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Il Cinema per le donne. Tutine aderenti e principi azzurri.

Parlando di sessismo audiovisivo, l’ambito televisivo/pubblicitario è quello che balza prima alla mente, primatista di mercificazione di corpi svuotati e sviliti.
Siamo già meno abituate a riconoscere gli stessi sintomi in narrazioni altrettanto mediatiche, ma che possiedono in sé, nella potenza delle immagini, una verosimiglianza ingannevole.
Il cinema non è mai stato un posto per donne.
Nelle sale buie a pomiciare con i fidanzatini, forse solo lì sono sempre state ottime ospiti paganti.
Se però parliamo di rappresentazioni, nel cinema le donne sono bianche, magre, eterosessuali, per sempre giovani. Immagine simile dunque a quella pubblicitaria, dettata dallo stesso mercato.
Così le attrici sovrappeso devono convincerci di essere estremamente divertenti per essere prese sul serio, quelle non caucasiche schiarirsi la pelle per vincere il razzismo. Paradossi del mondo del cinema.
I ruoli femminili scarseggiano, quelli da protagonista diminuiscono costantemente.
Nel 2010 solo il 16% dei film distribuiti aveva donne come protagoniste, ma i numeri continuano a scendere. Se le donne non sono protagoniste sullo schermo è perché non lo sono nemmeno dietro alla macchina da presa: dal 1960 sono state solo 4 le registe candidate all’Oscar, solo una, Kathryn Bigelow l’ha conquistato nel 2009. Con un film tutto al maschile.
Gli Academy Awards non sono di certo la chiave di lettura del talento del cinema, ma sono sicuramente l’espressione del potere economico e produttivo e questo, come in qualsiasi altra industria, rema contro lo sguardo femminile. Sarà perché l’Academy è composta da votanti anziani, maschi e bianchi?
Nel rispetto della divulgazione degli stereotipi, le donne trovano spazio in uno dei generi più sfruttati dal mercato, i Chick-Flick, termine denigratorio per definire i film destinati al pubblico femminile.
Commedie rosa, romanticismo spicciolo, stronze in carriera che hanno rinunciato all’amore, eterne bambine alla ricerca del principe azzurro, goffe ( ma sempre bellissime ) ragazze alle prime armi con la vita che fanno capitolare tra le lenzuola il loro peggior nemico.
I Chick-Flick guadagnano al botteghino ed effettivamente piacciono al pubblico femminile, ma è possibile che questa sia l’unica rappresentazione narrativa concessa per il femminile?

Quando lo spettatore medio è uomo, la donna è un corpo sensuale, anche se fa parte di un gruppo di uomini non ne è mai pari nella rappresentazione – un esempio recente: una delle immagini promozionali del blockbuster The Avengers in cui Scarlett Johansson è l’unica in posa di spalle, così da mostrare il sedere nella tutina aderente.
Quando la spettatrice è donna, è relegata in un pigiama party color pastello in cui i personaggi parlano solo di amore, matrimonio e bebè.

L’evoluzione ( o involuzione ) della narrazione spoglia di qualsiasi contenuto autentico le rappresentazioni femminili e le attrici, le donne reali, devono rispondere ferreamente ai canoni .
Non c’è gravidanza o stravizio che tenga, i giornali sono pronti a sparare a zero per qualche chilo di troppo.

A Roman Polanski invece, che nel 1977 ha drogato e violentato una tredicenne, l’Academy ha consegnato l’Oscar. Sarà che dichiarare “everyone want to fuck young girls” avrà messo d’accordo tutti i giudici caucasici, anziani e maschi della giuria.

Per chi fa cinema, lo scrive, lo gira, lo interpreta, lo sforzo richiesto è quello di rompere una barriera lavorativa prima, espressiva poi e rappresentativa per tutto il percorso.
Per chi il cinema però lo osserva da spettatrice, arriva il momento di pretendere qualcosa di più, se è il pubblico che gestisce il mercato creativo, è possibile assistere ai film in sala con lo stesso sguardo critico con cui giudichiamo la pubblicità.

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16 pensieri su “Il Cinema per le donne. Tutine aderenti e principi azzurri.”

