Né calma né zitta!

“Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna si calma”: commento su Rimini, mediatore culturale rischia il posto.
Pubblicato sotto un articolo sul brutale episodio di Miramare, è stato scritto da un dipendente di una cooperativa che si occupa di accoglienza.

Questo è l’inizio dell’articolo a cura di Caterina Giusberti pubblicato oggi, il 28 agosto 2017, sulla pagina della cronaca de La Repubblica di Bologna.

Ebbene, l’incredulità che ho provato nel leggere le parole e il conseguente significato della frase, che riporto per intero scritte su facebook dall’operatore culturale Abid Jee : “Lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale ha lasciato subito il posto all’indignazione e alla rabbia come donna ed essere umano.

La misoginia della frase mi ha colpita nel profondo, facendomi sorgere tutta la preoccupazione per la gravità che implica: minimizzare l’odioso stupro perpetrato da quattro delinquenti su una donna, relegando la donna in questione a “femmina” se non ad animale da “domare”. Infatti è questo il rimando a luoghi comuni appartenenti al passato, che dopo tutte le lotte e le conquiste femministe avvenute, credevo di non dover udire mai più. Uno squallido retaggio appartenuto alla più becera categoria di maschilisti, che giustificavano il “prendere” una donna con violenza, come un “atto dovuto” per domarla.

La negazione totale del riconoscimento della donna in quanto individuo, a cui si aggiungeva la vischiosa complicità degli altri uomini.

Ed è questo che mi fa inorridire: di fronte allo stupro di questa povera ragazza da parte di quattro delinquenti, striscia nelle parole di Abid Jee, 24 anni, che dal dicembre 2016 lavora come mediatore culturale per la cooperativa bolognese Lai-Momo, la repellente vischiosità di quella stessa complicità.

Il signor Abid Jee rischia il licenziamento? A me pare poco, dovrebbe rischiare il carcere per l’offesa nei confronti della vittima di stupro e di tutte le donne! E poi, scusate, ma a che titolo questo Abid Jee svolge l’attività di mediatore culturale? Sul portale degli Studenti si legge che:

Il mediatore linguistico culturale non è soltanto un interprete che traduce da una lingua ad un’altra, ma esercita una vera e propria funzione di orientamento culturale nei confronti degli immigrati. Deve avere un’ottima conoscenza della lingua italiana e di almeno una delle lingue delle minoranze etniche maggiormente presenti nel territorio in cui si trova a operare, possiede una conoscenza approfondita del settore di competenza, che potrà essere giuridico, educativo, sanitario o amministrativo. Il principale compito del mediatore che lavora in strutture comunali è quello di conoscere alla perfezione i servizi che la città offre: casa, lavoro, servizi sociali, sanitari, avvocati, difensori d’ufficio, magistrati, questura, scuola. Offrirà inoltre consulenze a singoli utenti o gruppi di immigrati, per aiutarli ad integrarsi nella vita del Paese in cui hanno deciso di vivere.”

Circa la formazione: “Non c’è un percorso univoco per diventare mediatore culturale. La via più semplice è, con il diploma di scuola media superiore, seguire un corso di specializzazione organizzato dagli enti locali o dalla regione (quasi sempre gratuito) che rilasciano una qualifica di mediatore culturaleoltre naturalmente ai corsi universitari riconosciuti.

Ebbene, vorrei sapere quali qualifiche possiede per svolgere questo lavoro Abid Jee, e con quale criterio la cooperativa bolognese Lai-Momo affida e ha affidato il ruolo di mediatore culturale al signore in questione.

La cosa si rivela ancora più grave considerando che il mediatore culturale ha fra i sui compiti quello appunto dell’orientamento culturale nei confronti degli immigrati, quindi un comportamento atto all’incoraggiamento sessista e privo del rispetto nei confronti delle donne è inammissibile, ed è molto importante sottolinearlo specie se si ha a che fare con immigrati provenienti da paesi in cui la condizione della donna versa in stato di sottomissione e degrado sociale.

E le nostre rappresentanti politiche? Che cosa fanno in merito a questo grave episodio nei confronti di una vittima di stupro? Per quanto ne so, l’unica ad essersi pronunciata pubblicamente è Lucia Borgonzoni, consigliera comunale della Lega Nord e candidata sindaco del centrodestra alle ultime amministrative: “È una frase di una gravità inaudita e il fatto che a questo ragazzo sembri normale scriverlo mi preoccupa e non poco, per questo farò segnalazione in questura. Un’altra utente mi ha detto di averlo subito segnalato agli amministratori di Facebook. Se poi davvero lavorasse per la Cooperativa Lai-momo, auspico che venga allontanato immediatamente. Farò una serie di interrogazioni, sulla scelta e controllo dei mediatori culturali in città”. La Borgonzoni si dice pronta a denunciare il giovane.

Solo lei? Le altre dove sono? Non esiste colore politico e partitico, qua esiste solo rivendicare la dignità delle donne, ricordatevelo signore politiche!

Riquadro: i fatti

Continua la caccia al branco dei quattro stupratori che, venerdì notte, a Rimini, ha tenuto in ostaggio due polacchi, un ragazzo e una ragazza, stuprando ripetutamente lei e picchiando lui, e ha poi violentato anche una trans peruviana. Gli investigatori della polizia di Rimini hanno ormai pochi dubbi sull’identità dei quattro autori del reato. Come riporta il Corriere, la Stupro di Rimini, la caccia ai quattro è a buon punto grazie alla pista delle impronte e delle celle telefoniche.

La giovane polacca violentata è stata sentita più volte dagli investigatori così come la prostituta che per prima ha soccorso i due turisti polacchi. I due giovani brutalizzati, entrambi universitari, sono in ospedale a Rimini. Lui è stato massacrato di botte e ha gravi ferite al volto. Dovrà subire un’operazione al setto nasale. In ospedale, per visitarli, si è già recato il viceconsole polacco, Bartosz Skwarczynski, arrivato da Milano. Il Comune di Rimini si è offerto di pagare il viaggio di rientro dei ragazzi e la città si è stretta intorno alle vittime. Diversi albergatori si sono offerti di ospitarli.

Silvia Lorusso

 

4 commenti

  1. Ho letto anche io questo commento (purtroppo) e per un momento credevo di aver letto male… Già la frase di per se è gravissima, ma detta da un mediatore, quindi da una persona che ha un certo audience o comunque da una persona che ha potere di dire queste cose, è ancora più grave.

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