Il razzismo non è un’opinione

Circa una settimana fa presi la linea bus numero 4 per recarmi in centro. Mi sedetti agli ultimi posti sotto il bocchettone dell’aria condizionata per rinfrescarmi da quella giornata afosa. All’improvviso, dalla fermata successiva salì un bel pò di gente che tornava dal mare. Tra queste persone c’erano numerosi venditori ambulanti di nazionalità senegalese e pachistana. E un gruppetto di ragazzini di circa 15-16 anni. I ragazzini, abbigliati da mare si sedettero di fronte a me seguiti da una signora di circa 65 anni che li rimproverava per aver dato sfogo a schiamazzi razzisti.

I venditori ambulanti di colore erano piuttosto sudati e ciò è comprensibile dopo una giornata di lavoro sotto il sole bollente nelle spiagge della mia calda Regione e per questo emanavano un odore che ai quattro ragazzotti, abituati ad avere tutto dalla vita, ad essere viziati e coccolati dai loro genitori, proprio non andava giù. Pensavo ai figli di queste genti che sognano di poter andare a mare, divertirsi, essere spensierati ma non possono perché in quei paesi conoscono invece la fame che è assai terribile. “Loro puzzano perché sono incivili” sono le parole pronunciate dai ragazzini quando gli facevo capire che lavorare sotto il sole senza potersi fare una doccia è pesante.

La signora accanto a me li invitava a viaggiare di più e a conoscere quelle persone che loro consideravano irrispettose rispetto agli italiani. Perché la mia vicina di viaggio è una signora che ha viaggiato il mondo e le sta ormai stretta la sua cittadina abitata da persone da limiti culturali palpabili. Ora vive al nord Italia e conosce benissimo che il razzismo del mio paese supera perfino quello dei fanatici della Lega Nord. E’ molto triste sentire uscire dalla bocca di quindicenni che chi appartiene ad un’altra cultura è meno sviluppato rispetto alla civiltà del nostro Paese.

Quale civiltà possiede l’Italia se il quindicenne seduto accanto al finestrino continuava a ripetere che il suo non è razzismo ma un’opinione personale?

Se dei ragazzini di 15 anni considerano il razzismo non una grave forma di discriminazione ma un’opinione c’è ancora tanta strada da fare in Italia!

Un Paese che mostra ogni giorno segni di intolleranza verso il prossimo sopratutto se è differente dai standard considerati dominanti: il razzismo che si consuma anche a livello istituzionale, dove una ministra viene chiamata “orango” perché possiede la pelle nera e vorrebbe tutelare, dare cittadinanza alle differenti identità etniche del nostro paese.

La Kyenge che viene minacciata, offesa e dove le tirano banane perché non è italiana. Ditemi se questo è un paese civile, che non forma i ragazzi ad avere rispetto per gli altri, per le identità culturali, religiose, etniche e sessuali, un paese dove i libri scolastici di storia omettono le lotte contro l’apartheid, contro la discriminazione razziale cancellando tutti quei volti che hanno lottato per il riconoscimento dei diritti delle persone “di colore”. Dove si sprecano capitoli a parlare di colonialismo e dove il modello dominante è l’uomo occidentale bianco. Come crescono i ragazzi se non con ‘idea che i neri sono persone da “civilizzare” dai bianchi? Se gli eroi preferiti dei libri, fumetti, cartoni animati e giocattoli sono quasi tutti bianchi?

Se quando devi fare un regalo ad un bambino o ad una bambina troverai nello scaffale solo bambole bionde dagli occhi azzurri?  Una quantità industriale di bambole e giocattoli secondo il modello ariano propagandato da Hitler, utilizzato come giustificazione per sterminare milioni di ebrei. E dopo un pò gettai a spugna: era troppo tardi per poter riparare i danni che hanno subito questi ragazzini che sghignazzavano in continuazione mentre sentivano due signore discutere in francese-davanti ai figli  piccoli di una delle due-, che non hanno permesso ad un pachistano di sedersi accanto a loro. Scesi dall’autobus con la soddisfazione che erano in tanti i passeggeri indignati e che un gruppetto, seppur modesto e seppur composto a turisti, ha dato una lezione di civiltà a quei giovani passeggeri razzisti convinti che il razzismo fosse un’opinione.

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7 commenti

  1. D’accordissimo col contenuto espresso!
    Sarei intervenuta anch’io, ma non garantisco che avrei mantenuto la calma con quei giovani stupidi e viziati.
    Solo alcune piccole considerazioni:
    – Senegal e Pakistan non sono paesi dove “la gente fa la fame” (non più che in Italia, almeno)… facciamo attenzione anche noi a non propagare involontariamente stereotipi… Certo sono paesi dove non è assolutamente garantita a tutti la possibilità di avere un futuro lavorativo ed economico dignitoso (ma anche in Italia ormai questo succede più spesso di prima).
    – La Kyenge E’ italiana. E’ una italiana nera. Le tirano le banane perchè nera, non perchè “non italiana”. E come ha spiegato orgogliosamente il giorno del suo insediamento, lei è “nera”, non “di colore”, che è un termine connotato storicamente come razzista-paternalista, sebbene molta gente lo usi pensando che sia più politically correct di “nero”.
    – Il colonialismo sui testi scolastici non deve essere spiegato molto bene, se pochi giorni fa nel programma tv Archimede (che si propone la divulgazione scientifica per ragazzi), parlando del colonialismo, il conduttore ha citato un bel po’ di paesi TRANNE L’ITALIA (!! sono quasi saltata dalla sedia dopo questa omissione crassa e vergognosa)…. Il mito degli ItalianiBravaGente resiste grazie al sistematico occultamento della nostra stessa storia, non solo della storia altrui….

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  2. Esistono i deodoranti però. Anche da discount. Un minimo… Si fa presto a giustificare tutto, ma se uno si impegna (un minimo) non puzza. Mi è capitato che mi passasse vicino gente maleodorante, ed è proprio una sensazione spiacevole. E fa vergogna, perchè nell’immaginario collettivo i neri ricadono dentro un’unica categoria (invece i bianchi possono essere liberali, conservatori, religiosi, femministe, tossicodipendenti, figli di papà) e mi dà fastidio essere associata a questi. Da piccola alle elementari dei bambini mi chiamavano vu cumprà solo perchè ero scura di pelle. Ho la fortuna di fare una vita diversa, ma non per questo devo per forza sobbarcarmi delle loro problematiche o provare empatia. Cioè l’empatia va calibrata, quando è legittima, è umano provarne. In questi casi è un atteggiamento buonista, alla volemose tutti bene. E di danni ne fa forse anche più di quelli che sono un attimo più realisti. Che non vuol dire essere razzisti.

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    • A forza di calibrare l’empatia, Gaiagertrude, ci ritroviamo in un paese di c…a.
      E forse il deodorante da discount non sarebbe molto efficace dopo una giornata intera passata a camminare sulla spiaggia portando chili di roba. Mettiamoci un secondo al posto di queste persone e riflettiamo un attimo, forse ci farà bene.

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  3. Gaiagertrude, non mi pare che tu corra più questo rischio. Avresti dovuto pensarci in passato. Forse troppo deodorante da discount con tutte quelle schifezze chimiche non ti ha fatto bene

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