Ciao Darwin 7 e Bonolis. La resurrezione del pessimo gusto (i morti-viventi dentro e fuori la TV)

Ancora una volta ci siamo sbagliati; che ingenui. Come si dice, troppo bello per essere vero. Ci eravamo illusi che Ciao Darwin fosse risorto per espiare finalmente le proprie colpe e riscattarsi da sei edizioni di volgare e qualunquistica sceneggiata sulle caratteristiche dell’italiano medio, ed invece è tornato più banale, inconsistente, inutile, oligofrenico ed insulso di prima!

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Dal 1998 ad oggi il format non è cambiato di una virgola e, fatto smisuratamente più grave, a quanto pare non è migliorato nemmeno il pubblico che lo segue indefesso. Più di cinque milioni di italiani infatti continuano a preferire Bonolis e la sua squadra ad ogni puntata. E’ probabilmente vero che, come dice il critico televisivo Riccardo Bocca, proseguire nell’analizzare Ciao Darwin significa in qualche modo continuare a legittimarlo, ma è altrettanto vero che il programma, dopo ben 78 puntate, si è legittimato ampiamente da sé, ed ignorarne l’influenza e l’importanza di cui gode ancora nell’immaginario abituale della gente è quantomeno illogico, se non velatamente omertoso.

La televisione, nella sua brevissima storia, ha prodotto (e subito) tali sconvolgimenti oggettivi da non essere più solo un mezzo ma addirittura un fine in sé. Semplificando possiamo affermare che se negli anni ’50 la televisione fu uno strumento fondamentale nell’accompagnare il tessuto sociale in una vera coesione nazionale linguistica e civile, con l’arrivo della cosiddetta tv commerciale abbiamo assistito ad una costante diminuzione di coscienza e di senso nell’uso di questo sistema di comunicazione. I programmi televisivi sono quasi tutti, dichiaratamente o meno, raffigurazioni o caricature della realtà, e irrompono quotidianamente nelle case della gente dove però gli spettatori non sono adeguatamente e pienamente consapevoli di questa evidenza.

L’ascoltatore medio è convinto infatti che quella scatola elettrica che è solito accendere sia una sorta di finestra sul mondo e che ciò che vi vede, ascolta e impara sia necessariamente corrispondente al vero.

In questa situazione di “disparità semiotica”, di inintelliggibile frainteso culturale, molte generazioni hanno subito un rovesciamento simbolico che li ha portati a costruire nella propria psiche una realtà fatta di immagini mistificatorie mutuate per reali dalla macchina olografica della tv.

La finzione intrinseca e connaturata alla “visione da lontano” della tele-visione, viene sostituita dalle sensazioni di prossimità, partecipazione emotiva attiva e di iper-realtà rappresentate, quasi come questa sostituisse tutti e cinque i nostri sensi facendoli confluire in un unico super senso molto più veloce a decodificare e a trasferire le informazioni nell’inconscio e a cui preferiamo delegare la fatica del pensare.

Ecco quindi che i programmi proposti dalla televisione contemporanea veicolano vere e proprie strutture pensiero che vanno ad intaccare e ad erodere l’assetto educativo e formativo costruito nei tanti anni di studi scolastici.

Ciao-Darwin-696x392-292beProgrammi come Ciao Darwin insistono, ad esempio, nell’esibire figure femminili ammiccanti e sfacciatamente  provocatorie, in un ventaglio di ruoli che va dall’eccitante sexy doll alla porno star più languida. Prendendo in esame la terza puntata di questa settima edizione infatti abbiamo potuto constatare quanto appena affermato. Il programma è durato circa due ore e quarantacinque minuti e contrapponeva le ipotetiche categorie umane dei belli e dei brutti. Durante questo lasso di tempo  si è assistito a più di quaranta inquadrature di ragazze in stile commedia erotica dei B-movie all’italiana e altrettante di visi maschili vogliosi ed arrapati da cotante avvenenti donzelle. Le numerose fanciulle presenti nel cast della trasmissione erano vestite in abiti aderenti e scollati sino al limite dell’oopss e tutte, nonostante impersonassero figure diverse inerenti al tema della serata che era il mondo delle fiabe (un mondo simbolico tipico dell’infanzia quindi) come fate, streghe, principesse, ecc. avevano una mise conturbante ed erotica molto più simili a meretrici che a  personaggi delle favole. Su questo poi sono accaduti almeno una ventina di episodi in cui il linguaggio e le situazioni farcite di pruriginosi doppi sensi accendevano l’esaltazione testosteronica del pubblico. Addirittura vi sono stati sei momenti nientemeno che saffici tra alcune ballerine durante gli stacchetti.

