Terribilmente donna: la tragedia e il talento di Irène Némirovsky

Siate terribilmente donna
Non vi accontentate mai di intuire, esigete di sapere
Irène Némirovsky

irene-nemerovsky1Occhi scuri, incastonati in uno sguardo antico, custode di segreti e contraddizioni.
E da quegli occhi un cuore insaziabile, riversato sopra la carta, tracciato a lettere scure, minute, esploso dentro un ballo che sembrava non finire mai, dentro una risata fresca, buttata dentro un bacio.
Un cuore rimasto a metà, divorato dal vento. Irène Némirovsky nasce l’11 Febbraio 1903 a Kiev, in quello che oggi viene chiamato yiddishland.
Il padre, Léon Némirovsky, nato in Russia da famiglia ebrea arrichitasi grazie al commercio di granaglie, aveva viaggiato in lungo e in largo, prima di farsi strada nel mondo della finanza e di diventare uno dei più ricchi banchieri dell’Est Europa.

Affidata alle cure di una governante francese, Irène trascorre un’infanzia infelice e solitaria. Il padre, che lei adora, è spesso occupato in viaggi d’affari o intento a scommettere ingenti somme al Casino; la madre la considera un compromesso necessario per salvaguardare il matrimonio, un prezzo da pagare verso il quale nutre, anzi, una certa avversione, identificando la nascita della figlia con la fine della sua bellezza e della sua gioventù. Per fuggire alla disperazione e alla solitudine, la piccola Irène si rifugia nella lettura e a 14 anni, quando la sua amata governante muore, inizia a scrivere.

Negli anni dell’adolescenza sviluppa un odio feroce nei confronti della madre; odio che emergerà spesso dalle sue maggiori opere, insieme al disprezzo per la comunità ebraica russa. Irène, infatti, pur essendo cresciuta in una famiglia di ricchi borghesi e senza mai nascondere le sue origini semite, ritiene che il maneggiare denaro e il conseguente accumulo di beni, sia qualcosa di infamante. Nei suoi libri utilizza ogni tipo di stereotipo negativo per delineare quella che lei definiva ‘gentaglia ebrea‘: cosa che, peraltro, le sarà rimproverata molti anni dopo dalla figlia, Elisabeth Gille durante un’intervista sul rapporto madre-figlia.
Ma torniamo a noi.

Irène cresce a San Pietroburgo, che, tuttavia, identifica come il cuore grigio e stantio della sua esistenza, divorato dal vento e marcito in acque putride.
Allo scoppio della rivoluzione d’Ottobre, il padre, convinto di mettere la famiglia al sicuro, decide di spostarsi a Mosca. Qui, tuttavia, gli scontri si fanno sempre più violenti: per cinque giorni i Némirovsky vivono reclusi nel loro appartamento, invisibile dalla strada, con un sacco di patate e alcune scatole di cioccolato e sardine come unico sostentamento. Durante una tregua ritornano a San Pietroburgo e da lì, travestiti da contadini, fuggono in Finlandia, dove si stabiliscono per un anno.
Anno in cui, per la prima volta, Irène vivrà serena e comincerà a scrivere le sue prime opere in prosa.
Dalla Finlandia si spostano in Svezia e poi in Francia, a Rouen. Qui  Némirovsky pubblica alcuni racconti su vari settimanali e, in seguito, il suo primo romanzo, David Golder, ottenendo da subito un grande successo.
Si laurea alla facoltà di Lettere della Sorbona con la lode e si dedica alla scrittura. Nel febbraio del 1926 esce la novella Un enfant prodige, una sorta di scrigno in cui la donna racchiude la sua visione della comunità ebraica e della vita tra Russia e Ucraina.
In Un enfant prodige, infatti, Irène dà vita al bambino ebreo Ismael, cresciuto in una catapecchia di Odessa, le cui incredibili doti di poeta precoce incantano un aristocratico di passaggio. Questi lo affida alla principessa la quale, tuttavia, lo considera alla stregua di un giocattolo o di un animaletto addestrato e se ne serve solamente per intrattenere i visitatori.
Una volta cresciuto, la società distrugge la sua originalità e Ismael smette di comporre. Viene respinto dalla principessa e costretto a tornare ad Odessa: qui nessuno lo riconosce e il giovane si suicida buttandosi nelle acque putride del porto.
In Francia, tuttavia, la scrittrice conosce un periodo meno amaro e trascorre la sua giovinezza tra serate mondane e ambienti lussuosi, senza alcuna preoccupazione economica.
Nel vortice di una delle numerose feste a cui ama partecipare, incontra Michail, ossia Michel Epstein con cui convolerà a nozze nel 1926.

