Olanda: unioni civili e dintorni

Mentre in Italia si festeggia una legge sulle unioni civili appena passata con voto di fiducia, – legge che certo è un passo avanti rispetto alla situazione di oggi, ma che lascia un certo amaro in bocca per quanto è lacunosa – vorrei fare una rapida panoramica sulla situazione olandese, che si è portata avanti in questo senso già oltre 15 anni fa (1998 per l’entrata in vigore delle unioni civili).

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La legge olandese prevede che le relazioni familiari e le unioni stabili possano essere regolate in più modi. Sono permessi e regolati il matrimonio, l’unione registrata, il contratto di coabitazione e lunione di fatto.

Innanzi tutto matrimonio, unione registrata e contratto di coabitazione hanno in comune alcune caratteristiche: sono consentiti solo tra maggiorenni (18 anni), ad eccezione di casi particolari; non è rilevante il genere o l’orientamento sessuale dei partner; i presupposti o gli accordi alla base del rapporto non devono essere in conflitto con la legge. Differiscono però in alcuni punti chiave, che descriverò di seguito.

Il matrimonio e l’unione registrata hanno un rilievo all’interno del diritto di famiglia e sono molto simili. Hanno lo stesso valore giuridico e presuppongono sempre un rapporto di coppia non solo caratterizzato dal mutuo sostegno tra i partner, ma anche da un loro legame affettivo-sessuale.

Sono ammessi matrimoni e unioni registrate tra persone dello stesso genere e l’unica vera differenza riguarda il loro scioglimento: il matrimonio richiede tempi più lunghi per il divorzio (e comunque molto brevi se paragonati a quelli italiani: da pochi giorni in assenza di figli a qualche mese in presenza di figli), mentre l’unione registrata di scioglie istantaneamente con una firma, sempre ammesso che non ci siano figli: in questo caso matrimonio e unione registrata sono praticamente sovrapponibili.

Famiglia ai fini del diritto è quindi fatta da persone che condividono affetto e intimità (intesa come intimità sessuale), a prescindere dal genere e dalla procreazione: sono infatti ammesse adozioni da parte di single e di coppie omosessuali e la PMA è accessibile a tutti. Valgono inoltre delle regole generali: non si può essere sposati o registrati con più di una persona per volta; chi è sposato non può registrarsi e chi è registrato non può sposarsi; non sono permessi matrimonio e registrazione tra chi ha legami di sangue stretti: tra genitori e figli, nonni e nipoti e tra fratelli e sorelle, con alcune eccezioni nei casi di adozione.

Preciso che l’unione registrata è nata per rispondere alla richiesta delle famiglie LGBT di avere una forma giuridica. Da quando, nel 2001, il matrimonio ha smesso di avere un genere, l’unione registrata ha perso di fatto la principale ragione per cui è nata, ma resta possibile perché si vuole tutelare chi non vuole contrarre matrimonio per ragioni proprie, ideologiche o pratiche che siano. Per ragioni pratiche mi riferisco alla tutela di una piccola percentuale di coppie miste in termini di nazionalità, che non vogliono che il matrimonio venga riconosciuto nel paese d’origine di uno dei due. Ad esempio, solo dando uno sguardo alle mie conoscenze, il caso di una ragazza francese e un ragazzo iraniano che qui in Olanda hanno registrato un’unione civile che in Iran non è riconosciuta. Il motivo di questa scelta è legato alla necessità di tutelare lei e i loro figli dalle leggi iraniane che li considererebbero proprietà del marito e della sua famiglia, ma di veder tutelati i diritti della loro famiglia in Olanda, dove vivono.

Ma proprio per alcune di queste limitazioni, appariva riduttivo fermarsi lì. Perché un nucleo familiare può essere anche allargato, non necessariamente è fatto di coppie che condividono la loro intimità, ma anche solo da persone che vivono tra loro e si vogliono bene, magari perché condividono un legame di parentela o semplicemente di amicizia.

Solo nella mia famiglia hanno vissuto insieme per 30 anni un’anziana zia e uno dei suoi nipoti, due sorelle per tutta la vita, una madre e una figlia vivono insieme ancora oggi.

Per tutelare queste persone, che restano escluse dal matrimonio e dalla registrazione dell’unione, è comparso lo strumento del contratto di convivenza.

Il contratto di convivenza non ha rilievo per il diritto di famiglia (se persone che hanno un contratto di questo tipo dovessero avere figli, ricadrebbero automaticamente nelle prescrizioni di legge del caso, perché i diritti dei figli esulano dagli accordi tra i genitori) e può essere assimilato ad un contratto privato di mutuo aiuto, al quale si possono ricollegare alcuni effetti di natura pubblica. Attraverso questo contratto le persone coabitanti possono stabilire di dividere i costi di mantenimento della casa e di supportarsi a vicenda economicamente; possono stabilire regole per la gestione dei propri conti correnti, dei propri guadagni e beni. L’accordo può essere redatto con scrittura privata oppure da un notaio con atto pubblico. In genere si utilizza la forma dell’atto pubblico perché è necessaria per gli effetti di natura pubblica: per poter avere dei diritti sulla pensione del partner; per i riconoscimenti che le aziende prevedono per i dipendenti che vivono una relazione di tipo familiare; per il riconoscimento della convivenza ai fini fiscali.

Infine, nel caso di unioni stabili non formalizzate in alcun modo (unioni di fatto nelle quali la stabilità è definita dal semplice passare del tempo), esiste comunque la possibilità che si determinino conseguenze giuridiche direttamente previste dalla legge nel campo della tassazione e della sicurezza sociale.

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Questo in Olanda. In Italia siamo ancora a parlare di libertà di coscienza quando si deve votare una legge che ha il puro buonsenso di mettere al riparo dalla discriminazione situazioni che tra l’altro già sono un fatto.

Tra parentesi, alla faccia delle preoccupazioni circa la famiglia cosiddetta “naturale” (mi perdoni all’antropologo che soccomberà tra atroci sofferenze), l’Olanda vede una percentuale di matrimoni e una natalità più alte di quelle italiane: 4,2 per 1.000 abitanti in Olanda contro 3,5 in Italia e 1,7 figli per donna in Olanda contro 1,4 in Italia.

Saranno mica i matrimoni omosessuali?!?!?!?

 

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