ipazia

Ipazia

Ipazia visse tra il 370 e il 450 d.C. ad Alessandria d’Egitto, all’epoca uno dei più importanti centri culturali dell’antichità. Fu una matematica, astronoma e rappresentante della filosofia neo-platonica pagana. La sua uccisione da parte di una folla di cristiani in tumulto, per alcuni autori composta di monaci detti parabolani, l’ha resa una martire del “paganesimo” e della libertà di pensiero. Fin da bambina impara la matematica e l’astronomia dal padre Teone e successivamente ne prenderà il posto di insegnante presso il Museo, la più famosa Accademia dell’antichità, fondata nel 400 a.C. da re Tolomeo I Sotere. Dal 393 d.C Ipazia fu a capo della scuola alessandrina, dove vigeva una grande libertà di pensiero e molti studenti venivano anche da lontano per seguire le sue lezioni. Ipazia, come il padre, fu anche un’astronoma e insieme ai suoi allievi studiò il movimento degli astri, scrivendo le sue riflessioni sulla natura matematica che si cela dietro ai fenomeni naturali quali per esempio l’eclissi. Si occupò anche di meccanica e tecnologia applicata, le viene infatti attribuita l’invenzione di due strumenti: l’idroscopio e l’astrolabio. Nonostante Ipazia sia vissuta in un’epoca dove le donne erano considerate esseri inferiori, il suo grande sapere scientifico la fece diventare una delle persone più stimate e influenti nella vita politica di Alessandria.

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