La scatenata vita di Leonor Fini

“Io sono la figlia di una donna e di un gatto. Mio padre è nientemeno che Sua Maestà il Gatto, lo provano i miei occhi: guardali, sono occhi felini.”

Spesso quando si parla di arte, soprattutto di quella dei tempi passati, viene quasi normale associare nomi maschili. Le donne  in campo artistico non sono state moltissime e vedere delle pittrici, scultrici, ecc ecc… suscitava scalpore.

Leonor Fini
Leonor Fini

Leonor Fini è stata una pittrice di origini italiane. Nacque a Buenos Aires il 30 Agosto 1907 e visse la sua infanzia e adolescenza a Trieste nei primi decenni del Novecento. Ebbe un’infanzia abbastanza tribolata, fatta di numerosi trasferimenti al fine di poter sfuggire al padre. Sin da bambina ha avuto una particolare propensione per l’arte. Disegnava tutto quello che la circondava interpretandolo a modo suo.

L’amore per l’arte l’accompagnò per tutta la vita, portandola ad imporsi alle scelte di sua madre e suo zio che la volevano avvocata.

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Si dedicò a diversi campi dell’arte:  pittura, incisione, scenografia e costumi per cinema e teatro, design, illustrazione, scrittura. Scelse di vivere a Parigi dove riuscì a costruire una lunga, fortunata e, soprattutto, riconosciuta carriera. Qui, entrò in contatto con i massimi esponenti della pittura e della letteratura surrealista (senza tuttavia unirsi ufficialmente al movimento), da André Breton a Salvador Dalí, da Paul Éluard a Max Ernst.

L’amicizia e la collaborazione con molti dei più importanti artisti e intellettuali dell’epoca, un ambiente intellettualmente stimolante, uno stile di vita libero e originale, le capacità e la bravura di questa donna l’hanno resa un’icona del mondo dell’arte e della cultura.

I soggetti preferiti di Leonor furono le figure femminili, giovani uomini addormentati, immagini mitologiche, gatti, sfingi, animali misteriosi, crani, maschere. Nei suoi lavori creò atmosfere a volte drammatiche, a volte ironiche, riuscendo a raccontare storie dai tratti fantastici. Si specializzò inoltre nell’esecuzione di ritratti e autoritratti.

Un pittore di nome Leonor è un libro, pubblicato da Editoriale scienza  e scritto da Corrado Premuda, che narra la vita di questa donna fino al suo arrivo a Parigi.

Il titolo, sebbene fuorviante, è volutamente provocatorio in quanto  rimanda ad alcuni piccoli aneddoti che hanno visto protagonista Leonor:  la bambina, fu al centro di una strenua lotta tra i genitori, e il padre, pur di ricondurla a sé e di portarla in Argentina, tentò in tutti i modi di riprendersela cercando addirittura di rapirla. La madre, Malvina Braun, cercò di proteggerla facendola travestire da maschio.

Tante  furono le situazioni- descritte nel volumetto-  da lei vissute che rimarcavano l’idea stereotipata che un artista dovesse essere per forza un uomo. E il titolo del libro vuole sottolineare ciò.

E’ importante parlare di Leonor Fini e dedicarle un libro destinato ai\alle più giovan* in quanto la sua storia è quasi sconosciuta. Personalmente non ho mai sentito parlare di lei prima d’ora, non l’ho mai studiata a scuola e non ho mai visto sue opere e questo libro mi ha spronato a conoscere una grande artista che al pari dei suoi colleghi maschi ha fatto la storia dell’arte. Le sue opere e il suo talento erano infatti riconosciuti durante la sua epoca ed è una vera e propria discriminazione il fatto che non venga citata a dovere.

L’arte non ha sesso sebbene spesso si parli di uomini, e Leonor è la conferma di ciò.

Inoltre il libro pur essendo semplice ed essenziale, traccia alla perfezione il periodo storico nel quale è vissuta, gli elementi caratteristici del suo carattere e fa emergere la forte personalità della pittrice raccontando piccoli episodi della sua vita.

Di seguito la scheda del libro:

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Da Trieste a Parigi: la scatenata gioventù di Leonor Fini

  •  Autore: Corrado Premuda
  • Illustratore: Andrea Guerzoni
  • Pp.: 96
  • Età: da 9 anni
  • Costo: € 12,90

 

 

L’infanzia e la giovinezza di Leonor Fini, artista italiana nata a Buenos Aires e cresciuta a Trieste nei primi anni del Novecento. Un pittore di nome Leonor ci regala il ritratto di una bambina sognatrice e curiosa, e dell’affascinante città dov’è cresciuta, crocevia di lingue, culture e religioni differenti.

Leonor  è una bambina contesa: suo padre tenta di rapirla per riportarla in Argentina, mentre la madre, che la vuole con sé a Trieste, la rende irriconoscibile travestendola da maschietto. Curiosa ed egocentrica, cresce in mezzo agli adulti, esplorando con sfrontatezza il loro mondo; affezionatissima al suo gatto Cioci, con cui condivide il carattere libero, scostante e, al contempo, bisognoso d’affetto, ama inventare storie strampalate e, soprattutto, disegnare. A quattro anni e mezzo vince un concorso con un’opera decisamente bizzarra: una gallina che, deposto un uovo in padella, lo cucina alla fiamma! Ribelle verso tutto ciò che le è incomprensibile o che gli altri considerano proibito, viene espulsa più volte da scuola, racconta di essere la figlia di “Sua Maestà il Gatto”, si intrufola in una camera mortuaria. Decisa a diventare pittrice, si oppone alla volontà dello zio che la vorrebbe avvocato. Da ragazza frequenta la casa dello scrittore Italo Svevo e i suoi amici più stretti sono Bobi Bazlen, Gillo Dorfles e Arturo Nathan. A soli 17 anni espone in una mostra collettiva a Trieste, mentre appena ventenne parte per Milano, chiamata a ritrarre la famiglia di un ministro. Se da un lato la grande città le permette di conoscere pittori come Giorgio De Chirico, Mario Sironi e Achille Funi, dall’altro la fa scontrare con un mondo, quello dell’arte, dove per una donna è molto difficile conquistare credibilità. Il rientro a Trieste è solo temporaneo: Leonor è ormai pronta a tentare la carta della fortuna a Parigi, la città che più di ogni altra attrae gli artisti.  La sua carriera ha inizio!


Il libro, come già detto, è dedicato ai\alle ragazz* ed è scritto in modo    abbastanza semplice e lineare. La scrittura risulta infatti essere molto fluida e la storia scorre abbastanza veloce.

Lettura consigliatissima!

Voto: 10\10

Qui potete sfogliare qualche pagina del libro.

Della stessa casa editrice: La trottola di Sofia, libro dedicato alla matematica russa  Sofia Kovalevskaja. 

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4 comments

  1. È vero quel che dici, l’arte “non ha sesso” anche se poi di fatto le donne sono sempre state boicottate e nessuna ha mai raggiunto la fama dei colleghi uomini. Leonor Fini peró aveva una marcia in più, forse per quella sua capacità di essere ‘oltre’ nella vita, anche se le sue opere (splendide!) racchiudono invece una raffinatezza ed un’eleganza segno di grande spirito e bellezza.

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