Ma su tutte due sono le osservazioni che ci sembrano esemplificative di quanto ipotizzato sin ora sul ruolo della donna nel programma. La prima riguarda appunto questo volerla raffigurare come un bellissimo oggetto del desiderio tanto da aver costellato la trasmissione  di circa 70 inquadrature di visi sorridenti giovani ed incantevoli, ed infine la seconda, ancora più inquietante, l’aver contato quasi novanta primi piani di “inquadrature inguinali” tra lati B e lati A. Un tripudio di cosce quindi, di seni prorompenti, di visi truccati e ammalianti. Corpi sinuosi, gesti provocatori e trasgressivi, abitini trasparenti ed osé, femmine procaci e fintamente vogliose, sederi e vagine in primo piano, tanto che il mondo dei social aveva già sentenziato “Fanculo youporn, è ritornato Ciao Darwin”!

Lorella Zanardo
Lorella Zanardo

Il programma di Bonolis è la più recente conferma di quanto da anni si continua a denunciare;  ovvero, come afferma Lorella Zanardo nel suo documentario Il corpo delle donne, che la televisione ha assunto l’estetica dello striptease a linguaggio comune e sta trasformando la nostra intera cultura nella forma di un nightclub. La tv allora diventa un’arma, e questo modo di fare comunicazione è terribilmente dannoso e devastante. Le immagini sono specchi che rivelano ma nel contempo nascondono. Esse sostituiscono le fantasie personali dell’essere umano, invadono e uniformano il mondo, si insinuano e plasmano l’inconscio collettivo facendo sì che l’individuo sia legittimato a credere normale e giusto lo sfruttamento sessuale della donna. In questo modo la televisione uccide le identità delle persone e ne deturpa le coscienze.

Umberto Galimberti
Umberto Galimberti

Il filosofo Umberto Galimberti è arrivato ad affermare che “non sono i nostri volti ad aver bisogno di un lifting, ma le nostre idee”. Operando chirurgicamente su queste scopriremo che molte convinzioni  maturate in decenni di tv servono per nascondere a noi e agli altri le qualità della nostra personalità a cui magari per tutta la vita non abbiamo prestato la minima attenzione. Siamo cresciuti con la convinzione che apparire sia più importante che essere, e che per essere accettati ed avere successo dovessimo mantenere una superficialità ebete dell’anima 24 ore su 24. Il rischio fatale è quindi quello di morire sconosciuti a noi stessi.

Nonostante la gravità di tutto quello asserito e dimostrato sino a qui vorremmo però lanciare un salvagente al presentatore.

Paolo Bonolis è un colto professionista e sebbene sia anche l’ideatore del format noi crediamo che ne sia rimasto in qualche modo vittima. Ciao Darwin come una sorta di nuova caciotta Fetecchia, a cui egli stesso non può più ormai esimersi dal farne da testimonial.

Di questo programma indegno vogliamo comunque salvare Paolo e Luca (Laurenti) con i loro siparietti comici, veri e unici momenti di spensierata e positiva allegria di tutta la trasmissione. Una coppia che ci  ricorda i grandissimi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e la loro strepitosa abilità nel costruire gag divertenti senza mai scadere nel turpiloquio.

Paolo-Bonolis-Luca-Laurenti

Il buon Paolo vorrà aggrapparsi al nostro salvagente? Oppure è ormai vittima del suo stesso, smisurato ego e non riesce più a discernere se stesso dai deprecabili prodotti che vende?

Marco Pellattiero

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