Io, Olympe e l’inganno della Storia.

Dove sono le donne nella Storia? La loro presenza è un evento eccezionale. Mi vengono in mente, disordinatamente, pochi nomi: Elisabetta I “La grande”, Cleopatra e l’imperatrice Sissi (quest’ultima per merito di film e cartoni). La Storia, quella ufficiale che si deve insegnare e imparare, nonostante il genere femminile del nome, ha preservato la memoria e difeso dall’oblio del dimenticatoio solo i suoi figlioletti maschi. Si parla solo di uomini e solo loro hanno fatto la Storia ufficiale, quella che va ricordata e tramandata. Neanche per un attimo si potrebbe avere il dubbio che si parli di maschi, perché solo loro c’erano, perché le donne non c’erano. La Storia (ufficiale) le ha inghiottite, consegnandoci una versione mozza del passato. Chi erano, cosa facevano le mie antenate? Di loro non c’è traccia, o quasi. Bel problema storiografico, col quale si sono misurate le prime storiche femministe.

Una cosa, per esempio, più di tutte mi ha allarmata (e offesa) nella mia condizione di giovane donna e studentessa (appassionata) di Legge e Diritti. La vicenda di Olympe De Gouges. Ho studiato la famosa Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino alle Elementari, alle Medie, alle Superiori e anche all’Università. Quindi quattro volte, tralasciando tutte le occasioni in cui mi sono misurata, in altri contesti che non fossero Scuola e poi Università, con questi fatti storici. Eppure ho dovuto aspettare quell’impostorica di Emma Baeri, storica e femminista, che mi aprisse gli occhi su quest’antenata dimenticata, che è morta sulla ghigliottina perché aveva scritto la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina. Oltre il danno, la beffa ! Non essere neanche citata, per sbaglio, tra le righe di una nota a piè di pagina tra le mille (spesso inutili)che costellano i libri. Diamine, mi sono sentita ferita! Possibile che in tutti i libri letti, le lezioni ascoltate nessuno ne avesse mai parlato? Mi sono sentita ingannata, offesa nella mia intelligenza. Chi pensa di potermi raccontare solo ciò che gli fa comodo? Di plasmare le mie conoscenze e bloccare il flusso delle mie idee e dei miei pensieri a proprio piacimento? Mi sono sentita vittima di un complotto universale. E vi dirò più dettagliatamente perché la mia rabbia è grande, e l’inganno doppio perché quando studiavo a scuola la Dichiarazione di regime, quella dell’Uomo, si parlava di “suffragio universale” e non di “suffragio universale maschile“. Per quest’omissione furbesca, io mi sono sentita parte in causa, esultavo per quella Dichiarazione, come se fosse una vittoria anche mia, mi sentivo inclusa in quella conquista perché mi sentivo parte di quella parola “Uomo”, perché mi avevano abituata (e me n’ero convinta) che dentro la parola “Uomo” ci stesse anche la parola “Donna”. E quindi pensavo che quelle conquiste riguardassero anche le mie antenate, e me. Ma che ingenua! Nella polis noi donne non ci siamo entrate allora (cittadino non era e non è un nome neutro per cittadino uomo e cittadina donna), Cittadino era ed è cittadino uomo e basta. Perché, con la Famosa Dichiarazione, nessuna donna diventa cittadina. Ad esempio: non avrà diritto di voto, diritto riconosciuto solo ai maschi.

Ed è questo l’equivoco, anzi l’imbroglio: di indurci a sentirci cittadine nella polis, di farci credere di esserci. In realtà questa (non)presenza invisibile e neutrale era chiara nelle parole: cittadino, uomo. Olympe ci ha insegnato a reclamare la nostra presenza con nome e cognome, a rivendicare il nostro essere cittadine, con tutte le differenze.

Olympe è morta ammazzata in Place de La Concorde, le hanno mozzato la testa con la ghigliottina, come d’uso all’epoca. Sulle guide di Parigi però si parla solo della decapitazione di Maria Antonietta. Senza fare torto a nessuna delle due, quando vi trovate lì pensate a entrambe, ma più intensamente a Olympe de Gouges.

Elena Caruso
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4 comments

  1. Leggere questo articolo mi ha emozionata tantissimo…quasi mi mettevo a piangere. Olympe è la mia eroina da quando, qualche anno fa, per “vie traverse”, ho saputo chi era e cosa ha fatto. Ammetto che già allora, nella mia ingenuità, ero rimasta molto sorpresa dal fatto che di lei non si parlasse mai, da nessuna parte, nonostante l’importante contributo che aveva dato nel “correggere” la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e nel dare all’eguaglianza quell’importanza che tanto era stata sbandierata negli anni precedenti il 1789.
    Pochi mesi fa ho finito di studiare la Rivoluzione francese a scuola (per la seconda volta) e ripensandoci ora non posso non dire che di quella rivoluzione, che ho sempre profondamente amato, elogiato e difeso, ci mostrano solo il lato positivo. Ci insegnano che è un avvenimento importante perchè porta a una forte presa di coscienza che si diffonde in tutta Europa e che dà vita alla democrazia moderna. Nessuno ci dice che quella del 1789 fu una rivoluzione a metà, voluta anche dalle donne, attuata anche dalle donne, ma concessa solo agli uomini. Nessuno ci dice che la Dichiarazione non era così perfetta come si voleva (e si vuole) far credere. Nessuno ci dice che delle donne si erano accorte di essere state escluse e avevano tentato in tutti i modi di cambiare la situazione. Nessuno ci dice che sono state ammazzate per questo. Nessuno ci dice che esiste un documento intitolato Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina e che la sua autrice è morta per averlo scritto. Pochi probabilmente lo sanno.
    E chissà quanti si accorgono che gli illuministi, amanti della ragione e dispregiatori dei pregiudizi, quando dicevano ‘gli uomini sono tutti uguali’, proprio questo intendevano. Gli uomini. Non le donne. Perchè dietro queste parole si trova proprio questo significato: i diritti vanno a chi è dotato di intelligenza, a chi è in grado di intendere e di volere. Di conseguenza non alle donne che, proprio per il fatto di essere donne, non sono né esseri in grado di intendere e di volere né persone né tanto meno esseri umani. L’enciclopedia parla chiaro. Siamo femmine dell’uomo e, pertanto, tutta la questione dei diritti non ci riguarda.

    P.S. Pensare all’Illuminismo e al motto “Libertà, Uguaglianza, Fraternità” in questi termini non è certo pratica diffusa, ma penso che non sarebbe male consderare la cosa anche da questo punto di vista.

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