Ain’t Mammt- Jennifer Lopez e il femminismo come brand

Spero  vogliate perdonare il dialettalismo ma, ogni volta che vedo\ascolto la canzone di Jennifer Lopez, Ain’t your mama, non posso fare a meno che sostituire your  mama con la parola mammt (“tua madre”).

Sembrerebbe che dopo il lancio di questo singolo la cantante che ama farsi ricordare per il suo sedere assicurato, sia diventata la Carla Lonzi dei nostri giorni. Basta fare una piccola ricerca su google per scoprire le qualifiche femministe che qualche giornale e blog le hanno affibbiato:

Leader femminista, femminista trasformista, video femministi, inni e grida al femminismo.

Insomma, bruciate i libri di Simone De Beauvoir e dimenticate le teorie di Mary Wollstonecraft! Oggi abbiamo Jennifer Lopez che, con le sue canzoni, va a mettere in chiaro il ruolo della donna nella nostra società: “non sono mammt!”

Qualcuno scrive che: “dal testo si evince la voglia di esaltare la figura della donna, figura indipendente, che non vuole essere vista solo ed esclusivamente come partner che ha il compito di proteggere e servire il proprio compagno.

Ma personalmente non sono molto d’accordo, a parte la ripetizione cantilenante di due frasette, altro non vedo. Mi viene difficile immaginare questa fantomatica figura indipendente nelle sue parole. Ma analizziamo questo famigerato trattato filosofico sul femminismo. Di seguito il testo tradotto (ho eliminato le ripetizioni, qui il testo completo):

Non cucino tutto il giorno (non sono tua mamma!)
Io non ti faccio il bucato (io non sono tua mamma!)
Io non sono tua mamma, ragazzo (io non sono tua mamma!)
Quando darai il tuo contributo?
Io non sono tua mamma …
No, non sono la tua mamma
No, non sono tua mamma, no!

Svegliati, alzati e splendi, ah-yeah-yeah-yeah
Vai al lavoro in orario, ah-yeah-yeah-yeah
Non giocare più con i videogiochi, ah-yeah-yeah-yeah
Le cose stanno per cambiare, ho sentito, ho sentito …

Eravamo soliti essere innamorati pazzi
Possiamo tornare a come eravamo?
Quando sei arrivato ad essere troppo rilassato?
Perché sono troppo buono per questo, sono troppo buono per questo
Semplicemente ricordati che, hey

Fortunata ad avere queste curve, ah-yeah-yeah-yeah
Fermo a colpirmi sui nervi, ah-yeah-yeah-yeah
Stai ancora cercando di cavalcare questo treno? Ah-yeah-yeah-yeah
Ma qualcosa deve cambiare, ah-yeah-yeah-yeah

Insomma, riassumendo: non sono mammt, lavora, non cucino, non sono mammt, non lavo il tuo bucato, non sono mammt, una volta eravamo innamorati, mammt, mammt

Conclamare questo testo ad una dichiarazione di indipendenza mi pare assurdo ma soprattutto riduttivo. Sembra che aldilà della cura della casa non abbiamo altro di cui lamentarci.

Ma diamo un’ulteriore possibilità alla nostra leader e visioniamo il video della canzone.

La pop star interpreta una giornalista che dà vita ad una polemica ascoltata da altre JLo: casalinghe, operaie, segretarie ed impiegate. Tutte donne che trovano la forza di “ribellarsi” e gridare “Ehi, non sono mammt!”. La J.Lo impiegata inizia a buttare documenti per aria, salta su una scrivania e balla mentre tutti la ignorano e continuano a lavorare, dando così l’impressione di una persona stressata e non di una ribelle.  La casalinga, dopo aver ascoltato la J.lo giornalista,  svuota il contenuto di una teglia addosso al marito che legge il giornale, senza proferir parola. La segretaria balla nell’ufficio mimando una marcetta dopo aver “neutralizzato” il capo guardone. L’operaia fa cadere a terra delle bottiglie e sono sincera, ancora non riesco a capirne il senso.