Da questo matrimonio nascono due bambine: Denise, nel 1929 ed Elisabeth, nel 1937. Nel ’39, in mezzo ad un generale clima di psicosi antisemita, Irène decide di convertirsi al Cristianesimo insieme alle due figlie.

IreneTuttavia tale gesto risulta vano e, nel 1941, gli Epstein vengono dichiarati ‘ufficialmente ebrei’ dallo Stato francese e, come se non bastasse, sono considerati stranieri nonostante vivano in Francia ormai da molti anni.
Appena un anno prima, infatti, è stata promulgata una legge sui ‘cittadini stranieri di razza ebraica‘, la quale stabilisce che questi possono essere internati in campi di concentramento o obbligati al domicilio coatto.
Nonostante il battesimo, le sue figlie e lei sono costrette a portare la stella di stoffa gialla cucita sugli abiti e lei è costretta a pubblicare i suoi romanzi sotto due pseudonimi: Pierre Nérey e Charles Blancat. Nelle sue opere condanna la paura, la vigliaccheria, l’accettazione rassegnata delle persecuzioni e dei massacri da parte della popolazione francese conquistata e non si fa illusioni circa la propria sorte. Scrive infatti:

Per sollevare un così grande peso
ci vorrebbe la tua forza, o Sisifo.
Questa fatica non mi spaventa
ma la meta è lontana e breve il tempo.

Tra il 1941 e il 1942 inizia la stesura di Suite Francaise, romanzo nel quale traccia con incredibile lucidità e cinismo gli avvenimenti che attraversano la Francia. Il suo, è un progetto ambizioso: sogna un libro di mille pagine, costruito come una sinfonia divisa in cinque parti in base a ritmi e tonalità. Prende come modello la Quinta Sinfonia di Beethoven e si mette all’opera.

Tuttavia Irène sente, in una sorta di inquieto presagio, che la sua fine è vicina.

irene2Il 3 Giugno 1942 redige il suo testamento e dà disposizioni alla bambinaia a cui ha affidato le figlie perché possa prendersi cura di loro quando lei e il marito non ci saranno più. Insiste perché vengano seguite attentamente durante il percorso di studi e mette a loro disposizione la sua intera eredità.
Il 13 luglio viene arrestata e deportata al campo di sterminio di Birkenau, ma, debole e stremata, passa per il Revier, l’infermeria del campo in cui i prigionieri troppo ammalati per poter lavorare venivano ammassati e tenuti in condizioni atroci prima di essere destinati alle camere a gas.
Muore il 17 Agosto del 1942.
Il marito non si rende conto che la deportazione equivale, nella maggioranza dei casi, alla morte e scrive al maresciallo Pétain affinchè Irène venga riportata a casa. La risposta di questi è perentoria: nell’ottobre del 1942 anche Michel viene arrestato e trova la morte nel campo di Auschwitz, il 6 Novembre del 1942.
Inizia, quindi, una caccia alle due bambine che riescono però a salvarsi e continuano ad aspettare i genitori per tutta la durata della guerra e anche dopo, fino a quando non verrà fatta luce sulla loro sorte.

La storia di Suite Francais, ha dell’incredibile. L’opera, incompiuta, viaggia in una valigia con le due bambine e la loro tutrice per tutta Francia. Tale valigia non viene mai aperta, fino a quando Denise non decide di farlo e scopre il prezioso manoscritto. Tuttavia non riesce a leggerlo: il ricordo della madre e il dolore per la sua scomparsa sono strazianti e le impediscono di continuare per molti anni.
A un certo punto si accorda con la sorella, divenuta dirigente editoriale con il nome Elisabeth Gille e, insieme, decidono di decifrare la minuta grafia della madre e si rendono conto che quelle pagine non racchiudono un diario personale o semplici annotazioni, come avevano pensato, ma un romanzo veemente e implacabile, che traccia uno spaccato della storia di Francia, di villaggi invasi da soldati nemici e di case date alle fiamme, di bambini affamati che lottano per la vita, di ricchi borghesi che nella foga cercano di salvare soltanto i loro preziosi ninnoli e di giovani che, contro tutto e tutti, decidono di avere diritto all’amore.
Elisabeth e Denise, danno, quindi, vita al manoscritto e procedono alla sua pubblicazione.

In seguito Denise scriverà Le Mirador, una biografia immaginaria della donna che non aveva avuto il tempo di conoscere, dal momento che era solo una bambina quando i nazisti le strapparono la madre.

MorenaFlame

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