Artiste invisibili

La data dello scorso venerdì 4 novembre ha segnato una ricorrenza particolare, specialmente per chi come me è nata e vissuta a Firenze: sono trascorsi cinquant’anni  esatti dall’alluvione.

All’epoca, nel ’66, io avevo solo due anni e quindi non posso dire di avere alcun ricordo dell’accaduto. Non sono quindi qui a raccontarvi, per sentito dire, quello che sapete già, ma a fornirvi ulteriori elementi.

arnoCome noto, con la rottura dell’argine del fiume Arno si riversarono per le strade di Firenze 600.000 tonnellate di fango che sommersero quartieri storici come Santa Croce e San Giovanni; 14.000 opere d’arte furono travolte e danneggiate; 35 persone persero la vita (secondo il dato maggiormente condiviso), fra cui 4 bambini: Donatella, Giudalma, Leonardo e Marina.

Sono numeri e nomi che, per chi come me abita a Firenze, suonano familiari, come le tante piccole lapidi in marmo che, incastonate fra i palazzi e le strade della città, riportano il ricordo indelebile: “L’acqua dell’Arno arrivò qui”.

Ma esiste anche un’altra storia, che non viene quasi mai raccontata e che oggi mi preme  di farvi conoscere. Accanto agli “Angeli del fango” arrivati da tutta Italia, ma anche dall’estero, per aiutare la città e cercare di recuperare gli antichi capolavori d’arte alluvionati, ci fu una grande mobilitazione per donare alla città nuove opere d’arte che potessero “sostituire” quelle andate distrutte. Centinaia furono gli artisti locali e internazionali che risposero a questo appello e fra questi dozzine di artiste donne.  L’idea fu quella di far risorgere artisticamente la città, con il sogno di creare, con queste nuove opere, un “moderno Uffizi”.

Ma purtroppo le opere donate dagli artisti dell’epoca a tale scopo sono rimaste abbandonate nei magazzini: tanti piccoli tesori rimasti invisibili.

Esiste in proposito un bel film-documentario, che racconta l’alluvione e narra, anche con interessanti interviste, la storia di alcune di queste donne-artiste fiorentine che, nonostante le difficoltà del momento, trovarono il modo di creare una propria opera per la loro città. Il filmato s’intitola “Invisible Women: Forgotten Artists of Florence” (Donne invisibili: Artiste fiorentine dimenticate), è prodotto dall’AWA (Advancing Women Artist Foundation) e fa parte di un progetto più ampio creato da Jane Fortune, una signora americana, che con la sua fondazione porta a nuova vita, finanziandone il restauro, capolavori del passato creati da donne artiste rimaste ai più sconosciute: opere che languiscono nei sotterranei dei musei, dimenticate così come le loro esecutrici materiali.

Ho avuto la fortuna di conoscere Jane Fortune lo scorso anno, in occasione della proiezione a teatro di questo documentario. Una bella donna solare, sorridente, con i capelli sale e pepe raccolti in un semplice ma elegante chignon. Jane racconta che, arrivata da ragazza a Firenze per studiare Storia dell’arte, rimase stordita dalla bellezza della città e, terminati gli studi, rientrò a casa cambiata: Firenze le aveva dato così tanto, in termine di cultura e di approccio alla bellezza e al rispetto della stessa, che giurò che un giorno, “da grande”, avrebbe trovato il modo di rendere il favore a questa città.

E così è stato.

suoraFatale il suo incontro con l’opera di Suor Plautilla Nelli, considerata la prima donna pittrice fiorentina, le cui opere furono di ispirazione per artisti famosi come Andrea del Sarto e Fra’ Bartolomeo. Per quanto sconosciuta ai più, Plautilla è in realtà nominata anche dal Vasari il quale in un suo scritto sostenne come la Suora “avrebbe fatto cose meravigliose se, come fanno gl’uomini, avesse avuto commodo di studiare et attendere al disegno e ritrarre cose vive e naturali”. Plautilla cominciò invece a dipingere da autodidatta ed è rimasta “famosa” perché, avendo preso i voti a soli quattordici anni, nel 1538, e non avendo avuto la possibilità di conoscere il corpo umano maschile, i suoi Santi avevano sempre un aspetto femmineo.

Il Compianto sul Cristo morto, opera della Suora domenicana, è stato il primo restauro finanziato dalla fondazione AWA ed è visibile oggi nel Museo di San Marco a Firenze.

Suor Plautilla morì nel 1588 e le sono attribuite con certezza solamente sette tavole e una tela, ma tra le monache dell’allora Convento di Santa Caterina ebbe numerose allieve invisibili, le cui opere sono andate purtroppo perdute per sempre.

Martina Buzio

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