Senza meta, in cammino

Se mi stai leggendo […] molto probabilmente ami viaggiare.

Forse hai la possibilità di farlo, ma sei bloccato dalla paura; forse sei indeciso sulla meta perché vorresti vedere infiniti luoghi e nell’attesa della decisione non parti per nessuna; forse pensi che in solitaria non sarebbe bello o facile, ma non sai a chi chiedere di accompagnarti; forse hai solo voglia di sbirciare chi ha scelto uno schema di vita diverso da quello usuale…

Se però la tua voglia di partire è forte, se non sei un super programmatore dei tuoi spostamenti, se sei in grado di farti sorprendere dai luoghi e dalle persone, se sai adattarti e, se necessario, modificare repentinamente il programma… decidi dove raggiungermi… ed io condividerò volentieri parte del mio cammino con te J

Dal blog http://senzameta.eu/

foto-marzia-2Non so quale sia l’aspetto più spiazzante della storia di Marzia, 39enne di origine milanese che ha fatto del motto: “mollo tutto e parto” la sua vita. L’ha fatto per davvero: ha lasciato lavoro, famiglia, amici ed è partita. Si è spogliata di etichette e di doveri, si è privata di abitudini e di comfort e si è messa alla prova. Da sola. Non un viaggio di poche settimane per poi ritornare alla vita di sempre, ma una falsa partenza per una vacanza in Spagna per rimanere in cammino, senza meta e senza sapere quando sarà il ritorno.

L’anno della svolta è stato il 2012, la prova il Cammino di Santiago che non ti imbroglia (come fa la società), è spietato, ti sfinisce, ti mette davanti a uno specchio per mostrarti le tue fragilità […] ti destabilizza prima fisicamente, poi moralmente, poi psicologicamente, poi spiritualmente…

Panta rei, tutto scorre: il divenire è la legge ineluttabile del cosmo e Marzia le ha obbedito, abbandonando la staticità per abbracciare il movimento di anima e corpo. In più di 750 giorni ha attraversato Spagna, Portogallo, Nepal, India, Thailandia, Laos, Cambogia, Sri Lanka, Malesia e Singapore. Ha percorso stati, paesi, attraversato confini e cambiato monete, udito una babele di lingue diverse. Ogni chilometro, ogni incontro, ogni nuovo paese ha aperto un varco nei limiti mentali, ha eroso pregiudizi e spalancato nuovi orizzonti. Ogni meta è diventata un giro di boa. Marzia ha trasformato l’iniziale inesperienza (l’assenza di pianificazione, la non conoscenza dell’inglese e la poca padronanza della geografia), in una straordinaria opportunità di vita. Si è concessa il lusso della lentezza e la calma del respiro profondo, arrestando talvolta  il viaggio fisico per accelerare quello dello spirito, preferendo vivere i luoghi piuttosto che attraversarli.

Il dubbio, la paura, il pianto non hanno vinto sulla consapevolezza, la gioia e soprattutto sulla libertà di essere finalmente protagonista del proprio viaggio. A 35 anni ha capito di non essere padrona della propria vita: una laurea presa per dovere, una professione, quella d’architetto, dove a una donna è spesso richiesto di più e  quel “di più” alla fine non basta mai, una relazione che non decollava e una città, in questo caso Milano, che ti vuole attivo, proattivo e performante. Stop. Marzia aveva bisogno di se stessa, di (ri)trovarsi, di (ri)conoscersi. Il passo più difficile da compiere è stato probabilmente il primo: decidere di passare dalle parole ai fatti, concretizzare quella voglia incontrollabile di cambiamento in uno zaino in spalla, in una porta, quella di casa, che si chiude alle spalle. Iniziare a camminare, a guardare avanti, incominciare un viaggio senza meta, senza sapere come cavarsela ma sapendo cosa si sta cercando: l’amore. L’amore come forza immanente, che ci porta ad incontrare il prossimo, ad aprirci verso l’altro senza paura, senza innalzare barriere e muri. Forse è questo il messaggio più potente del viaggio di Marzia: una donna, un essere umano, che non ha paura. Il suo errare è fare filosofia: non finisce mai di meravigliarsi.