All’interno del video sono inserite situazioni non presenti nel testo, abbiamo la rappresentazione non solo della donna casalinga ma anche lavoratrice; però, è nuovamente difficile riuscire a percepire questo grido femminista. La concezione del ribellarsi lanciata lascia un po’ a desiderare. Andare dal proprio datore di lavoro e gridargli: “Non sono mammt!”, buttare per aria dei documenti sembrando una pazza o svuotando una teglia addosso ad una persona, dubito che possano far cambiare le cose.  Più che una lotta femminista a me sembra una nevrosi collettiva.

Che poi, se proprio vogliamo essere puntiglios*: ste povere mamme… non sono anch’esse donne? Perché l’essere madre ti relega a cucinare e pulire? Non era meglio gridare, chessò, non sono la tua serva\cameriera\tutto fare?

Jennifer Lopez segretariaSecondariamente, il vestiario di Jennifer Lopez e le ambientazioni ricreate, ci portano indietro nel tempo, come se molti dei problemi evidenziati non fossero attuali. Purtroppo sappiamo che non è così e, oltre alle faccende domestiche e al non riconoscimento delle nostre capacità lavorative, dobbiamo lottare per tutti i nostri diritti. Il problema non è solo la cucina, ma anche la differenza di stipendio fra uomo e donna, la difficile applicazione della 194, il non poter passeggiare\viaggiare da sole onde evitare il peggio, il poter lasciare il proprio marito\compagno\fidanzato senza aver paura di essere bruciate vive, scegliere di diventare madre senza mettere in secondo piano la propria carriera, ecc eccc…

E’ sbagliato, riduttivo e fuorviante associare il femminismo a un non voler lavare i piatti. 

Fare una specie di flash mob gridando “Non sono mammt!” non è un grido femminista, è un’azione di marketing, un far parlare di sé utilizzando un’etichetta che, per definizione, ti posiziona direttamente affianco ai problemi delle donne.

Frame del video "I luh ya papi"Vogliamo davvero avere come Leader l’autrice di I Luh ya papi?  Che per quanto possa essere la parodia al femminile dei noti video sessisti di rapper e popstar, rappresenta semplicemente un capovolgimento degli stereotipi; Una specie di vendetta dichiarata da alcune frasi iniziali delle protagoniste: “Perché gli uomini usano sempre donne oggetto nei loro videoclip? Perché non possiamo fare anche noi la stessa cosa?” 

Jennifer Lopez è una donna dello spettacolo che fa il suo lavoro, cercando di cavalcare l’onda come meglio può. Di certo non è colpa sua se i giornali le addossano dei titoli che non ha.

Oggi più che mai è giusto far familiarizzare le persone con un termine al quale, spesso, non viene dato il suo vero significato. Quando si parla di femminismo viene detto di tutto e lo si associa a cose completamente errate e, secondo  me, Ain’t your mama è un esempio lampante di ciò.

Parlate del femminismo, ma fatelo con cognizione di causa dandone le giuste informazioni e senza farlo passare per una baruffa fra uomo e donna, volta ad imporre la supremazia di quest’ultima. Il femminismo è un percorso che le donne devono compiere al fine di veder riconosciuti i propri diritti, e l’unico modo per poter raggiungere la meta è quello di percorrerlo insieme agli uomini.

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Pin@

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2 commenti

  1. Cara Pin@, volendo sintetizzare al massimo, direi che stai perseguendo una “mission impossible”. La parità tra i generi? No, non quella. Da questo punto di vista, anche se molto lentamente, dei progressi si stanno registrando. La “mission impossible” è riportare in auge la cultura! Una volta ho avuto una polemica con un amico, su questioni riguardanti l’economia italiana. Gli ho citato l’opinione dei più autorevoli storici economici sull’argomento. Lui mi ha rimproverato di “pensare con la testa degli altri”. Mi sono arreso. Ti meraviglia che una cantantuccia pop abbia più risonanza di autorevoli intellettuali, su argomenti serissimi? Benvenuta nel XXI secolo!!!

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    • Ciao Mario, grazie per il tuo commento.
      A me una volta, un tizio con cui ebbi una discussione, non riuscendo a trovare argomenti decenti
      mi disse che ero “una femminista super acculturata del cazzo e che in vita mia non mi ero mai divertita”….
      però sono ancora fiduciosa e cerco di portare avanti la mia mission impossible! 🙂

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