Parodia di blurred lines: quando uno sguardo diverso sui ruoli (stereotipati) di genere viene censurato ai minori

Pubblicato su Un Altro Genere di Comunicazione

D’estate, volenti o nolenti, siamo spesso vittime della hit, ovvero di quella canzoncina martellante che ti ritrovi spesso a canticchiare inconsapevolmente. La senti ovunque: in radio, in tv, quando vai al supermercato a fare la spesa, nella sala d’aspetto di un dentista.

Blurred Line è proprio una di queste. Quanti di voi si sono ritrovati a intonarla senza neanche sapere il suo significato? E quanti hanno detto com’è carina mentre la scaricavano sul proprio Ipod, magari con tanto di dedica al propri* compagn*?

Il video della canzone è un banale cumulo di stereotipi pieno di sessismo e offre la solita immagine di donna oggetto, estremamente sessualizzata e mercificata. In un ambiente che fa quasi invidia alla Playboy Mansion, ritroviamo diverse ragazze che interpretano personaggi un po’ svampiti ma molto sensuali, inserite all’interno del video per allietare i “divi” sculettando mezze nude in preda ad ammiccamenti folli e facendo passare il loro dimenarsi per una qualche sorta di danza, capaci solo di arricciarsi i capelli, leccarsi le labbra e ficcarsi il polliccione in bocca. Degli strumenti di piacere che, inizialmente, vengono presentate quasi come delle burattine, a causa delle loro braccia cadenti, che prendono vita nel momento in cui parte la canzone.

Blurred Lines

Mentre il video originale è ritenuto inappropriato per alcuni utenti  di youtube e bisogna confermare la maggiore età, la versione rivisitata, di seguito riportata, è visionabile da tutti, ma la sostanza del video comunque non cambia. Non è l’esposizione dei copri il problema ma il messaggio veicolato.

D’altronde, da una canzone che recita i versi seguenti non si ci può aspettare rispetto per l’autodeterminazione sessuale delle donne:

(Link canzone in inglese)

Che tutti si alzino!

hey hey hey

se non riesci a sentire ciò che sto provando a dire

se non riesci a leggere dalla mia stessa pagina

forse diventerò sordo, forse diventerò cieco

forse sono fuori di testa.

ok, ora lui era vicino, provando ad addomesticarti

me sei un animale, tesoro è nella tua natura

lascia che io ti liberi

non hai bisogno di acquirenti

perché non ti ha creato l’uomo

ed è per questo che io mi prenderò una brava ragazza

 

so che lo vuoi  

sei una brava ragazza

non puoi permettere che quest’idea mi passi

sei lontana dalla plastica

parli degli effetti del tempo su di te

odio quelle linee sfocate

 

so che lo vuoi

ma sei una brava ragazza

il modo in cui mi afferri

potrebbe diventare pericoloso

va avanti, arriva da me.

perché fanno dei sogni se

poi indossi i loro jeans?

perché abbiamo bisogno di precipitarci se

tu sei la pollastrella più sexy di questo posto?

mi sento così fortunato, mi vuoi abbracciare

che belle rime, mi abbracci?

ti ho chiesto solo una cosa

permettimi di essere l’unico

al quale offri quel bel culo

da Malibu a Paribu

sì hai una grande macchina paparino

colpiscimi quando passi

ti darò qualcosa di grande abbastanza

da entrare bene nel tuo culo

sei figa anche quando vesti casual

voglio dire, è quasi insopportabile

poi tesoro non sei qui quando

sto con la mia puttana del momento

nulla come le tue gambe, ed io non sono abbastanza per te

ti bacerò il culo e spettinerò i capelli così

sono imprigionato mentre guardo, e ti saluto

ma tu non ti decidi a scegliere

non molte donne lo prendono

sono un ragazzo carino ma non confonderti per questo

agitati, vai giù, vai su.

le piace far male, far male.

tesoro riesci a respirarlo?

questo l’ho portato dalla Giamaica

ha sempre lavorato per me da Dakota al Decatur

non fingo più, perché ora ci sei dentro

questo è il nostro inizio

quello che ho sempre voluto

tu sei una brava ragazza

La donna viene vista come una sorta di animale da addomesticare e, forse non a caso, nel video vi sono alcune scene dove una ragazza viene presa dai capelli e “tirata”. Si esalta il mito della brava ragazza, definendo in modo dispregiativo le donne con le quali “passano il tempo” in attesa del “bel culo da riempire”.