[…] il mio viaggio continua a sorprendermi, modellarmi e cambiarmi con il mutare dei luoghi. […] Mi stupisco di me. Mi stupisco di coloro che incontro. Mi stupisco del mondo. Mi stupisco della potenza della vita… quella vera… dove si è felici veramente con poco.

È partita in solitaria ma la condivisione era il suo traguardo. L’Uomo è la sua misura, il prossimo è uno specchio in cui riflettersi:

che sia un amico che mi ospita, una persona che incontro in ostello, uno sconosciuto che mi raggiunge, un viaggiatore che incontro, o persone che conosco nei luoghi che scelgo di visitare.

Non nasconde le difficoltà incontrate, come quando in India ha rischiato di morire, né gli ostacoli che si pongono a una donna che sceglie di viaggiare in solitaria. Circa due anni fa scriveva:

Oggi vorrei essere uomo per vivere più liberamente in viaggio, per avere uno zaino più leggero, per potermi fidare di tutti, per poter fare l’autostop, per essere più forte fisicamente, e per avere cuore e mente più leggeri. Quando ero casa contatattavo chi era in viaggio mi chiedevo perché fossero tutti uomini… oggi lo comprendo un po’ di più… ma non sarà questo a fermarmi.

Così, seduta sul treno, mentre realizza che è partita per davvero, Marzia ringrazia tutti: dai viaggiatori che le hanno dato preziosi consigli, a chi le ha fornito l’attrezzatura, a chi si è occupato dell’assistenza sanitaria e delle vaccinazioni, fino a quanti le hanno ricordato che presto sarebbe stata troppo vecchia per avere figli e che l’altra metà non si trova viaggiando. In tanti l’hanno derisa e scoraggiata ma lei non deve dimostrare niente a nessuno, non scappa da nulla, vuole solo continuare a pedalare per non perdere l’equilibrio. Potrebbe cadere, potrebbe non farcela, accorgersi che tutto è tremendamente più difficile di quanto abbia immaginato, però ci ha provato. Quantomeno non ha ceduto alla paura che immobilizza e cristallizza i sogni.

foto-marziaHa in sé l’umiltà dell’ospite e la determinazione di chi vuole lasciare la propria traccia: nel Nepal colpito dal terremoto ha donato coperte e garantito migliori condizioni igieniche ai bambini di un orfanotrofio e sempre ai più piccoli si è dedicata anche in Sri Lanka. I bambini le hanno insegnato che il mondo è unico, che non ha bisogno di classificazioni, che non si identifica con i colori della pelle o le scelte religiose […] che l’amore ha le stesse modalità in ogni parte del mondo, ed è proprio questo che permette l’incontro quando culture e lingue diverse sembrerebbero volerlo negare. Afferma di non avere mai avuto problemi a comprendere i bisogni dei bambini che non parlavano la sua lingua. Un sorriso, un abbraccio, una carezza, un bacio per augurare la buona notte o il buongiorno, hanno la stessa forma in tutto il mondo… e tutti i bambini del mondo ne hanno bisogno. A questa nuova latitudine e longitudine di vita, ha trovato alloggio in una casa famiglia gestita da un prete cristiano, padre Frank, e ha scoperto un paese proteso al futuro, là dove anche la donna cerca tenacemente di farsi spazio. E proprio rivolto alle ragazze che hanno terminato gli studi è il progetto cui ha preso parte Marzia: reintegrarle nella società, dar loro la possibilità di un riscatto, incoraggiandole da donna a donna e, quando necessario, sostenerle come un’amica, una sorella, una zia e una “mamma italiana”. Tutto questo è stato molto di più di un’esperienza di volontariato: si è trasformato in un impegno personale, in una scelta di vita.

