“Punto su di te” …la campagna dai cartelloni “tentatori”

Pubblicato su Un Altro Genere di Comunicazione

Punto su di te” è l’ultima campagna di Pubblicità Progresso contro la violenza sulle donne.

A gennaio molte fermate degli autobus ospiteranno dei cartelloni contenenti immagini di donne  inermi, messe lì, con un fumetto sopra la testa e una frase scritta a metà.

“Dopo gli studi mi piacerebbe…”

“Vorrei che mio marito…”

“Quello che chiedo alle istituzioni …”

E sotto il claim: “ In Italia le donne non possono esprimersi al 100%

Proporre una campagna contro la violenza sulle donne non è una cosa semplice, come ci suggerisce anche Giovanna Cosenza nel suo articolo a riguardo.

Troppo spesso infatti la donna viene rappresentata come una vittima inerme e vengono proposte situazioni dove quest’ultima è umiliata e degradata.

Occhi neri, trucco che cola, braccia tumefatte. Le immagini che spesso vengono proposte vogliono far provare sentimenti di compassione, pietà, commiserazione.

Punto su di te” altro non fa che ripercorrere la stessa strada in maniera leggermente più velata, ripropone per l’ennesima volta lo stereotipo che vede, nell’immaginario collettivo, la figura della donna come fragile, bisognosa di aiuto, la quale in questo caso non può neanche esprimersi.

Le donne con questa campagna vengono per l’ennesima volta degradate, infatti, non a caso uno degli step  fondamentali è proprio questo:  far svilire le donne.

I cartelloni sono stati esposti, e filmati, per 48 ore al fine di essere pasticciati.

Immagine

Il tutto è stato documentato e raccontato, con il solito “cipiglio melodrammatico“, nel seguente video:

Il passaggio finale sarà quello di modificare i cartelloni contenenti i commenti sessisti, al posto dei vari insulti verrà infatti inserito come censura il logo della campagna.

«Era il nostro obiettivo», spiega Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso: «Far capire che la discriminazione è ancora diffusa e radicata nella fascia media della popolazione, che è poi quella che deve cambiare testa rispetto al problema».

Ma se al posto delle donne fossero stati immortalati degli uomini, il risultato sarebbe stato tanto diverso?

Io non credo.  Basta fare un giro in un qualunque paese per vedere che a volte i cartelloni vengono “ironicamente” ritoccati. Gli insulti sessisti piovono sia sulle donne che sugli uomini.

Inoltre il “fenomeno dell’insulto sessista” risiede ovunque: sul web, per strada, in una rivista poggiata sul tavolino di una sala d’attesa.

Avevamo davvero bisogno di questa campagna? Una campagna che propone una donna- vittima.

L’immagine statica, il pensiero all’interno del ballon incompleto. La donna è un burattino, tu deciderai cosa farle dire e pensare.

Per far cambiare testa rispetto al problema alla fascia media della popolazione, bisognerebbe intervenire in altri ambiti e , per esempio,  inserire dei corsi di genere all’interno delle scuole, fare attenzione alla comunicazione che si utilizza per scrivere un articolo di giornale,  non utilizzare il corpo delle donne per vendere prodotti.

Una campagna finalizzata a far uscire questa violenza verbale, a cosa serve?

Pin@

Fonte: Qui 

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