  1. mi spiace non sono d’accordo su molti punti. Il cinema offre personaggi maschili e femminili, credibili, variegati e coerenti con la vicenda narrata, negativi, positivi, drammatici, comici. Scarlett Johansson è una brava attrice oltre che bella (ma i maschi sexy al cinema non mancano) e le tutine aderenti o che mettono in evidenza il fisico scolpito sono tipiche dei supereroi e al di là del manifesto, nel film scarlett è forte e tosta come i suoi compagni. Ma poi cosa importa se sono belli, brutti, grassi, magri? l’importante è che un attore sia adatto alla parte, a me solo questo importa non del gossip dei giornali
    Kathryn Bigelow è una donna che ha fatto film notevoli, veri e propri capolavori in generi considerati tradizionalmente “maschili” come action e film di guerra, è da ammirare. The hurt locker è un film che va valutato artisticamente (e a quanto ne so è uno dei migliori film sui reduci del recente conflitto in Iraq mai girati fino ad ora) e non in base a quanti uomini e donne ci sono nel cast
    Sono un cinefilo onnivoro, guardo di tutto dagli horror alle commedie romantiche ai film d’autore, e non capisco perchè denigrarle a priori come “maschiliste”?: l’amore, il sesso,la stronzaggine femminile e maschile, il matrimonio, i figli fanno parte della vita, perchè non raccontarli anche in chiave comica? Vi assicuro che io di commedie adolescenziali ne guardo parecchie, certo alcune sono dichiaratamente volgarotte ma degli stereotipi di cui parlate io ne vedo pochi a meno che non pensiate che innamorarsi, anche se si è “in carriera”, sposarsi e fare figli siano “stereotipi” o cose che non succedono mai o che non possano essere raccontate in una commedia. Che il regista sia donna o uomo, non m’importa m’importa che racconti ciò che vuole raccontare in maniera efficace e coerente col registro scelto
    Una cosa su Polanski: una cosa è l’uomo, un’altra è l’artista, l’uomo può fare schifo, i suoi film no. L’Oscar gliel’hanno dato per Il Pianista non certo per lo stupro. Anch’io trovo esagerata e sbagliata la solidarietà di cui ha goduto per il suo arresto, ma ripeto questo non inficia la qualità dei suoi film.
    Si può essere disgustosi esseri umani e grandi artisti, una cosa non esclude l’altra nè la implica.
    Secondo me questo articolo liquida in maniera superficiale cose complesse

    1. tra l’altro: amore, sesso, matrimonio, figli oltre a essere elementi importantissimi nella vita delle persone sono in pratica una fonte inesauribile di storie dalle più comiche alle più tragiche passando per tutte le commistioni possibili e immaginabili ed è impensabile che il cinema e la narrativa in generale che si nutre di storie, non se ne occupi

    2. “è possibile assistere ai film in sala con lo stesso sguardo critico con cui giudichiamo la pubblicità.”

      peccato che il cinema NON è pubblicità, segue altre logiche, ha altre finalità, altre ambizioni ed è un mondo infinitamente più complesso e variegato anche nel suo ambito più “pop” quindi a mio avviso necessita di uno sguardo diverso

  2. per quanto mi riguarda ciò che chiedo a chi fa cinema è di fare bei film cioè che raccontino in maniera efficace storie appassionanti, emozionanti, ben costruite e interpretate in maniera convincente e coerenti col registro scelto e le ambizioni dell’autore

    1. ultima cosa poi giuro la smetto: il cinema e la narrativa in genere possono anche riprendere , rielaborare o reinterpretare personaggi e situazioni “classiche” e costruire bellissime opere. Insomma cinema e serie tv (comprese quelle più “pop”) sopratutto oggi sono opere complesse

      1. alla fine quello che mi aspetto da un film è che mantenga ciò che promette e sia all’altezza delle ambizioni dei suoi realizzatori

  3. Sono d’accordo con Paolo1984, anche secondo me è un po’ riduttivo affermare che non ci sono grandi protagoniste femminili che rappresentino un’idea di donna diversa dagli stereotipi.
    Il mio esempio preferito è Ellen Ripley, la protagonista della saga di Alien interpretata da Sigourney Weaver (ne parla Loredana Lipperini qui: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/12/15/). Vero, in tempi di gender backlash e di modelli cinematografici per ragazzine ridotti a Caro di Amore 14, Bloom delle Winx e Bella di Twilight, il panorama sembra deludente, ma non c’è solo questo, anche se questo è ciò che si nota maggiormente.

    Quanto a Vedova Nera, scollatura e vestito corto a parte – le necessarie concessioni all’immagine, purtroppo temo siano inevitabili in un mondo idealizzato come il cinema – secondo me lei è tosta, eccome.