Così, in undici mesi, forte anche di un breve ritorno in Italia, ha raccolto ben 8000 euro grazie ai quali ha garantito assistenza sanitaria, materiale scolastico, costruito bagni e fogne, ristrutturato aree di vita comune e contribuito ai lavori di ultimazione della chiesa. Tra i tanti post di viaggio corredati da fotografie che testimoniano l’avanzamento dei lavori, mi ha colpito la storia di Tharaka che ha visto divenire realtà il desiderio di una casa per sé e per la sua famiglia, perché la bellezza dei sogni è … poterli toccare, prima o poi. Mi hanno emozionato anche le “prime volte” che Marzia ha regalato alle ragazze: la prima volta al mare, la prima volta di una festa di compleanno, ma soprattutto la prima volta al cinema. E poco importa se l’edificio era vecchio, la pellicola di scarsa qualità, la storia semplice e priva di colpi di scena: le bambine, nei loro vestiti migliori e con pop corn e bibita alla mano erano felici. A bordo di tre mezzi diversi, erano arrivate con più di venti minuti di ritardo, ma i proprietari e gli spettatori hanno atteso che ci fossero tutte prima di iniziare. In quella circostanza, Marzia ha imparato che le prime volte esistono anche per lei, che, anzi, ci sono per tutti, ogni giorno, se scegliamo di non rimanere confinati nella meccanicità della vita. Questo non vuol dire prendere e mollare tutto, vuol dire essere consapevoli del valore delle giornate, tenere attivi i sensi, aprire cuore e testa.

Gli studi in architettura, dunque, le sono serviti anche dall’altra parte del mondo, così come l’esperienza di animatrice con i bambini, le ricette “rubate” nei ristoranti dove ha lavorato, la capacità di adattarsi e di vivere con l’essenziale sperimentate lungo il Cammino. La sveglia alle 5 di mattina per lavorare al mercato l’ha temprata contro le condizioni climatiche impervie, il corso di teatro è stato d’aiuto per mettersi nei panni degli altri, il volontariato presso il proprio paese l’ha abilitata per il primo soccorso. Si è lasciata dietro tutto, Marzia, ma ha portato con sé tutta se stessa, le esperienze passate e gli ammonimenti del papà che le ha insegnato a tesaurizzare tutto ciò che ha studiato e imparato perché, prima o poi, sarebbe potuto servirle e ha avuto ragione.

Ho contattato Marzia via Messenger in un giorno di fine settembre e con mia grande sorpresa mi ha risposto dopo pochi minuti. Sono stata colta dall’imbarazzo, avrei voluto farle tante domande, quelle cui avrà risposto decine e decine di volte (qual è la sua giornata tipo, con quanto vive al giorno, come si mantiene, se le manca il Natale, un piatto di pasta, gli amici, la famiglia, l’Occidente), ma cosa avrei mai potuto chiederle io, che l’esperienza più fuori dai canoni che ho vissuto è stata trascorrere un weekend in solitaria in Liguria, a circa due ore da casa. Mentre la rendo partecipe della sola cosa che potrebbe avere una parvenza di somiglianza con la sua vita, rifletto, però, che in effetti quel sabato e quella domenica ho fatto quello di cui avevo bisogno: andare (un po’) lontano da tutti e da tutto per ricaricarmi. Non avevo programmi se non quello di visitare posti nuovi e starmene da sola e invece mi sono trovata a condividere con alcuni ragazzi un sentiero di montagna che conduceva ad una spiaggia vista la mattina su una cartolina. Ho mantenuto i contatti in particolare con uno di loro che, oggi, a distanza di poco più di due anni, è il padre di mia figlia Cleide. Se partire per due giorni ha saputo dare una svolta alla mia vita, non posso immaginare quanto possa esserlo intraprendere un viaggio lungo più di due anni.

Alla fine ho chiesto a Marzia semplicemente come stava e dove si trovava. Non mi sentivo di chiederle altro. Era in viaggio, si trovava in Indonesia e stava per cenare. Io ero sul divano di casa, nella nostra patria comune e stavo sorseggiando del caffè dopo pranzo.

Oggi, leggendo qua e là il suo blog di viaggio, ripenso alle sensazioni che la nostra breve conversazione mi ha lasciato e quasi a risposta di tutte le domande che intendevo rivolgerle trovo queste poche righe:

[…] Io muto con il mutare dei luoghi. Ad ogni risveglio vedo una Marzia diversa che si riflette allo specchio. Attendo le rughe da anni ed mio viso sembra ringiovanire. La luce dei miei occhi si alimenta nonostante la mancanza di elettricità. Il mio sorriso è ormai un dato di fatto.

Penso allora che Marzia abbia davvero trovato uno dei significati più veri del carpe diem: ha imparato che ad ogni tramonto c’è un giorno che non tornerà.

Chiara

Trovate Marzia su Facebook:

Marzia D’Ascenzo

Senza meta-looking for love

e sul suo blog di viaggio

Fonti: quiqui e qui

 

 

 

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