Il sessismo che perdura

Ho iniziato la mia attività da blogger quasi dieci anni fa. Facevo parte di un collettivo che aveva l’obiettivo di denunciare il sessismo presente nei media, nelle pubblicità, nella società. Con l’aiuto di una rete attiva e sensibilizzata alle suddette tematiche, siamo riuscite a far togliere pubblicità che sessualizzavano il corpo delle donne e mercificavano quello dei bambini. Per ogni pubblicità tolta, però, ne spuntavano altre dieci uguali se non peggiori. Il sesso vende, questo è uno dei comandamenti principali di chi viene assoldato per promuovere un prodotto. E nel tempo ne ho visto davvero di tutti i colori: culi che promuovevano post-it, donne procaci in succinti bikini vendere pneumatici, rappresentazioni allegoriche di stupri di gruppo per un paio di jeans.

Tante volte sembrava una lotta contro i mulini a vento, ma poi qualcosa si è mosso. Diversi marchi hanno adottato una politica diversa: alcuni hanno continuato a utilizzare il corpo femminile, ma lo hanno contestualizzato e hanno abbandonato lo standard di perfezione che si può raggiungere solo con  photoshop; altri invece hanno semplicemente proposto roba diversa.

Vi lascio qualche link di articoli scritti negli anni:

  1. L’utilizzo del corpo delle donne nei media e nelle pubblicità
  2. Lavatrici sessiste
  3. Il comune di Cosenza fa rimuovere una pubblicità sessista dalle strade
  4. Come si costruisce l’immaginario collettivo: dai culi rotanti alla buona biancheria

Perché questo sermone che manca solo di un “…ai miei tempi”? Perché scorrendo le notizie, trovo un articolo che denuncia l’ennesima pubblicità sessista, uguale ad altre mille che si sono alternate negli anni: una donna ammiccante in costume da bagno in una pubblicità di olio lubrificante per auto.

Pubblicità contestata – Fonte milano.repubblica.it

Le domande sono sempre le stesse:

  1. Cosa c’entra il corpo di una donna con la pubblicità di un olio per auto? Tralasciando la posa che implica tutt’altro, l’immagine avrebbe potuto avere un senso in una pubblicità di costumi da bagno, di olio sì, ma per il corpo.
  2. Il destinatario della pubblicità è palesemente il maschio eterosessuale. Ma solo loro comprano olio lubrificante per auto? Boh…
  3. Ma possibile che esistano ancora aziende che pagano pubblicitari che usano questo format così datato e contestato? Ormai siamo così bombardati da questo genere di immagini, che ci passiamo accanto senza farci neanche più caso: Oh una bella donna in preda a uno spasmodico orgasmo, sai che novità… dov’è la scritta “Te la do gratis?”, oh, non c’è. Non li avranno pagati abbastanza. 

La pubblicità è comparsa a Milano su viale Forlanini (ma a quanto pare gironzola un po’ in tutta Italia… ndr) e la denuncia è partita dal gruppo Facebook ‘La pubblicità sessista offende tutti’; che, oltre a stigmatizzare la scelta dell’azienda di oli lubrificanti per auto – commenta: “Complimenti al Comune di Milano: non dimentichiamo che aziende e pubblicitari possono fare questo perché c’è qualcuno che dà le concessioni”.

Viene, giustamente, tirato in ballo il Comune di Milano che, già da qualche anno, ha approvato un regolamento per evitare pubblicità volgari e offensive negli spazi pubblicitari del Comune. Diana De Marchi, consigliera comunale del Pd e presidente della commissione Pari opportunità, dopo le varie proteste risponde: Cerco di capire se questo spazio è del Comune: purtroppo possiamo intervenire solo in quel caso”

Attendiamo fiduciosi risvolti positivi.

Ormai credo che l’unica carta da giocare sia proprio questa, fare leva sulle amministrazioni comunali. Si fa tanto per rendere più belle le città e i paesi, e cartelloni del genere, che già di per sé non sono bellissimi da vedere, vanno a imbruttire le strade. Passeggi e ti ritrovi inondato di tette e culi, tante volte senza neanche un volto, manco fossi sopra un sito internet a guardare un film pirata. La differenza tra Jessica che sta a 1 km da te e la tizia godereccia che promuove olio per motori è che della prima puoi chiudere la finestra e non vederla più, la seconda rimane fin quando non l’andrà a sostituire il prossimo culo che vende, chessò, dentifricio.

Le pubblicità sessiste rappresentano un’offesa sia nei confronti della donne, in quanto vengono usate come pezzi di carne che- teoricamente- dovrebbero rendere più appetibile un prodotto; che degli uomini, che sono visti come degli animali facile preda degli istinti dettati dai loro organi genitali, che si lasciano convincere da un bel culo nel comprare una determinata marca.

Non c’è niente di normale nel continuare a vedere cartelloni che mercificano il corpo delle donne, sono solo sinonimo di ignoranza, poco rispetto e abbrutimento culturale.

Fonte: milano repubblica.it

***Aggiornamento del 21 Novembre 2018***

A Milano le proteste sono scoppiate subito da parte delle associazioni che sorvegliano eventuali contenuti sessisti nelle pubblicità. La segnalazione arrivata alla consigliera comunale Diana De Marchi ha portato a un’iniziativa immediata per la rimozione. “Sono immagini fortemente volgari e allusive – spiega De Marchi – Abbiamo subito indagato per capire chi le aveva fatte e se fossero in spazi del Comune. Abbiamo chiesto alla concessionaria di rimuoverle immediatamente, ai sensi del regolamento sulle affissioni pubbliche che vieta le comunicazioni di carattere sessista e discriminatorio”.

I cartelloni quindi già domani saranno eliminati.

Fonte: milano.repubblica.it

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