Camille Claudel: un ritratto “oltre Rodin”

A Parigi, nell’Ile St Louis al numero 17 di quai Bourbon c’è una lapide in pietra bianca a ricordare Camille Claudel.

 La lapide di Camille Claudel

La lapide commemorativa (foto di G. Bonomo)

Proprio qui, nel suo atelier, si trova Camille, il 10 Marzo 1913, quando a viva forza è portata nell’Ospedale psichiatrico di Ville-Evrard.

(…) Lunedì scorso 2 forsennati sono entrati in casa mia, in quai Bourbon, mi hanno presa per le braccia e mi hanno lanciata dalla finestra del mio appartamento in una automobile che mi ha condotta in un manicomio. (…)”.

(pag. 172, Camille Claudel, Corrispondenza)

Camille_Claudel

Camille Claudel all’età di 19 anni

Quel giorno la famiglia Claudel si liberava finalmente e definitivamente del peso della “pazza” Camille, che rimarrà interdetta per trentanni, fino alla morte, prima nel manicomio di Ville-Evrard e poi di Montdevergues.

La follia di Camille risiedeva nel suo stile di vita anticonformista e controcorrente, per la società perbenista e borghese dell’epoca.

Camille, infatti, fin dall’infanzia manifesta un’attitudine per la cultura e l’arte, un’anomalia rispetto al destino di moglie e madre che spettava alle giovani di buona famiglia dell’epoca (un modello, invece, perfettamente seguito dalla sorella: madre e moglie esemplare). Tra tante difficoltà Camille riesce ad entrare nell’Atelier di Alfred Boucher dell’Accademia Colarossi, ed è proprio durante un soggiorno del Maestro che Camille incontra Rodin.

Camille ha 19 anni e Rodin 41, nonostante la distanza anagrafica, inizia tra i due un sodalizio artistico e amoroso. Camille diviene infatti modella, allieva e musa ispiratrice di Rodin.

 Emerge chiaramente quanto Camille fosse uno spirito libero e “fuori epoca” in una lettera indirizzata a Rodin nel luglio 1891 scrive:

“ Dormo completamente nuda per illudermi che lei è con me ma quando mi sveglio non è più la stessa cosa.

 (pag 54 op.cit.)

 Rodin_ritratto di Camille Claudel

Rodin: Ritratto di Camille Claudel

Un binomio quello di “artista” e “amante” che tratteggia il profilo di una donna che, sebbene ai nostri occhi appare di certo interessantissima e appassionante, si rivela una trappola “liberticida” per Camille.

Camille, esiliata per trentanni, derubata della sua ispirazione e della sua arte, muore abbandonata nell’indifferenza più assoluta.

Oltre che dalle sue opere di un’eleganza e bellezza immortale: un vero e proprio testamento artistico, un ritratto interessante e inedito dell’artista emerge anche dalle lettere scritte prima e soprattutto dopo il ricovero in manicomio, del quale Camille parlerà sempre in termini di “prigionia perpetua” “esilio” “schiavitù”.

 In una lettera alla madre Madame Claudel, il 2 Febbraio 1927, durante l’esilio a Ville-Evrard , scrive:

È curioso che voi disponiate di me come vi pare senza chiedere il mio parere senza sapere cosa accade non siete mai venuti qui e sapete meglio di me cosa mi serve. (…) Sei ben crudele a rifiutarmi un asilo a Villeneuve. Non farei scandali come tu credi. Sarei troppo felice di riprendere la vita normale per fare qualunque cosa. Non oserei nemmeno muovermi tanto ho sofferto. (…) Non farei assolutamente niente di riprovevole, ho troppo sofferto per poter mai riprendermi. Quanto a me, sono così disperata di continuare a vivere qui che non sono più una creatura umana. Non posso più sopportare le grida di tutte queste creature, mi fa venire la nausea. Dio, come vorrei essere a Villeneuve! Non ho fatto tutto quello che ho fatto per finire la mia vita come un numero in una casa di cura ho meritato qualcosa di diverso, non se ne dispiaccia Berthelot.

(pag.194, op.cit.)

Camille_Claudel nel Suo Atelier

Camille Claudel mentre scolpisce “Sakoutala”, con Jessie Lipscomb , 1887

 Camille è un’artista consapevole della propria arte e del proprio talento come lei stessa scrive al Dottor Truelle, nel 25 Ottobre 1913

(…) Le dirò quel che conteneva il mio atelier su cui Rodin e i suoi amici hanno messo le mani. (…) [segue elenco degli album, sculture, disegni,utensili etc.] Inoltre tutte queste opere derivano da un’arte assolutamente nuova che io ho scoperto, un’arte che non si era mai vista sulla terra e che ha un valore inestimabile. E’ il risultato del lavoro di tutta la mia vita dall’età di 14 anni fino a ora. (…)

(pag. 183 op.cit.)

