CON IL VENTO NEI CAPELLI

La voce del mare, le arance, i limoni.
I canti delle donne per le vie del mercato, i giorni di festa e le storie di Sole.
Giaffa è un cuore pulsante, un groviglio di onde e antiche culture.
Continua a mescolarsi sotto la pelle di Salwa, rivive nei suoi occhi, le si impiglia nelle vene.
La sua voce è ferma e cerca nell’aria nomi di persone, strade di città, volti familiari, destini tagliati a metà; il punto che la ricolleghi al mondo dove tutto ha avuto inizio.
Custode delle sue parole è Laura Maritano che, nel 2009, con la Giunti Editori le pubblica nel suo, anzi loro, libro ‘Con il vento nei capelli’.

Con il vento nei capelli- copertina
Con il vento nei capelli- copertina

Salwa è vivace, ribelle, decisa a diventare qualcuno nella vita. E’ appena una ragazzina quando, la città della sua infanzia, il suo porto sicuro, Giaffa, cade in mano all’esercito israeliano.
Siamo nel ’48, in piena Nakba.
Insieme alla sua famiglia, è costretta a fuggire a Nablus, dove, per lei, frequentare la scuola risulta fin da subito un’ardua impresa.
Ciononostante il fratello maggiore la inizia all’amore per la letteratura e alle prime lotte politiche nel partito Ba’ath a sostegno della causa palestinese.

Salwa legge moltissimo, divora libri di ogni tipo e attraverso scioperi, manifestazioni, progetti per il futuro, l’adolescenza scorre veloce e la trasforma in una donna energica, che vuole, più di tutto, essere libera.

Viaggiando tra il Kuwait e Damasco riesce a studiare e insegnare allo stesso tempo.
Alle sue alunne, Salwa non fornisce semplici nozioni prese dai libri: insegna loro il rispetto verso se stesse, la forza di volontà e infonde in loro fiducia nelle proprie capacità.
Questo, d’altronde, ritiene essere il fine ultimo di ogni insegnamento.
Essere libere di pensare e di agire, di scegliere autonomamente della propria vita, di non sottostare, di non farsi comandare, di combattere per i propri diritti e la propria libertà.

I genitori insistono perchè trovi marito e le presentano vari pretendenti.
Salwa è combattuta: non vuole sposare un uomo che non ama, ma non riesce a staccarsi completamente dalla tradizione.
La soluzione è Muhammad, un uomo colto e gentile, indicato dai suoi genitori ma del quale Salwa, ugualmente, si innamora.
Con lui vola a Vienna e da lì, dopo varie vicissitudini, arriva in Italia, a Parma.
Hanno tre figli: Salwa, più di tutto, li educa all’amore per l’informazione, al dibattito, alla cultura.

Trascorre anni felici, sempre lottando per la parità di genere e partecipando a dibattiti sulla questione israeliano-palestinese: non ha, infatti, dimenticato la sua terra, dilaniata tuttoggi dal conflitto.

Sono gli ultimi anni della sua vita, quando decide di lasciare un’impronta che continui la sua lotta.

E così, nel suo salotto, accoglie Laura e la sua penna.
Il filo della resistenza scorre da donna a donna, impregna interi pomeriggi e ben presto Salwa fa entrare l’amica, attraverso i propri ricordi, dentro gli occhi di una donna palestinese che, anche mentre la vita l’abbandona, non rinuncia a guardare, a scegliere.

A vivere.

vento 1

Da noi esiste un’espressione paricolare per indicare le ragazze troppo libere: ‘ala hall shàriha che significa “con i capelli sciolti”. Ho sempre trovato molto singolare che un’immagine così bella, l’immagine di una ragazza con i capelli al vento, fosse un’espressione offensiva…
Non sono mai stata una ragazza leggera, non sono mai andata
‘ala hall shàriha, come temeva mio padre, ma sono sempre riuscita ad ottenere ciò che volevo, a fare anche cose un po’ spericolate e a godermi sempre il vento nei capelli.”

Salwa Salem

MorenaFlame

 

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