La Bella e la Bestia: la recensione del nuovo remake della Disney

Finalmente ieri, 16 Marzo, dopo una campagna pubblicitaria martellante, è uscito nelle sale italiane il remake dell’omonimo film della Disney: La Bella e la Bestia.

La storia trae le sue origini da una vecchia fiaba della quale esistono varie versioni attribuite ad autori diversi.
Per molti, cresciuti a pane e  Disney, questo film rappresenta un tuffo nel passato in quanto abbiamo già ammirato Belle volteggiare nel salone durante il ballo e chiacchierare amabilmente con un candelabro.  Nel 2017 diventa un colossale musical, fatto di essere umani ed effetti digitali veramente straordinari. Inoltre presenta, nonostante una cornice tipicamente rococò, una società più moderna per etnia e orientamento sessuale.

La storia è ambientata a Villeneuve, un paesino immerso nella provincia francese, dove la vita scorre lenta e monotona. Belle, figlia di Maurice, un eccentrico artista locale, sogna per sé una vita diversa e conta i giorni che la separano da una fantomatica avventura. Un giorno, dopo essere stato attaccato da un branco di lupi sulla strada del mercato, Maurice trova rifugio in un castello in rovina, non sapendo che quel luogo oscuro e misterioso è in realtà la dimora di una temibile Bestia. Il padrone del castello, su tutte le furie per l’intrusione, rinchiude il malcapitato in una torre gelida e Belle, vedendo ritornare solo Philippe, il loro cavallo, si mette alla sua ricerca. Arrivata al castello scopre che l’unico modo per liberare il padre è prendere il suo posto: la ragazza finisce ospite forzato di quel luogo maledetto, dove gli abitanti hanno le sembianze di oggetti d’arredo parlanti e il loro padrone è un mostro sgarbato e senza cuore. Ma lei, che è di temperamento forte e coraggioso, non si piega agli ordini che le vengono impartiti e non perde occasione per farsi valere. Solo dopo una disavventura nei boschi e un salvataggio tempestivo, la diffidenza iniziale si dissolve e Belle scorge, sotto la spessa pelliccia e l’aspetto animale, il lato più gentile e generoso della Bestia, scopre di condividere con lui la passione per i libri e fra i due nasce una tenera amicizia. Il candelabro Lumière, l’orologio Tockins, la teiera mrs Brick e tutti gli altri, cominciano a sperare che Belle sia davvero quella giusta, la ragazza che con la forza del suo amore potrà spezzare l’incantesimo.

Il film è davvero molto bello, risulta piacevole per chi, come me, non è amante dei musical ed è, inoltre, molto fedele al cartone del 1991; praticamente ricalca le stesse scene e i medesimi dialoghi.

I temi trattati sono molteplici fra i quali il diritto all’ autodeterminazione: Belle è una ragazza che viene definita strana perché è curiosa, legge, non cede all’avances del macho ed è molto coraggiosa; la bellezza interiore: la storia invita a guardare aldilà dell’aspetto fisico e a non giudicare frettolosamente; l’importanza dell’istruzione: Belle è l’unica ragazza del villaggio che sa leggere e per questo viene guardata con disappunto, però sa che proprio questa sua caratteristica la porterà lontano; Il non curarsi dei giudizi della gente ed essere fieri di ciò che si è, non omologandosi così a ciò che lo società vorrebbe; l‘identità sessuali diverse: quando Miss Guardaroba veste da donna tre ceffi uno di loro si gira con un sorriso e lei gli dice “devi essere ciò che sei”, lo ritroveremo poco dopo a danzare con  Le Tont, il quale sembra che al’inizio del film, sia innamorato di Gaston. Una vera e propria rivoluzione in casa Disney anche  se non è stata ben vista da alcuni: un cinema dell’Alabama ha deciso di bandire il film dalla sala, in Russia è stato chiesto il divieto dei minori ai 16 anni e in Malesia l’uscita è stata posticipata a data da destinarsi.

Quindi, ricapitolando: belli i temi trattati, la colonna sonora, le ambientazioni, i costumi; fantastica  anche l’interpretazione dei vari personaggi (La Bestia è a dir poco adorabile); nel mobilio troviamo persino Gandalf… pardon Sir Ian McKellen.

Però, sta per arrivare il ma… Nonostante Belle ha rappresentato un’eroina ante litteram rispetto alle vecchie principesse, è bene contestualizzare la fiaba nel periodo in cui è stata scritta, ovvero nel 1700. I valori e le considerazioni sulla donna e il suo ruolo erano ben diversi da quelli di oggi.  Purtroppo non apprezzo il fatto che si innamori di quello che è il suo carceriere: la storia suggerisce implicitamente come l’amore e la dedizione possano mutare un uomo violento e “bestiale” in un perfetto principe azzurro e non abbiamo bisogno di veicolare un messaggio del genere, soprattutto quando le donne muoiono a causa di femminicidi cruenti.

Perciò regalate ai vostri figli\e un film che comunque rapisce, affascina e lascia tanti buoni insegnamenti ma ricordate loro che nella realtà difficilmente le “bestie” diventano dei docili principi azzurri.

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