 In un’altra lettera, al dottor Michaux, del 25 giugno 1917 o 1918, invece scopriamo i motivi della “follia” di Camille:

 Signor dottore,

forse non ricorda più la sua antica cliente e vicina. M.lle Claudel, che fu rapita da casa il 3 marzo 1913 e portata a forza nei manicomi da cui forse non uscirà mai. Sono cinque anni, tra poco sei, che subisco questo tremendo martirio. Dapprima venni portata nel manicomio di Ville-Evrard poi, da lì, in quello di Montdevergues presso Montflavet (Vaucluse). Inutile descriverle le mie sofferenze. Ho scritto recentemente a Monsieur Adam, avvocato, a cui lei mi aveva raccomandato, e che un tempo mi aveva difeso con tanto successo, pregandolo di volersi occupare ancora di me. Ma in questa circostanza anche i suoi buoni consigli mi sarebbero necessari perché lei è uomo di grande esperienza e come medico è perfettamente a conoscenza del problema. La prego dunque di parlare del mio caso con Monsieur Adam e di riflettere su cosa potreste fare per me. Da parte della mia famiglia non c’è niente da fare; subendo l’influenza di persone malvagie, mia madre, mio fratello e mia sorella ascoltano solo le calunnie di cui mi hanno coperto.
Mi si rimprovera (crimine spaventoso) di aver vissuto da sola, di passare la mia vita con dei gatti, di avere manie di persecuzione! È a causa di queste accuse che sono incarcerata da 5 anni e mezzo come una criminale, privata della libertà, privata del cibo, del fuoco e delle comodità più elementari. Ho spiegato a Monsieur Adam in una lunga lettera gli altri motivi che hanno contribuito alla mia incarcerazione, la prego di leggerla attentamente per rendersi conto degli annessi e connessi di questa faccenda.
Forse lei potrebbe, come medico, usare la sua influenza a mio favore. In ogni caso, se non vogliono rendermi subito la libertà, preferirei esser trasferita alla Salpêtrière o a Sainte-Anne o in un ospedale normale dove lei possa venire a visitarmi e a rendersi conto del mio stato di salute. Qui pagano per me 150 franchi al giorno e bisogna vedere come mi trattano, i miei parenti non si occupano di me e rispondono alle mie lamentele con il mutismo più assoluto, così si fa di me quel che si vuole. È terribile essere abbandonata in questo mondo, non posso resistere al dolore che mi opprime.
Camille Claudel

 Alla lettera di un amico gallerista Eugène Blòt, il 24 maggio del 1935, Camille risponde:

Un romanzo, anche epico, l’Iliade e l’Odissea. Ci vorrebbe proprio Omero per raccontarlo, io non lo farei oggi e non voglio rattristarla. Sono caduta nell’abisso. Vivo in un mondo così strano, così estraneo. Del sogno che fu la mia vita, questo è l’’incubo.”

 Camille Claudel, un’artista e una donna che vale la pena scoprire e riabilitare“oltre Rodin”, non come una sua epigone o amante.

Nel Museo Rodin a Parigi, vi è una sala a lei dedicata. E oggi l’arte e la vita di Camille sono fonte di ispirazione per film, mostre e libri.

Camille Claudel  - Tutt'Art@ (9)

Camille Claudel “esiliata” a Montdevergues nel 1929

 

Di seguito propongo per intero altre lettere di Camille dall’ “esilio”

 

Mio caro Charles,
mi avevi promesso una visita: non si direbbe. Sono passati mesi e tu non sei venuto.
Eppure hai buon cuore proprio come tua madre. Forse anche tu sei malato: scrivimi presto e dammi notizie di tutti voi.
Ho sempre il ritratto di tua madre, la mia buona madrina; non me ne separo mai; penso sempre a lei; vi vedo sempre intorno alla grande tavola di Chacrise. Come si stava bene a quei tempi. Non torneranno mai più. Scrivimi presto. Dimmi qualcosa! Mandami il tuo ritratto o ancor meglio vieni.
Non v’è niente che equivalga la conversazione.
Tanti saluti a tutta la famiglia.
Camille Claudel
a Charles Thierry,
27 agosto 1913

Mia cara Henriette,
è da molto lontano che le scrivo! Non più dal mio grazioso, piccolo atelier del quai Bourbon!
Dal giorno in cui sono stata rapita da casa mia attraverso la finestra, ho cercato spesso di comunicare con lei! Non c’è stato modo, mi sorvegliano giorno e notte come una criminale. Non so se questa lettera le arriverà!
Sono stata internata prima a Ville-Evrard, poi con il pretesto della guerra ci hanno trasportato qui a Montdevergues vicino ad Avignone (Vaucluse). Inutile raccontarle quel che ho sofferto dopo esser stata strappata dal mio atelier per essere rinchiusa in queste terribili case di cura!
All’inizio Charles Thierry ha cercato di tirarmi fuori di qui, ma poi non ho più avuto sue notizie!
Cara Henriette! Se volesse scrivermi e darmi notizie sue e dei suoi figli, mi farebbe molto piacere! Non parli con nessuno della mia lettera perché mi procurerebbe dei problemi.
Camille Claudel
a Henriette Thierry, 1915

Mia cara cugina,
malgrado le varie disavventure che ci hanno separate non dimentico che giovedì prossimo è santa Maria Maddalena e voglio farle gli auguri come se le fossi ancora vicina.
Sfortunatamente non vengo a porgerle i miei auguri con un fiore, ma con le lacrime agli occhi. Le lacrime dell’esilio, le lacrime che ho versato goccia a goccia da quando sono stata strappata al mio caro atelier. Lei che conosce il mio attaccamento alla mia arte può immaginare quanto abbia dovuto soffrire nell’’esser di colpo separata dal mio caro lavoro, lei che mi conosce così bene malgrado le mie stupidaggini e le mie incoerenze!
Camille Claudel
a Marie-Madeleine,
luglio 1915

 LA VALSE DI CAMILLE 1889

 Il compositore Claude Debussy, con il quale Camille ebbe una breve relazione, conservò  “La Valse” di Camille Claudel sul proprio pianoforte per tutta la vita

Quello che vi ho propoposto è un ritratto di Camille Claudel attraverso la selezione di alcune delle sue lettere, raccolte nel volume “Corrispondenza” edito da Abscondita, generosamente regalatomi dal mio amico Edoardo Pelligra. 

 

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