    1. Certo che è idealizzato a maggior ragione dato che parliamo di un film hollywoodiano di super-eroi (che però non vuol dire avere personaggi non credibili) ma non ha senso parlare di maschilismo o sessismo, poi se ne importa di scollatura e vestito corto che a me peraltro non pare nulla di audace (non ci sono “donne reali” che vestono così?)..era vestita come la trama (e il fumetto a cui si ispira) e la scena girata richiedeva che fosse vestita, non era una cosa gratuita e immotivata. Forse nel manifesto potevano metterla in una posizione diversa ma piaccia o meno, gli abiti
      aderenti e che esaltano il fisico sono diffusi con poche eccezioni, tra i super-eroi, da superman a
      Spiderman a Batman anche perchè permettono di muoversi agilmente (dubito che una Vedova Nera in burka sarebbe riuscita a liberarsi e a fare tutte quelle mosse). E ripeto, sì Scarlett come molte star di hollywood maschili e femminili è molto attraente, anch’io la trovo attraente così come molte mie coetanee trovano attraente il Thor di Chris Hernsworth o Robert Downey/Iron Man..e allora? Hollywood è anche questo ma non soltanto. L’importante è che sia giusta fisicamente e non solo, per i ruoli che interpreta e la sua Vedova Nera credo sia uj’ottima interpretazione. Gli attori lavorano (anche) con la loro facilità.
      Scusa ladymismagius, ovviamente non ce l’ho con te è solo che da cinefilo mi infervoro molto su queste cose

      1. “Gli attori lavorano (anche) con la loro fisicità” ecco.
        “che il fumetto, la letteratura e il cinema ci regalano” senza dimenticare le serie-tv

    2. l’articolo della Lipperini è interessante, ma alcuni commenti sotto fanno cascare le braccia: tutti a rimproverare la bellezza delle eroine (come se gli eroi maschi dei film d’azione fossero tutti dei cessi) o il fatto che si innamorino (come se anche i maschi non avessero sentimenti) come se in un action non ci possa essere spazio anche per del sentimento, e poi c’è uno che se la prende pure con beatrix!
      Voglio dirlo ad alta voce: viva Ripley, viva Beatrix Kiddo, viva la Maggie di Million Dollar Baby, viva Buffy, viva Trinity, viva la Vedova Nera e viva tutti i personaggi maschili e femminili, negativi o positivi, comici, drammatici, romantici o buffi, forti, fragili o tormentati guerrieri o no che il fumetto, la letteratura e il cinema ci regalano. L’importante è una narrazione appassionante e coerente con personaggi convincenti e ben delineati

      1. e sempre tra le super-eroine. viva Wonder Woman, la donna bionica e Sue Storm dei Fantastici Quattro..vabbè potrei continuare per ore ma mi fermo qua..però tornando al fumetto fatemi citare l’ indimenticabile Eva Kant

  4. Impossibile chiarire ogni punto, visto il numero dei commenti, ma vale la pena specificare alcune cose. Questo articolo non entra nel merito della consideraZione dell’arte cinematografica, ogni cinefilo sa che non vale la pena discutere dei gusti personali. Non c e niente di male a rilassarsi con un film da “chick”, ma se i produttori lo chiamano cosi, forse dobbiamo chiederci se non rientri nella solits logica di strumentalizzazione
    pubblicitaria. Vale la pena analizzare l uso del cinema come strumento di diffusione di modelli estetici, sociali e di relazione di genere di largo consumo televisivo/ pubblicitario. In quest ottica, importa se gli attori sono ” belli, brutti, grassi o magri”: che le attrici siano attraenti non implica una questione, ma che possano esserlo solo donne che rispondano al dogma dell etero-bianca-magra invece si. Il cinema dovrebbe essere intrattenento, arte , espressione e invece ecco solo banalita. Un’ultima cosa, ma ce ne sarebbero ancora: non scindiamo troppo facilmente tra uno stupro e un Oscar. Il personale è ancora politico.

    1. mi spiace ma non condivido una sola parola, un film anche “commerciale” è qualcosa di più della sua strategia pubblicitaria, le attrici (e gli attori) anche le più attraenti a Hollywood non sono tutte “bianche e magre”, il divismo afro-americano (tanto per fare un esempio ma ce ne sarebbero altri) è una cosa recente ma ben viva e ci sono innumerevoli esempi di film e serie-tv che affrontano i temi più disparati compresa l’omosessualità sotto varie ottiche. Il cinema non è affatto “solo banalità”, non lo è stato mai, considero irrecevibili molte tue osservazioni e mi spiace ma confermo punto per punto tutte le mie critiche
      E lo slogan “il personale è politico” non mi ha mai convinto fio in fondo: si può essere grandi artisti e persone orribili.

      1. insisto: tenendo conto che ogni cultura del mondo ha i suoi canoni estetici eccetera, ciò che importa è che attori e attrici, magri o no, comici o drammatici siano giusti/e e credibili per la parte.
        Faccio inoltre notare che molti afroamericani (a partire dall’attuale presidente) hanno un genitore o un parente bianco ed è per questo che alcuni hanno la pelle più chiara
        Ripeto: se c’è una realtà che specie negli ultimi anni è diventata e diventerà sempre più complessa e variegata è quella del cinema

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