Ovviamente il video sta collezionando innumerevoli click, la canzone è una hit in vetta alle classifiche, gli stadi si riempiono quando Robin Thicke va in tour e orde di ragazzine gridano a gran voce il suo nome. Nessuno mai si sognerebbe di segnalare il video come inappropriato. Alla fine sono semplicemente “belle donne”, secondo i canoni vigenti, trattate come degli oggetti: il web è pieno, ne siamo tutt* assuefatt*.

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A creare scandalo è invece una parodia che capovolge completamente i ruoli, ideata dai Mod Carousel, che nella descrizione del video dichiarano: 

It’s our opinion that most attempts to show female objectification in the media by swapping the genders serve more to ridicule the male body than to highlight the extent to which women get objectified and do everyone a disservice. We made this video specifically to show a spectrum of sexuality as well as present both women and men in a positive light, one where objectifying men is more than alright and where women can be strong and sexy without negative repercussions.

Infatti, il video viene ritenuto dalla comunità di youtube inappropriato per alcuni utenti e  per poterlo visionare è necessario dichiarare di essere maggiorenni:

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Quali saranno gli utenti che riterranno inappropriato il video? E soprattutto, riterranno altrettanto inappropriate le miriadi di video che non hanno bisogno della verifica di maggiore età dell’utente? Quelli a cui siamo abituat*, che ci propongono persone in tanga che ballano. Sì, proprio come in questo video. Con la differenza che sono donne. Donne e per questo accettabili. Ma accettabili da quale punto di vista? Quello della morale sessista, della morale eteronormativa? La morale machista e omofobica, che nega e ripudia la sensualità dei corpi maschili?

Perchè nel video originale quello che ci colpisce, oltre alla violenza del testo e alla subordinaizone della figura femminile rispetto a quella maschile, è la banalità, la tristezza del modello eteronormativo spacciato come l’unico possibile.
La donna docile e svampita, l’uomo macho che non deve chiedere mai. Ma sono veramente solo queste le uniche possibilità che abbiamo a disposizione? 

La parodia in modo ironico, sexy e divertente rovescia e mescola le carte in tavola, desideri e corpi vivi e insubordinati ci mostrano un infinito ventaglio di possibilità al di là dell’eteronorma. 
Perché dovrebbe essere solo la donna docile e l’uomo virile quando ci sono infiniti modi di essere fevolose/i?

Ma i Mod Carousel non sono i soli ad aver sentito il bisogno di rispondere in maniera creativa al video e alla canzone di Robin Thicke. Esiste una terza versione, probabilmente la migliore.

Anche in questo caso video e testo vengono stravolti e sconvolti in maniera ironica e provocatoria questa volta per ribadire il concetto del “consent is sexy”. Il titolo del nuovo testo è “Ask First!”ed è stato scritto da J. Mary Burnet & Kaleigh Trace, che con queste parole spiegano perchè hanno avvertito il bisogno di prendere quella canzone e quel video e di sovvertirli:

Art is powerful and we are in awe of rad artists who write political rhymes. Writing this song and making the video is one of the ways we’re doing our best to promote enthusiastic consent and sex positivity in a shitty, heteronormative, patriarchal culture that objectifies women, normalizes rape, and blames survivors for their assault because they had “blurred lines” or because something they said, did, or were wearing made their perpetrator “know they wanted it.”

We don’t want to have to listen to Robin Thicke tell us he knows we want it over such a damn catchy beat. We wanna dance to music that’s sexy and radical.

Il video di Robin Thicke oggettiva le donne, i loro corpi, i loro desideri, normalizza la cultura dello stupro. In “Ask First” ragazze e ragazzi giocano con una sessualità libera, non normalizzata e consapevole. Perchè non c’è niente di più sexy della consensualità.

Il video originale appare sempre più grigio e banale difronte a questi modi plurali, fantasiosi e allegri di rappresentare la sessualità.

 

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