La riconciliazione dell’allattamento al seno e del femminismo

Negli anni ’70, vuole la leggenda, si ebbe un boom di latte artificiale anche perché le donne in questo modo potessero non perdere occasioni di lavoro o comunque affermarsi come donne e non solo come mamme, per questo, quando si parla di allattamento e femminismo, è facile fare confusione.

Sinceramente credo che questa sia una lettura un po’ distorta di quanto successe negli anni 70 e che sia anche un modo di colpevolizzare ulteriormente le donne (snaturate! Non allattate per egoismo vostro!), senza contare invece la pressione esercitata dalle case produttrici di alimenti per l’infanzia che fu talmente pesante da richiedere l’intervento dell’OMS. Ora gli anni 70 son passati da un pezzo, si sono fatti studi di ogni genere sull’allatamento, e tante donne, anche in carriera, riescono a conciliare fra mille peripezie l’allattamento con la vita sociale e lavorativa. Sembra quasi un lieto fine, ma non bisogna invece sottovalutare le pressioni sociali sui corpi delle donne, che assumono molteplici forme che spaziano tra i vari ambiti della vita personale, lavorativa, familiare. Spesso non ci si rende conto quanto queste pressioni influenzino parte delle nostre scelte, più o meno consapevolmente, anche in parti della nostra vita che mai avremmo immaginato, come l’accudimento di un*figli*.
Recentemente ha fatto scalpore la censura, da parte di facebook, di foto di madri che allattano i loro figli, immagini in cui non era visibile nemmeno l’areola del capezzolo, ma semplicemente la faccia, o la testolina, di un* bambin* che si alimenta al seno della madre, atto che ha tutto tranne che una connotazione erotica. Se inseriamo questa censura in un contesto come quello del suddetto social, o comunque della rete in genere, che è pieno di foto di donne più o meno (s)vestite, mi ha lasciato parecchio perplessa pensare che alcune madri siano viste non solo rimuovere le foto, ma addirittura bloccare il profilo per vari giorni.

no breast
Mi sono arrovellata per un po’ su come una foto del genere potesse essere considerata “violatrice degli standard della comunità” e sul perché tali foto venissero segnalate da altri utenti che se ne “ritenevano offesi”. Forse la risposta sta nel fatto che, essendo Facebook una piattaforma americana e benché negli US sia in corso una campagna di sensibilizzazione verso i benefici dell’allattamento al seno, sostenuta anche da personaggi famosi come Alanis Morissette, vengono spesso messe regole in luoghi pubblici e privati in cui si invitano le madri a coprirsi o a nascondersi per non offendere la sensibilità altrui.

Io ho allattato entrambi i miei figli e non mi son mai posta il problema di poter offendere qualcuno allattando in pubblico… tanto più in una società in cui non mi pare esistere un tabù sul seno femminile, che viene spesso usato per molti altri scopi che, secondo la mia di sensibilità, possono essere molto offensivi .

alanis
La situazione peggiora quando si parla di allattamento di bambini un po’ più grandicelli, specialmente dopo i sei mesi di vita, quando oltre alla questione del seno scoperto si aggiunge la pressione che molte madri subiscono per smettere di allattare, adducendo motivazioni senza alcuna base scientifica secondo le quali i bambini crescerebbero nel migliore dei casi mammoni, o addirittura deviati a livello sessuale, ovviamente per colpa della madre che continua a tenere attaccato il/la figli* al proprio seno per un puro piacere personale. Parlando della mia esperienza posso tranquillamente affermare che è impossibile tenere attaccato un figlio al seno contro la sua volontà, mentre riesce molto più facile forzarli a prendere qualsiasi liquido dal biberon, che scende grazie alla forza di gravità, o un succhiotto, in quanto la suzione al seno prevede una partecipazione attiva del lattante. Sul piano affettivo, avendo allattato mio figlio per 30 mesi, ho avuto modo di constatare che per lui la suzione al seno era una coccola come un’altra, non aveva connotazioni diverse dal dormire abbracciati o dal prenderlo in braccio e riempirlo di baci.
Scrive Antonella Sagone, psicologa, scrittrice, formatrice e consulente professionale per l’allattamento materno (IBCLC):

Nella nostra cultura siamo propensi a restringere il significato di sessualità alla sola relazione di coppia, e minimizzare o negare ogni altro aspetto della sessualità femminile che non implichi la presenza del partner. Ma la vita sessuale della donna si snoda in una serie di eventi dei quali soltanto uno richiede la presenza del proprio partner sessuale. Gravidanza, parto, allattamento sono condizioni mediate spesso dagli stessi ormoni, che modulano la sessualità femminile in tanti modi. (…) Il problema della nostra cultura è che spesso gli aspetti della sessualità e dell’amore che non riguardano la relazione di coppia vengono ignorati o negati. La sessualità fra uomo e donna diviene non solo il modello di riferimento, ma anche l’unico modello possibile per definire le tante facce dell’amore.(..) Allora ecco che l’intimità e il piacere che stanno dietro una relazione di allattamento possono mettere a disagio, ed essere travisati e definiti come “morbosi”, invece che essere ti per quello che sono: mirabili e delicati strumenti che la selezione naturale ha messo a punto nei mammiferi, per garantire le cure parentali e la coesione fra gli individui. E di nuovo, è la nostra cultura ad attribuire significati sessuali ed erotici al seno, dimenticando che esso è in primo luogo l’organo per accudire e nutrire i bambini. (..) Qualsiasi zona sensibile del corpo può essere coinvolta nell’attività sessuale fra due partner, qualsiasi gesto, anche mutuato dai comportamenti amicali, parentali o filiali, può essere incorporato nei giochi erotici, ma non per questo deve venire acquisito come esclusivo dell’erotismo di coppia! È pertanto l’uso erotico del seno a dover essere considerato un “effetto collaterale”, un impiego secondario di questa parte del corpo della donna.

(qui potete trovare l’articolo integrale)

A questo punto mi chiedo quale sia la ragione di tanto accanimento verso l’allattamento in pubblico e soprattutto verso l’allattamento di bambini appena più grandicelli dato che nessuna evidenza scientifica o studio antropologico hanno evidenziato turbe psicologiche in seguito all’allattamento prolungato e visto che il seno femminile non mi sembra essere un tabù in quanto seno, per lo meno nella nostra società, dato che sono più o meno visibili ovunque. L’unica risposta che riesco a darmi è di matrice sociale, in quanto la sessualità femminile, quando non contempla il partner, è soggetta a censura. Questo vale per esempio anche per la masturbazione femminile, ma non ci dobbiamo scordare che anche la gravidanza, il parto e l’allattamento fanno parte della vita sessuale della donna. Purtroppo questa pressione può portare ad un abbandono dell’allattamento prima che figlio e madre lo ritengano opportuno e porta molte donne a preferire il biberon quando si trovano in luoghi pubblici (rischiando di inceppare il meccanismo che porta alla produzione di latte che si basa sull’offerta del seno a richiesta del bambino) o comunque ad una sensazione di vergogna che porta la donna a nascondersi e coprirsi o, in certi casi, addirittura a non uscire più di tanto di casa. E’ facile suggerire di alzare le spalle e fare come se niente fosse, ma purtroppo, anche in questo frangente, una donna si trova a dover combattere per affermare quello che è assolutamente naturale e, forse, invece che agire sulle donne che vogliono proseguire nell’allattamento a nascondersi o a fregarsene, varrebbe la pena suggerire al resto del mondo di lasciare che madre e bambino vivano questa esperienza nel mondo che loro ritengono più consono alla loro natura.

Jenny

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