Il dubbio che questo “sentirsi donna” o “uomo” poggi, oltre che sulla disforia, su di un rifiuto del proprio ruolo sociale, o su una mancata aderenza agli stereotipi, per di più condannata e stigmatizzata dal mondo esterno, a cominciare dalla famiglia, rimane.

Il caso di Alessia

Ho letto la storia in quest’articolo.

Certo, questa ragazza è stata seguita, la decisione di autorizzare l’ intervento non è stata presa alla leggera, e non è stato evocato lo spettro del suicidio, ma quando si tratta di transessualità i criteri normali di giudizio vengono sempre capovolti: di solito non si ricorre ad interventi chirurgici demolitori solo quando la vita di una persona è a rischio, e con la consapevolezza che rappresenteranno comunque una grave ferita emotiva per chi li subisce? Davvero una mutilazione radicale e irreversibile può dare pace? Non è una forma di autolesionismo per interposta persona da parte di chi la chiede, e un’ennesima manifestazione di misoginia da parte di chi la pratica? Ci sono persone che imparano a convivere con malformazioni terribili: davvero è così difficile convivere con un corpo del sesso diverso da quello che si vorrebbe?

Altra questione: il rapporto dello psichiatra dice che la ragazza si è dimostrata consapevole delle conseguenze “legali, ma soprattutto affettive e relazionali” della sua decisione. Le conseguenze mediche non sono menzionate. Le hanno detto che dovrà prendere testosterone per tutta la vita, e che questo può avere conseguenze gravi sulla sua salute (rimando di nuovo all’articolo di Sánchez)? Ancora: la madre testimonia che sua figlia è stata malissimo da quando ha cominciato ad avere le mestruazioni. Evidentemente il suo psichiatra non ha nessuna formazione in genere, altrimenti gli sarebbero venute subito in mente, per fare solo un esempio, le pagine del Secondo sesso in cui si descrive il trauma rappresentato dalla prima mestruazione per milioni di bambine, non perché fossero tutte uomini senza saperlo, ma perché segnava l’ingresso in una femminilità che era sinonimo di dipendenza, vulnerabilità e sottomissione. Dall’anno in cui è stato pubblicato il libro di Simone de Beauvoir, le cose non sono cambiate poi così tanto, soprattutto in Italia (il paese industrializzato più disuguale insieme al Giappone), anche se ci piace pensare il contrario. Che la disforia di genere di questa ragazza possa essere nata da questo non sembra essere stato preso in considerazione. Lo psichiatra ignora anche, evidentemente, l’esistenza delle persone “de-trans”, che aumentano sempre di più. Molte sono giovani donne, che hanno cambiato sesso nell’adolescenza e poi hanno capito di aver commesso un errore e hanno ripreso la loro identità di nascita, ma trovandosi sterilizzate, mutilate e con problemi più o meno gravi di salute. La comunità trans e l’impero transessuale, in piena armonia, le evitano come la peste, le emarginano e le mettono a tacere, come si fa con chi racconta verità scomode. Temo che tra qualche anno anche Alessia sarà una di loro, e mi chiedo se allora troverà qualcuno disposto ad ascoltarla.

Irene Starace

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3 commenti

  1. Chiedo perdono, ma prima di scrivere un articolo di questo tipo, non si dovrebbero fare accurate ricerche?
    Un esempio su tutti: c’è una grande differenza tra disforia e disturbo.
    Nel DSM IV, il transessualismo era tra i DISTURBI MENTALI (come appunto, l’anoressia) mentre nel DSM V è stato eliminato da tale asse, ed è definito come una disforia. E’ stata una conquista, e sono convinta che il riesame del DSM apporterà ulteriori modifiche in questo senso, poichè questo accadeva nel 2013, e per nostra fortuna ci sono stati cambiamenti significativi.

    Vorrei evidenziare anche l’uso del termine “autolesionismo” per parlare della scelta di cambiare (anzi, di andare verso) il proprio sesso. Questo è indice di scarsa conoscenza del problema dell’autolesionismo, nonchè della differenza che intercorre tra esso ed un’operazione chirurgica.

    In ultima battuta…ha mai parlato con un uomo o una donna che devono convivere con un corpo che non riconoscono come loro?
    E pensa sia giusto paragonare una malformazione al desiderio di cambiare, anzi, ripeto, di andare verso se stessi?
    E in base a quale perizia psicologica e psichiatrica è in grado di dire che Alessia andrà ad arricchire il gruppo dei/delle de-trans? Ha avuto accesso alla documentazione?
    Io penso che decisioni simili non vengano fatte sulla base di un capriccio.
    Posso, da madre, pensare che avrei consigliato a mia figlia di aspettare ancora qualche anno, ma non conosco QUELLA esatta situazione e per questo non mi permetto di giudicarla o di effettuare pronostici.

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    • Certo che ho fatto delle ricerche, e ho espresso un timore, fondato sulla conoscenza di molte altre storie simili, non un pronostico scritto nel bronzo. E non ho mai usato né la parola, né il concetto di “capriccio”.
      Anche gli aggiornamenti del DSM possono essere influenzati da politiche e ideologie e l’impero transessuale è molto potente. Io, da persona pensante, non posso fare a meno di ritenere un disturbo il credersi appartenente al sesso opposto. Se si trattasse di qualsiasi altra illusione, sarebbero tutti d’accordo, ma in questo caso no. E’ un altro esempio di come i criteri normali di giudizio si capovolgono quando si tratta di transessualità. In ogni caso, ci sono anche studi che rilevano che nella maggior parte dei casi la disforia di genere si manifesta insieme ad altri disturbi: https://www.cambridge.org/core/journals/the-british-journal-of-psychiatry/article/psychiatric-characteristics-in-transsexual-individuals-multicentre-study-in-four-european-countries/843A9ADA9A802BBFA62E71E9323999A9 Come italiani, compatrioti di Franco Basaglia, questo non ci dovrebbe spaventare: dovremmo aver imparato ad avere un approccio umano al disagio mentale, e anche a distinguere tra questo e il prendere alla lettera tutto quel che la persona con disagio dice. Non c’è neanche nessuno studio che convalidi l’esistenza del “sesso della mente” e di un’incongruenza tra mente e corpo, e il ricorso alla chirurgia di solito peggiora la salute fisica e mentale delle persone con la disforia di genere: https://lascapigliata8.wordpress.com/2018/03/23/gender-reassignment-pipeline-a-psychologists-experience/. Di “andare verso se stessi” non c’è niente, se non l’illusione della persona che soffre, accuratamente sfruttata da un sistema senza scrupoli. Permettere ad adolescenti minorenni di cadere nelle grinfie di questo sistema è irresponsabile e criminale.

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  2. Forse non sono all’altezza di commentare, però ho fatto il medico per una vita e mi sono occupato per moltissimi anni di medicina naturale. Il mio cavallo di battaglia era l’ipnosi medica. A mio modesto avviso i chirurghi spagnoli che hanno amputato il seno della ragazza sono dei criminali… e lo diventeranno anche i chirurghi che eseguiranno l’isterectomia. Questa ragazza vivrà molto male. Avrebbero dovuto trovare, a suo tempo, un valido psicoterapeuta. I giudici del tribunale? Credono alla favole e sicuramente se ne lavano le mani facendosi scudo delle perizie di psichiatri ed endocrinologi dei quali non posso conoscere la capacità professionale.
    Questo dopo quanto ho letto. Forse mi son sbagliato.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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